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Ref Ricerche: l’economia italiana migliora, ma l’Iran interromperà il recupero

Ref Ricerche: l’economia italiana migliora, ma l’Iran interromperà il recupero

I dati di contabilità nazionale appena diffusi dall’Istat, oltre alle stime sul quarto trimestre del 2025 presentano anche i consuntivi dell’anno passato e la revisione dei dati del 2024. Secondo l’ultima pubblicazione della Congiuntura del centro Ref Ricerche la revisione delle statistiche non modifica la crescita del Pil, ma ne cambia drasticamente la composizione, con una correzione al ribasso della componente degli investimenti residenziali, il cui andamento adesso appare decisamente più realistico rispetto ai dati diffusi in precedenza, in quanto coerente con gli effetti del termine dei bonus edilizi a fine 2023.

I dati di consuntivo sono stati fonte di delusione per i saldi di finanza pubblica. La differenza rispetto alle stime del Governo è marginale, solo un decimo di Pil in termini di indebitamento. Tuttavia, è quanto basta per restare nella procedura per deficit eccessivo, il che impedirebbe l’utilizzo da quest’anno degli spazi fiscali concessi attraverso la National Escape Clause relativa all’aumento delle spese militari. I dati di contabilità offrono anche spunti di interesse per una lettura della fase di ripresa osservata a fine 2025: il Pil è aumentato nel quarto trimestre dello 0.3 per cento rispetto al terzo, ed anche i primi risultati delle indagini congiunturali effettuate in gennaio e febbraio sembrano confermare una fase più positiva per l’economia italiana.

Tuttavia questo inizio di 2026 positivo, anche grazie al contributo dei giochi olimpici invernali, di Milano Cortina, rischia di essere rovinato dalle ormai conclamate tensioni geopolitiche, che continuano a dominare lo scenario, e la recente escalation militare in Iran, con i primi rialzi delle quotazioni delle commodities energetiche, è destinata a interrompere bruscamente il recupero. Anche nel 2026 la congiuntura economica sarà penalizzata dai cambiamenti nel quadro geopolitico internazionale.

In generale, i nuovi dati di contabilità analizzati da Ref Ricerche non rivedono il profilo del Pil italiano degli ultimi anni. Le differenze fra le nuove e le vecchie serie sono appena percettibili, ed anche i consuntivi del 2025 sono in linea con le nostre stime di gennaio. Tuttavia, si osservano modifiche di rilievo se si guarda alla composizione della crescita dal punto di vista della domanda. Il cambiamento apportato ai dati del 2024 è sostanziale e riguarda soprattutto la componente degli investimenti nel comparto residenziale. Del resto su questo punto i dati confermano le perplessità che erano state sollevate da più parti, alla luce del fatto che a fine 2023 erano terminati gli incentivi dei superbonus edilizi.

Questo faceva prevedere una contrazione piuttosto ampia degli investimenti in abitazioni ad inizio 2024. Diversamente dalle attese, le prime stime della contabilità nazionale avevano invece segnalato una flessione molto contenuta degli investimenti residenziali, del tutto irrisoria se confrontata con la crescita degli anni precedenti. Con la pubblicazione delle nuove serie storiche l’Istat corregge questa sopravvalutazione apportando una modifica sostanziale al livello degli investimenti residenziali nel 2024, con effetti che si trascinano poi sulla stima dei livelli del 2025.

In particolare, il livello degli investimenti in abitazioni per il 2024, è stimato pari adesso a quasi 90 miliardi di euro a prezzi costanti, rispetto agli oltre 130 stimati nella precedente diffusione della contabilità nazionale annuale. In termini di tasso di crescita la revisione al ribasso è stata del 30 per cento, dal -7 per cento inizialmente stimato al -37 per cento attuale. Tale andamento evidenzia quindi una caduta clamorosa degli investimenti in abitazioni nel 2024, del resto risulta coerente con la fine degli incentivi, avvenuta a dicembre 2023, al netto di deroghe ed eccezioni. Secondo tale andamento, il livello degli investimenti in abitazioni si sarebbe quindi riportato, già nel 2024, al di sotto dei livelli del 2021, per poi subire una ulteriore contrazione nel 2025.

Tuttavia, anche la nuova rappresentazione dei dati offerta dai conti economici nazionali non è del tutto convincente. In particolare perché alla riduzione della stima degli investimenti residenziali non corrisponde secondo la contabilità una diminuzione di entità analoga del totale. degli investimenti in costruzioni. Questo perché l’Istat ha contemporaneamente rivisto molto al rialzo la stima degli
investimenti in costruzioni non residenziali: il tasso di crescita di tale componente nel 2024 è passato dal 16 per cento della stima precedente al +45 per cento attuale. Da un lato, tale maggior crescita potrebbe essere attribuita al contributo del Pnrr, ma la lettura del fenomeno è resa più difficile dal fatto che la dinamica degli investimenti pubblici non ha subito revisioni di rilievo.

In sintesi, la revisione operata dall’Istat, oltre che rivedere al ribasso la dinamica degli investimenti in costruzioni nel corso dell’anno, trasla una parte sostanziale degli investimenti inizialmente registrati come abitativi, alla componente non residenziale. Tale processo di ricomposizione era già avvenuto anche negli anni precedenti, ma con intensità molto più contenuta. Coerentemente con le revisioni osservata nelle componenti di domanda, anche l’andamento del valore aggiunto del settore delle costruzioni nel 2024 è stato rivisto al ribasso, di 5.4 punti percentuali (da +1.1 a -4.3 per cento).

La revisione è in linea con l’andamento degli investimenti in costruzioni nel complesso. A nostro avviso la revisione limitata del livello complessivo degli investimenti in costruzione potrebbe riflettere ancora una sovrastima dei livelli del valore aggiunto della filiera delle costruzioni nel 2024. Questo potrebbe derivare anche dal fatto che le statistiche sulle ore lavorate nell’edilizia risentirebbero di forme di emersione di lavoro nero, proprio perché le attività di rendicontazione legate al Pnrr porterebbero a ridurre il tasso di lavoro irregolare nel comparto dell’edilizia. L’emersione degli occupati a sua volta condizionerebbe le statistiche sul valore aggiunto e sugli investimenti in costruzioni.

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