La morte di Ali Khameneiha scatenato una reazione immediata e drammatica in tutto il Medio Oriente. In Iran, i media di Stato hanno mostrato immagini di centinaia di migliaia di persone a lutto nelle strade di Teheran e in piazza Khomeini a Isfahan, mentre altre manifestazioni popolari hanno trasformato alcune città in veri e propri centri di celebrazione per la caduta della Guida Suprema, con cori di “libertà”, fuochi d’artificio e clacson nelle strade. Anche l’ex presidente iraniano Ahmadinejad, secondo i media, sarebbe morto nel raid, così come numerosi membri del vertice militare iraniano. Notizia smentita dall’ufficio dell’ex presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad. Contestualmente, i Pasdaran (Guardiani della Rivoluzione) hanno promesso vendetta “severa e decisiva” contro Stati Uniti e Israele, annunciando un’“offensiva più feroce della storia” che avrebbe preso di mira 27 basi americane nella regione e obiettivi israeliani, tra cui il quartier generale dell’esercito e complessi industriali di difesa.
Reazioni alla morte di Khamenei, Teheran: “Oltrepassata la linea rossa”
Tra le vittime degli attacchi Usa-Israele figurano, oltre a Khamenei, il ministro della Difesa Aziz Nasirzadeh, il capo di Stato maggiore Sayyid Abdolrahim Mousavi, il comandante dei Pasdaran Mohammad Pakpour, il capo del Consiglio di Difesa Ali Shamkhani, oltre alla figlia e al nipote di Khamenei. Il bilancio complessivo include almeno 201 morti e 747 feriti, con 148 vittime tra le studentesse di una scuola primaria femminile a Minab. Teheran a Trump e Netanyahu: “Avete oltrepassato la linea rossa”. Dura anche la reazione di Hamas: “Uccisione Khamenei crimine abominevole”. In una nota: “Noi di Hamas piangiamo la scomparsa dell’ayatollah Ali Khamenei. Gli Stati Uniti e il governo di occupazione fascista (Israele, ndr) sono pienamente responsabili di questa flagrante aggressione e di questo odioso crimine contro la sovranità della Repubblica islamica dell’Iran, nonché delle sue gravi ripercussioni sulla sicurezza e la stabilità della regione”.
Il capo del Consiglio supremo di Sicurezza nazionale iraniana, Ali Larijani, ha minacciato: “Hanno bruciato il nostro cuore. Bruceremo i loro”, mentre il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Qalibaf ha assicurato che l’Iran infliggerà “colpi così devastanti da costringere gli aggressori a implorare pietà”. Le autorità iraniane hanno inoltre decretato 40 giorni di lutto e sette giorni di festa, sottolineando che “la strada e la missione di Khamenei saranno portate avanti con vigore e zelo”.
Khamenei morto: le reazioni in tutto il mondo
Anche la comunità internazionale ha reagito con tensione. Donald Trump ha ribadito che gli Stati Uniti continueranno a difendere i propri cittadini e alleati e ha lasciato intendere che esistono “buoni candidati” pronti a guidare l’Iran, mentre il Congresso americano resta diviso sull’attacco, con democratici contrari a un’azione senza approvazione parlamentare e repubblicani a sostegno, definendola “giustificata”. Sulla stessa linea del presidente Usa, il premier israeliano: “Con la sua morte fatta giustizia”,
Invece Russia e Cina condannano l’attacco: il presidente russo Vladimir Putin ha parlato di “assassinio”, denunciando una “cinica violazione delle norme della moralità umana e del diritto internazionale”. Sulla stessa linea il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, che ha definito “inaccettabili” eventuali attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran nel pieno dei negoziati diplomatici.
Forte preoccupazione anche in Europa. L’Alta rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri, Kaja Kallas, ha definito la morte del leader iraniano “un momento decisivo nella storia dell’Iran”, sottolineando come il futuro resti incerto ma possa aprire la strada a un Paese “che il suo popolo potrebbe plasmare con maggiore libertà”. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha invitato alla prudenza: “È un passaggio che comporta un rischio reale di instabilità, con il pericolo di trascinare l’intera regione in una spirale di violenza”. Il presidente francese Emmanuel Macron ha convocato alle 19 una nuova riunione del Consiglio di difesa e sicurezza nazionale.
Un appello è arrivato anche dal Papa Leone XIV: “Fermare la spirale di violenza, prima che diventi una voragine irreparabile”.
L’Iraq ha proclamato tre giorni di lutto nazionale. Il portavoce del governo, Bassem al-Awadi, ha espresso “profondo dolore” e le condoglianze al popolo iraniano e al mondo musulmano, definendo l’uccisione della Guida Suprema “un palese atto di aggressione”.
È intervenuto anche Anwar Gargash, consigliere del presidente degli Emirati Arabi Uniti, rivolgendosi direttamente a Teheran: “La vostra guerra non è contro i vostri vicini”. Gargash ha avvertito che gli attacchi iraniani nel Golfo stanno isolando ulteriormente la Repubblica islamica e ha invitato l’Iran a “tornare alla ragione” e a gestire i rapporti regionali con responsabilità, prima che “il cerchio dell’isolamento e dell’escalation si allarghi”.
Cosa sta succedendo in Medio Oriente
La risposta dell’Iran è stata immediata e su più fronti: missili e droni hanno preso di mira basi statunitensi in Bahrein, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Kuwait. Colpiti anche obiettivi civili simbolici, tra cui l’aeroporto di Dubai e hotel di lusso come il Burj Al Arab e il Fairmont The Palm, con un bilancio di feriti e ingenti danni materiali.
Le sirene antiaeree sono risuonate a Gerusalemme e Tel Aviv, mentre esplosioni sono state segnalate nei pressi dell’aeroporto di Erbil, nel Kurdistan iracheno. Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti hanno dichiarato di aver intercettato parte dei missili iraniani, riservandosi il diritto di reagire.
Tensione anche in Pakistan, dove manifestanti hanno assaltato il consolato degli Stati Uniti a Karachi: si registrano vittime. Nuove esplosioni sono state segnalate a Dubai, Abu Dhabi, Doha e Manama. “Un missile è caduto vicino alla nostra ambasciata ad Abu Dhabi”, ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani; la Farnesina ha attivato una task force per assistere i cittadini italiani presenti nell’area del Golfo.
Il conflitto ha creato anche caos civile: aeroporti del Golfo sono stati colpiti, tra cui quello di Dubai, causando migliaia di cancellazioni di voli (oltre 1800). Anche italiani e studenti stranieri sono rimasti bloccati nelle città colpite, con le autorità nazionali impegnate in operazioni di sicurezza e rimpatrio.
Chiuso lo Stretto di Hormuz: allarme per il petrolio
La chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dei Pasdaran ha ulteriormente acceso tensioni sui mercati energetici globali. Questo passaggio strategico collega il Golfo Persico all’Asia Orientale e convoglia circa il 20% del petrolio mondiale e il 30% del gas naturale liquefatto, con destinazioni principali come Cina, India, Giappone e Corea del Sud. L’Opec+ ha concordato un aumento leggermente maggiore della produzione di petrolio il prossimo mese di aprile. Lo hanno annunciato i delegati dei Paesi che fanno parte dell’organizzazione per fronteggiare il possibile aumento dei prezzi seguito al conflitto tra Usa, Israele e Iran. Intanto analisti e investitori monitorano gli sviluppi, consapevoli che la durata del conflitto potrebbe determinare nuovi picchi dei prezzi energetici e tensioni economiche globali.
Queste dinamiche mostrano un Medio Oriente profondamente scosso, tra minacce militari, timori per la sicurezza civile e instabilità regionale, mentre la comunità internazionale osserva con attenzione i prossimi sviluppi diplomatici e militari.
Ultimo aggiornamento domenica 1° marzo 2026 alle ore 15:00
