Dietrofront: la clamorosa decisione della Corte Suprema Usa sui dazi poteva sembrare una buona notizia e forse lo è, ma in realtà rischia di aprire nuovi scenari di incertezza dopo che, a fatica, si era trovata la quadra sulle tariffe commerciali a fine 2025. Ad analizzare la situazione è l’ultima pubblicazione della Congiuntura REF del centro Ref Ricerche. A fine 2025, spiega appunto il documento, dopo che i diversi Paesi avevano siglato i rispettivi “accordi” con il Governo americano in tema di politiche commerciali, si pensava che fosse iniziata una fase di minore incertezza, in cui se non altro le imprese che operano su
scala internazionale avrebbero potuto contare su un contesto normativo meno instabile rispetto allo scorso anno.
Il quadro, invece, non si sta affatto normalizzando, rendendo ancora complessa la definizione delle strategie d’investimento. Ancora lo scorso mese di gennaio Trump introduceva, sospendendone l’applicazione, le cosiddette “Greenland tariffs”, un dazio ulteriore del 10 per cento a carico degli otto Paesi europei (Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Olanda e Finlandia) che avevano inviato dei soldati in Groenlandia. Più che la resistibile opposizione dei trentuno militari inviati da questi Paesi, a fronteggiare Trump ci ha pensato però la Corte Suprema degli Stati Uniti, che ha ritenuto non esistessero le emergenze nazionali che possono fare da premessa all’utilizzo dell’International Emergency Economic Powers Act per imporre dazi su scala globale.
Siamo così entrati in un nuovo capitolo delle guerre commerciali americane. Certamente Trump non intende desistere dall’obiettivo di adottare ancora politiche protezionistiche, sia pure dovendo fare ricorso a strumenti più solidi dal punto di vista giuridico, che porteranno a decisioni meno arbitrarie. È certo che l’incertezza sulle regole del commercio internazionale resterà comunque elevata ancora nei prossimi mesi. Ed anche quella sul fronte interno non potrà non risentirne, con un inasprimento delle tensioni man mano che ci si avvicina alla scadenza delle elezioni di mid-term.
Nel documento di Ref Richerche intitolato appunto “Guerre commerciali, una nuova puntata”, viene spiegato che venerdì scorso la Corte Suprema americana ha segnato un punto a sfavore di Trump nella disputa relativa alle politiche protezionistiche introdotte dal Presidente lo scorso anno. Il tema oggetto della decisione è stato quello relativo all’utilizzo dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) per imporre dazi su scala globale. In base all’IEEPA il Presidente degli Stati Uniti ha il potere di dichiarare un’emergenza nazionale in risposta a minacce esterne alla sicurezza, alla politica estera o all’economia del Paese. In questi casi il Presidente può imporre restrizioni commerciali o dazi doganali su determinati prodotti o Paesi senza l’approvazione preventiva del Congresso. I dazi IEEPA sono quindi legati a situazioni di emergenza.
Evidentemente, la sentenza della Corte Suprema non fa altro che affermare quanto era già evidente, ovvero che la presenza di squilibri commerciali, peraltro esito di processi storici maturati nel corso di molti anni e persistenti nel tempo, non costituisce una emergenza nazionale. Alle tariff e IEEPA è da ricondurre una parte maggioritaria dei dazi imposti dall’Amministrazione americana quest’anno, circa il 70 per cento. Le altre misure introdotte sono passate soprattutto attraverso la “Section 232”, che autorizza il Dipartimento del Commercio a valutare se le importazioni di determinati prodotti minaccino la sicurezza
nazionale degli Stati Uniti. I dazi Section 232 hanno natura industriale-difensiva, e fra questi rientrano le tariffe su acciaio e alluminio.
A partire dalla sentenza della Corte Suprema si aprono diversi elementi di incertezza. In particolare, non è detto che la decisione corrisponda ad un arretramento definitivo di Trump rispetto alle politiche adottate l’anno scorso, anzi si è vista la reazione convinta del tycoon che consiste in una diversa definizione delle basi giuridiche che li giustificano. Una prima reazione da parte di Trump è stata rappresentata dall’annuncio di volere ricorrere ad una norma che gli consente di definire unilateralmente aumenti dei dazi, anche se per un periodo limitato, di soli 150 giorni. Questo porterebbe quindi ad estendere i dazi già introdotti sino all’inizio dell’estate, generando nuova incertezza sulle politiche del periodo successivo.
Una decisione di questo tipo comporta innanzitutto degli incentivi a ritardare le consegne di prodotti agli Stati Uniti a dopo il 20 luglio, con l’esito probabile di determinare una carenza di forniture e scarsità di prodotti sul mercato Usa sino a luglio, al punto da comportare anche interruzioni nelle attività produttive Usa per carenza di semilavorati. Nel periodo immediatamente successivo invece ripartirebbero le consegne, con un relativo caos nella logistica dato il probabile intasamento del sistema portuale da agosto. In definitiva, si tratterebbe di un vero shock da offerta, che potrebbe anche comportare aumenti sui prezzi, una situazione che certamente andrebbe ad acuire anche il livello di conflittualità all’interno, a pochi mesi dalle elezioni di mid-term.
Peraltro, fra i possibili contenziosi che potrebbero essere aperti dalla sentenza della Corte Suprema, vi è quello relativo alla possibilità che gli importatori Usa agiscano per ottenere il rimborso dei dazi pagati: i dazi IEEPA hanno generato un gettito significativo, circa 140 miliardi di dollari, che dovrebbero essere quindi restituiti alle aziende che li hanno pagati.
