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Meta, grane in arrivo? Negli Usa due processi al via, in Europa è scontro sul monopolio IA dentro WhatsApp

Settimana intensa per Meta con l’inizio di due processi negli Usa contro il gigante tech, con possibili effetti tanto su Meta stessa quanto sull’industria dei social media. In Europa, Commissione Ue contro il monopolio IA in WhatsApp del colosso che ha in pancia Facebook e Instagram

Meta, grane in arrivo? Negli Usa due processi al via, in Europa è scontro sul monopolio IA dentro WhatsApp

Al via una settimana che si prospetta intensa per Meta. Previsto, infatti, l’inizio di due processi intentati negli Stati Uniti contro il gigante della tecnologia, che potrebbero avere ripercussioni significative tanto su Meta quanto sull’industria dei social media. In New Mexico, Meta è accusata di non aver protetto le sue app da predatori online che prendevano di mira utenti minorenni. Intanto, lunedì sul Nasdaq le azioni Meta Platforms viaggiavano in territorio positivo a inizio seduta.

Meta, negli Usa due processi al via

La causa del 2023 sostiene che l’azienda “ha indirizzato e connesso gli utenti, compresi i minori, a materiale sessualmente esplicito, di sfruttamento e di abusi sessuali su minori e ha facilitato il traffico di esseri umani”. Un processo separato inizierà a Los Angeles, con Meta e YouTube accusate di non aver informato gli utenti del potenziale pericolo dei social media sulla salute mentale dei giovani utenti. TikTok e Snap hanno raggiunto un accordo per evitare il processo, che invece andrà avanti contro Meta e YouTube.

Meta, l’Europa contro il monopolio IA in WhatsApp

Ma le grane non mancano anche in Europa. La Commissione Ue ha stabilito in via preliminare, infatti, che Meta ha violato le norme Antitrust escludendo gli assistenti di intelligenza artificiale di terze parti dall’accesso e dall’interazione con gli utenti su WhatsApp. Questa condotta rischia di impedire ai concorrenti di entrare o espandersi nel mercato degli assistenti di IA, spiega Bruxelles, aggiungendo che intende imporre “misure provvisorie” per evitare “danni gravi e irreparabili al mercato”, subordinatamente alla risposta di Meta e al rispetto dei suoi diritti di difesa. Gli addebiti non riguardano l’Italia, dove l’Agcm ha imposto misure provvisorie a Meta nel dicembre 2025.

Nel mirino della Commissione è l’aggiornamento dei “Termini di WhatsApp business solution” annunciata da Meta il 15 ottobre 2025 che esclude di fatto dall’applicazione gli assistenti AI generici di terze parti. Di conseguenza, dal 15 gennaio 2026, l’unico assistente AI disponibile su WhatsApp è lo strumento di Meta, vale a dire Meta AI. La Commissione ha inviato a Meta una comunicazione degli addebiti in cui ha esposto la sua opinione preliminare secondo cui sembra, a prima vista, la società di Facebook e Instagram abbia violato le norme antitrust dell’Ue.

Nello specifico, la Commissione ha concluso in via preliminare che è probabile che Meta occupi una posizione dominante nel mercato dello Spazio economico europeo (See) delle app di comunicazione per i consumatori, in particolare tramite WhatsApp e che è altrettanto probabile che Meta abusi di questa posizione dominante negando l’accesso a WhatsApp ad altre aziende, compresi gli assistenti AI di terze parti. In questa fase, la Commissione ritiene che WhatsApp rappresenti un importante punto di ingresso per consentire agli assistenti AI generici di raggiungere i consumatori.

“È urgente adottare misure di protezione a causa del rischio di danni gravi e irreparabili alla concorrenza” scrive la Commissione perché la condotta di Meta “rischia di creare barriere all’ingresso e all’espansione, e di marginalizzare irreparabilmente i concorrenti più piccoli sul mercato degli assistenti di intelligenza artificiale generici”. L’invio di una comunicazione degli addebiti sulle misure provvisorie, che riguarda il See ad eccezione dell’Italia, non pregiudica l’esito dell’indagine. Meta ha ora la possibilità di rispondere alle preoccupazioni della Commissione.

La replica di Meta all’Europa

Da Meta immediata la replica, tramite portavoce: “I fatti dimostrano che non vi è alcuna ragione affinché l’Ue intervenga sull’Interfaccia di programmazione delle applicazioni (‘Api’) di WhatsApp Business. Esistono numerose opzioni di IA e gli utenti possono accedervi tramite app store, sistemi operativi, dispositivi, siti web e partnership di settore. La logica della Commissione presuppone erroneamente che le Api di WhatsApp Business rappresentino un canale di distribuzione fondamentale per questi chatbot”.

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