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Turismo e affitti brevi: cosa cambia tra crisi di redditività e strategie per sopravvivere

La crescente saturazione dell’offerta, i costi operativi, le normative locali e la volatilità della domanda si stanno combinando per ridurre la redditività effettiva degli affitti brevi, dando vita a un malcontento diffuso tra i gestori e a una riflessione profonda sul futuro di questo modello di business

Turismo e affitti brevi: cosa cambia tra crisi di redditività e strategie per sopravvivere

Negli ultimi anni, gli affitti brevi hanno rappresentato una rivoluzione nel mercato turistico, offrendo ai proprietari di immobili la possibilità di trasformare le proprie abitazioni in fonti di reddito apparentemente immediato e consistente. Piattaforme online hanno facilitato l’ingresso di privati nel settore dell’ospitalità, suggerendo guadagni elevati e opzioni flessibili di gestione. Tuttavia, evoluzioni recenti del mercato e dei comportamenti degli host indicano come questa promessa stia progressivamente perdendo sostanza.

A Roma, la dinamica degli affitti brevi offre una fotografia significativa delle trasformazioni in corso nel settore. Secondo Corriere della Sera, nella capitale sono attivi quasi 30 000 immobili destinati agli affitti brevi, numero che è cresciuto rapidamente negli ultimi mesi a seguito di fattori come l’effetto del Giubileo e la percezione di potenziali rendimenti elevati. Tra settembre 2024 e gennaio 2025, infatti, sono apparsi circa 5 000 nuovi annunci di affitti brevi portando il totale a quasi 29 945 unità disponibili, mentre quasi il 18 % dei proprietari ha rinunciato alle locazioni a medio‑lungo termine per inserirsi nel mercato turistico. Tuttavia, molte di queste scelte sono state influenzate da aspettative di domanda che non si sono pienamente materializzate: la crescita degli arrivi turistici è stata inferiore alle previsioni, con un tasso medio di occupazione degli alloggi brevi in calo di circa l’8 % rispetto al 2024. Questa discrepanza tra aspettative e ricavi effettivi ha indotto numerosi proprietari a riconsiderare la propria strategia di investimento e di gestione.

L’insoddisfazione dei gestori

Il malcontento dei gestori nasce proprio dall’insoddisfazione rispetto al rapporto costi‑benefici reale dell’attività. Molti proprietari segnalano come le commissioni delle piattaforme, le tasse locali e i costi operativi legati a pulizie, manutenzioni e gestione delle prenotazioni riducano in modo sensibile il reddito netto, rendendo difficile sostenere l’attività con margini soddisfacenti. La pressione normativa, con obblighi burocratici sempre più stringenti e limiti ai periodi di locazione turistica, aumenta ulteriormente l’incertezza e la complessità gestionale. Per alcuni host, inoltre, la gestione quotidiana si è rivelata più impegnativa del previsto, tanto da spingere circa il 38 % dei proprietari a interrompere l’attività di affitto breve perché i guadagni effettivi risultavano inferiori alle aspettative, con una parte significativa che ha indicato la gestione operativa come troppo gravosa o poco sostenibile nel lungo termine.

Affitti brevi un mercato che dovrà trovare altre soluzioni

Questa situazione ha generato un dibattito più ampio sul ruolo degli affitti brevi nel mercato immobiliare urbano. Da un lato, il fenomeno ha contribuito all’aumento dei prezzi delle locazioni tradizionali e alla riduzione della disponibilità di case per residenti e studenti, accentuando tensioni sociali nelle zone centrali. Dall’altro, l’esperienza concreta di molti gestori suggerisce che il “miracolo” degli affitti brevi percepito come una fonte di guadagno facile e rapida, è entrato in una fase di rivalutazione critica e di adattamento, in cui la redditività dipende sempre più da fattori strutturali come l’occupazione reale, i costi di gestione e l’ottimizzazione fiscale. Per superare questa crisi di redditività, è necessario ripensare il modello di gestione degli affitti brevi in chiave strategica. Non basta affidarsi all’aumento dei prezzi o alla semplice presenza sulle piattaforme digitali: diventa fondamentale diversificare l’offerta, integrando servizi legati all’esperienza locale, collaborando con realtà del territorio e differenziando la proposta per segmenti specifici di clientela. L’adozione di strumenti di dynamic pricing, una gestione più attenta dei costi operativi e una presenza forte sul marketing digitale possono contribuire a migliorare i margini netti, riducendo al contempo la dipendenza da fattori stagionali o da picchi di domanda imprevedibili.

Più innovazione e identità dell’offerta

Inoltre, la progressiva maturazione del mercato richiede un equilibrio tra innovazione e identità dell’offerta: chi rimane ancorato a modelli tradizionali rischia di essere travolto dalle dinamiche competitive, mentre chi evolve senza una strategia rischia di perdere il valore aggiunto dell’esperienza personale che distingue gli affitti brevi dagli alloggi standardizzati. Il malcontento dei gestori è un indicatore importante di questo punto di svolta: mette in evidenza non solo i limiti di un modello gestionale in fase di saturazione, ma anche la necessità di approcci più sofisticati che valorizzino il patrimonio immobiliare, l’esperienza dell’ospite e la sostenibilità economica nel lungo termine.

Quale futuro?

Gli affitti brevi non sono destinati a scomparire, ma rischiano di diventare sempre meno redditizi se non accompagnati da modelli di gestione evoluti e resilienti. La sfida per i proprietari e gli operatori consiste nel trasformare le difficoltà in opportunità, adottando strategie che rendano l’attività non solo sostenibile, ma anche capace di generare valore aggiunto in un mercato competitivo e in continua trasformazione.

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