Che cosa resta oggi del femminismo e quale spazio ha il confronto nel dibattito pubblico contemporaneo? Attorno a queste domande si è sviluppata la presentazione del volume “Quel che resta del femminismo”, curato da Anna Paola Concia e Lucetta Scaraffia, ospitata a Palazzo Grazioli nella Sala conferenze dell’Associazione stampa estera.
L’iniziativa, promossa da Open Gate Italia, ha riunito voci politiche e culturali diverse per una discussione sullo stato del pensiero femminista, in un contesto segnato da crescente polarizzazione e da un uso sempre più conflittuale del linguaggio pubblico.
A introdurre i lavori è stata Laura Rovizzi, amministratore delegato di Open Gate Italia. Il dibattito, moderato da Massimo Micucci, ha visto la partecipazione di Mara Carfagna, membro della III Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera dei Deputati, di Maria Elena Boschi, presidente del Gruppo Italia Viva – Il Centro – Renew Europe alla Camera, e delle curatrici del volume.
Femminismo oggi tra polarizzazione e crisi del confronto
Nel corso dell’incontro è emersa l’esigenza di interrogarsi sulla fase attraversata dal femminismo in un’epoca in cui il confronto tra posizioni diverse appare sempre più difficile, anche per l’effetto dei socialnetwork e della radicalizzazione del conflitto politico. Il volume nasce con l’obiettivo di riaprire il dialogo su temi centrali come patriarcato, identità, linguaggio, diritto e libertà, alla luce dei cambiamenti culturali e sociali più recenti.
In apertura Rovizzi ha sottolineato l’importanza di creare spazi di discussione capaci di superare semplificazioni e contrapposizioni ideologiche. “Open Gate Italia – ha spiegato – ha deciso, una volta all’anno, di innescare una riflessione su temi che, seppur non al centro della nostra attività, sono di primo piano nel dibattito politico, istituzionale. Creando l’occasione per un confronto sereno, bipartisan e aperto. Il tema di come la parità di genere sia garantita tutt’oggi nella nostra società mi sta a cuore e credo che non debba essere abbassata la guardia”.
Diritti, consenso e parità di genere
Sul tema dei diritti è intervenuta Maria Elena Boschi, che ha criticato l’impostazione della maggioranza sulla proposta di modifica della legge sul consenso. Secondo Boschi, si tratta di un “errore di metodo e di merito” che rompe “un patto politico e istituzionale e rischia un passo indietro sui diritti. Modificare senza condivisione una norma approvata all’unanimità è un errore che rischia di vanificare il lavoro iniziato con l’approvazione della Convenzione di Istanbul. E poi la nuova bozza arretra persino rispetto all’interpretazione dei giudici: il dissenso deve restare presunto, su questo non torniamo indietro”.
Mara Carfagna ha invece richiamato l’attenzione sulle persistenti disuguaglianze nel mondo del lavoro. “Il lavoro femminile è ancora troppo spesso precario, sottopagato, c’è un gap salariale che persiste e che si traduce in un gap pensionistico. Le ragazze di oggi rischiano di avere un domani davvero pensioni da fame. Quindi c’è bisogno di un impegno ancora maggiore sul fronte del sostegno all’occupazione femminile, un grande patto con le imprese per garantire effettiva parità salariale”.
Il dibattito culturale e il contributo del libro
Tra i temi affrontati, ampio spazio è stato dedicato al rapporto tra femminismo e cultura “woke” e a una riflessione sul patriarcato come fenomeno complesso, non riducibile a una categoria astratta. Centrale anche il tema del diritto e dei confini tra libertà e illibertà, con un’analisi critica di questioni come aborto e gestazione per altri.
Nel volume trovano spazio i contributi di Luca Ricolfi, Claudia Mancina, Fabrizia Giuliani, Silvia Niccolai e Aldo Schiavone, che offrono prospettive diverse e talvolta non allineate, accomunate dalla volontà di discutere l’eredità e le contraddizioni del femminismo contemporaneo senza approcci dogmatici.
Nel corso del confronto, Anna Paola Concia, una delle autrici, ha spiegato che “Quel che resta del femminismo” nasce dall’esigenza di riaprire “un grande dibattito sul femminismo, dal momento che, in questi ultimi anni, sicuramente c’è stata una carenza di dibattito pubblico, per via soprattutto di questo neo-femminismo che predicava il no debate, cioè il non si può dibattere”.
La presentazione si è conclusa con una consapevolezza condivisa: il femminismo non è una questione che riguarda solo le donne, ma l’intera società. Restituire complessità e profondità al dibattito pubblico è oggi un’esigenza non più rinviabile.
