I due principali azionisti di Pirelli, l’italiana Camfin e la cinese Sinochem, sembrano pronti a dire addio al loro patto parasociale, una mossa che potrebbe aprire la strada a un nuovo intervento del governo italiano sulla governance del gruppo. Lo riferiscono fonti vicine alla situazione a Reuters, sottolineando come né Camfin né Sinochem abbiano intenzione di proporre un rinnovo dell’accordo, la cui scadenza è fissata al 19 maggio 2026, poco più di un mese prima dell’assemblea chiamata a votare il nuovo consiglio di amministrazione. Entrambi gli azionisti hanno rifiutato di commentare.
Il contesto è delicato: il governo italiano da mesi valuta tutte le opzioni per limitare l’influenza di Sinochem, principale azionista con il 34,1% del capitale, mentre Camfin detiene il 25,3% e punta a salire fino al 29,9%. A Piazza Affari, il titolo cede lo 0,84% a 6,36 euro per azione, ma registra un incremento dell’11% rispetto a 12 mesi fa.
Pirelli: il patto Sinochem-Camfin e le tensioni nella governance
Il patto parasociale ha rappresentato negli anni uno strumento di gestione condivisa tra Camfin, veicolo dell’imprenditore Marco Tronchetti Provera, e Sinochem, controllata statale cinese e azionista di maggioranza. Nonostante l’accordo vincolante, i rapporti tra le due parti sono stati spesso caratterizzati da tensioni, soprattutto in relazione alla governance e alle strategie di espansione internazionale di Pirelli, in particolare negli Stati Uniti, dove Washington ha inasprito le restrizioni sull’uso di tecnologia cinese nel settore automotive. Il ministro dell’Industria, Adolfo Urso, ha espresso preoccupazioni simili, evidenziando i potenziali ostacoli alla crescita del gruppo a causa della presenza di un azionista cinese dominante.
Il golden power a tutela di Pirelli
Il governo italiano era già intervenuto nel 2023 applicando la legge sul “Golden Power”, strumento creato per tutelare gli asset strategici nazionali. In base alle regole stabilite dall’esecutivo, Camfin ha il diritto di nominare l’amministratore delegato e prendere decisioni strategiche, mentre Sinochem deve astenersi da ogni influenza direzionale sulla società. Inoltre, entrambe le parti sono tenute a notificare al governo ogni modifica al loro accordo parasociale, compresa la decisione di non rinnovarlo. Con la scadenza del patto prevista a maggio, Roma è pronta a lanciare un nuovo esame del golden power, ma lo scenario si è arricchito con le recenti modifiche introdotte dal Dl Transizione 5.0, approvato recentemente. Il decreto amplia i casi di intervento, includendo ora la sicurezza economica e finanziaria, e introduce meccanismi di prelazione a favore della Bce e della Commissione europea per le operazioni che coinvolgono soggetti strategici, assicurando così il rispetto delle direttive Ue.
Futuro di Sinochem in Pirelli: quota ridotta o vendita totale?
Tra gli scenari al vaglio ci sono opzioni diverse: da una trasformazione di Sinochem in un azionista passivo, con riduzione della quota al 10% oppure la cessione totale della partecipazione. Lo scorso anno Sinochem ha incaricato Bnp Paribas come advisor per un’eventuale vendita, secondo quanto riportato da Reuters. Sebbene all’inizio di gennaio fosse stato ipotizzato che il governo potesse congelare i diritti di voto di Sinochem, Roma sta ancora lavorando per favorire un accordo amichevole tra le parti, evitando conflitti e garantendo stabilità alla governance del gruppo.