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Pirelli, Sinochem valuta l’uscita: mandato a Bnp Paribas per ridurre o vendere la quota

Sinochem apre alla riduzione o alla vendita del 34% di Pirelli e affida a Bnp Paribas il mandato. Pressioni Usa e golden power spingono verso una svolta strategica

Pirelli, Sinochem valuta l’uscita: mandato a Bnp Paribas per ridurre o vendere la quota

La parola “vendita” non circola più sottovoce. La presenza cinese in Pirelli è entrata ufficialmente in una fase di ripensamento strategico. Sinochem Corporation, primo azionista con il 34,1%, ha affidato a Bnp Paribas il compito di sondare il mercato e valutare le opzioni sul tavolo, dalla riduzione della quota fino a una possibile cessione integrale. Una svolta che arriva dopo mesi di tensioni, negoziati informali e crescenti pressioni politiche, soprattutto legate al futuro del gruppo sul mercato americano.

La quota che pesa più di quanto vale

Quella partecipazione, nata in una stagione diversa dei rapporti tra Europa e Cina, oggi è diventata un fattore di frizione. Non tanto sul piano industriale domestico, quanto su quello geopolitico. Per Pirelli, sempre più focalizzata sull’alta gamma, sull’innovazione tecnologica e sull’espansione negli Stati Uniti, il legame con un socio statale cinese è progressivamente passato da garanzia di stabilità a vincolo strategico.

Washington osserva con attenzione l’assetto proprietario del gruppo, soprattutto per i pneumatici “intelligenti” dotati di sensori e software capaci di dialogare con i veicoli connessi, finiti nel mirino delle autorità Usa per i profili di sicurezza dei dati.

Il pressing del governo e il nodo Usa

Il dossier è seguito da tempo anche dal governo italiano, che considera Pirelli un asset strategico. Il golden power è rimasto finora sullo sfondo, ma come opzione concreta. Secondo quanto riportato da Bloomberg, sul tavolo ci sarebbe un’ipotesi di compromesso: la discesa di Sinochem attorno al 10%, trasformandosi in un azionista puramente finanziario e sbloccando così lo stallo sul mercato statunitense, che vale circa il 20% dei ricavi del gruppo.

Un’uscita totale non è esclusa, ma resta lo scenario più radicale. L’urgenza è legata anche alle scadenze regolatorie Usa. Senza una soluzione rapida, l’Italia potrebbe arrivare a congelare i diritti di voto dei cinesi per evitare conseguenze operative pesanti.

Una partita che va oltre Milano

Il mandato a Bnp Paribas serve proprio a misurare l’appetito degli investitori e a valutare se esistano le condizioni per una redistribuzione ordinata della quota o per una vendita in blocco. Un’operazione delicata per dimensioni e implicazioni politiche, osservata con attenzione anche dal Financial Times, che ha parlato di un vero e proprio ultimatum italiano per chiudere la partita entro gennaio.

Per Pechino, uscire non sarebbe una fuga ma una scelta razionale monetizzando l’investimento e riducendo l’esposizione in un contesto occidentale sempre più costoso sul piano regolatorio. Per Pirelli, al contrario, sarebbe un passaggio chiave per rafforzare la governance, rassicurare partner e clienti e riaprire con maggiore libertà il capitolo della crescita negli Stati Uniti. La trattativa è entrata nel vivo e il tempo, questa volta, è un fattore decisivo.

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