L’Italia si salva in extremis sul golden power. Secondo quanto anticipato da Mf-Milano Finanza, la Commissione europea starebbe per ritirare la procedura d’infrazione nei confronti del governo Meloni relativa ai poteri speciali. Le modifiche introdotte alla normativa, che de facto stabiliscono che la competenza esclusiva delle autorità europee prevalga su quella nazionale, avrebbero infatti soddisfatto Bruxelles che avrebbe dunque deciso di evitare un muro contro muro con l’Italia.
Come cambia il Golden power
Il Senato ha approvato la fiducia chiesta dal Governo al Dl Transizione 5.0 che contiene anche l’emendamento presentato dal sottosegretario al ministero dell’Economia, Federico Freni, che modifica i poteri del golden power, così come richiesto da Bruxelles. I voti a favore sono stati 88, i contrari 58, un solo astenuto. Il sì alla fiducia costituisce approvazione del decreto legge che passa ora alla Camera per la conversione in legge entro il 20 gennaio.
L’emendamento stabilisce che la competenza delle Autorità europee, ovvero Bce e e Antitrust, prevale su quella delle autorità italiane, così come disposto dalla normativa comunitaria, e prevede in particolare, per quanto riguarda il “settore finanziario, comprese banche e assicurazioni”, che qualora l’acquisto “sia soggetto anche all’autorizzazione di Autorità europee competenti a valutare gli aspetti di carattere prudenziale e concorrenziale, i poteri speciali non potranno essere esercitati anteriormente al completamento dei procedimenti pendenti dinanzi a tali Autorità”. In altre parole non si potranno fare interventi in materia di Golden power fino a che Bruxelles non avrà dato il suo parere.
Inoltre, nello stesso emendamento si conferma che tra i criteri che il Governo deve considerare per esercitare il golden power, oltre ai pericoli per l’ordine pubblico o la sicurezza pubblica, possa esserci anche “la sicurezza economica e finanziaria nazionale, nella misura in cui la protezione degli interessi essenziali dello Stato non sia adeguatamente garantita dalla sussistenza di una specifica regolamentazione di settore”.
La procedura d’infrazione
Le modifiche proposte dal Governo avrebbero dunque soddisfatto la Commissione Ue che, secondo quanto riferisce Mf, starebbe per ritirare la procedura d’infrazione nei confronti del nostro Paese. “Servirà una nuova decisione del Collegio dei Commissari, organo che aveva deciso l’apertura della procedura d’infrazione, ma la scelta sarebbe per una luce verde a Roma”, scrive il quotidiano.
Lo scorso 21 novembre, la Commissione europea aveva inviato una lettera di costituzione in mora all’Italia per il mancato rispetto del regolamento sul Meccanismo di vigilanza unico, della direttiva sui requisiti patrimoniali, nonché degli articoli 49 e 63 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Alla base della decisione, che de facto aveva aperto la strada a una procedura d’infrazione nei confronti del nostro Paese, c’era “l’incompatibilità dei poteri discrezionali nelle fusioni bancarie con il diritto dell’Unione europea in Italia”, aveva scritto nero su bianco Bruxelles.
Il dossier era stato aperto la scorsa primavera dopo l’intervento a gamba tesa del governo sull’operazione Unicredit-Banco Bpm. Ad aprile, tramite un Dpcm, l’esecutivo aveva infatti usato i poteri speciali sull’ops, imponendo a Piazza Gae Aulenti pesantissime condizioni che hanno poi portato il ceo della banca, Andrea Orcel aritirare l’offerta.
Sulla questione, occorre ricordarlo, pende ancora il ricorso presentato da Unicredit al Consiglio di Stato. La banca guidata da Andrea Orcel ha infatti deciso di ricorrere ai giudici d’appello amministrativi contro la sentenza del Tar sui poteri speciali che aveva accolto solo parzialmente le obiezioni di Piazza Gae Aulenti, annullando due delle condizioni imposte dal governo e lasciando inalterate le altre due. La decisione, aveva spiegato il ceo dell’istituto milanese, non punta a riaccendere le ostilità con il Governo, ma a sottolineare che Unicredit non rappresenta un pericolo per la sicurezza nazionale.
(Ultimo aggiornamento: ore 14.50 dell’8 gennaio).