L’irruzione è durata appena un quarto d’ora, ma ha lasciato dietro di sé il segno profondo di una violenza simbolica e materiale che colpisce al cuore la libertà di informazione. Nel primo pomeriggio di venerdì, mentre i giornalisti de la Stampa aderivano allo sciopero indetto dalla Fnsi per il rinnovo del contratto, un centinaio di manifestanti si è staccato dal corteo dello sciopero generale e ha puntato la sede di via Lugaro, scavalcando i cancelli e irrompendo negli uffici. Dentro hanno rovesciato libri e giornali, imbrattato muri con vernice spray, lanciato letame contro le cancellate e scandito slogan violenti come “giornalista terrorista, sei il primo della lista” e “giornalista, ti uccido”. Tutto ripreso dalle telecamere interne.
A motivare il blitz, secondo quanto rivendicato dal collettivo studentesco Ksa su Instagram, sarebbe stata la presunta responsabilità dei giornalisti nell’aver “dipinto Mohamed Shahin come uno spaventoso terrorista”, l’imam torinese destinatario nei giorni scorsi di un decreto di espulsione. Gli slogan lo confermavano: “Giornalisti complici dell’arresto in Cpr di Mohamed Shahin”.
La Digos, intanto, ha già identificato oltre trenta partecipanti, tra cui attivisti del centro sociale Askatasuna e membri dei collettivi universitari e studenteschi a esso riconducibili. Tra loro figura anche un minorenne già coinvolto negli scontri davanti al liceo Einstein. Le indagini proseguono per dare un nome agli altri responsabili.
La redazione violata e il racconto del direttore
Il direttore del la Stampa, Andrea Malaguti, ha parlato di “violenza cieca”, colpisce, “perché sono ragazzi molto giovani”, quasi incapaci di cogliere la natura pluralista del giornale che attaccano. Il direttore ha raccontato la scena con la lucidità di chi, rientrando in redazione, trova una casa violata, “è come quando ti vengono i ladri in casa: entri e vedi la devastazione, una roba che ti lascia perplesso”. Nessun danno ai computer, ma il segno dell’aggressività resta. E resta la minaccia, esplicita, a un cronista che stava riprendendo, “giornalista, ti uccido”.
Ferma condanna dal Quirinale
La reazione delle istituzioni è stata immediata. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato al direttore e alla redazione un messaggio di solidarietà accompagnato dalla ferma condanna della violenta irruzione. Una presa di posizione netta, che ha aperto la strada a un fronte politico insolitamente compatto.
Meloni: “fatto gravissimo” ma l’indignazione è bipartisan
Tra le prime telefonate arrivate in redazione quella della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha definito l’assalto “un fatto gravissimo che merita la più assoluta condanna” e ha auspicato “una risposta unanime” contro ogni forma di intimidazione nei confronti della stampa. “La libertà di informazione è un bene prezioso da difendere ogni giorno”, ha ribadito la premier.
Da quel momento si è generata una solidarietà trasversale che ha coinvolto maggioranza e opposizione. Hanno condannato l’assalto i presidenti di Senato e Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, la segretaria del Pd Elly Schlein, che ha parlato di “atto grave e inaccettabile” e il leader M5s Giuseppe Conte. Per il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi si tratta di fatti “inaccettabili” e avviato una verifica immediata.
Una solidarietà, osserva Malaguti, che “colpisce due volte”: da un lato il segno di un tessuto sociale che mostra crepe profonde, dall’altro la conferma che esiste ancora una base condivisa di valori democratici.
Il prefetto di Torino, Donato Cafagna, ha parlato di “un salto di qualità nella violenza” e ha annunciato un rafforzamento dei presidi di sicurezza davanti alle sedi giornalistiche, in particolare Stampa e Rai. È stato istituito anche un tavolo permanente di coordinamento con Ordine dei giornalisti, Fnsi e direzioni editoriali per prevenire nuove azioni ostili.
Intanto la vita in redazione è ripresa. Oggi è atteso l’editore John Elkann, insieme ai vertici di Gedi, per ribadire, parole del direttore, “il bisogno perenne di pluralismo e di libertà che noi rivendichiamo”.
