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La classe dirigente e l’attualità della lezione di Guido Dorso: non c’è vera democrazia senza un’elite che la guida

Per gentile concessione dell’autore Luigi Fiorentino, pubblichiamo estratti del suo saggio contenuto nel libro “La rivoluzione meridionale” di Guido Dorso, edito da Feltrinelli. La classe dirigente che serve oggi all’Italia non è quella che nasce da cerchie autoreferenziali ma quella selezionata in base al merito

La classe dirigente e l’attualità della lezione di Guido Dorso: non c’è vera democrazia senza un’elite che la guida

Non esiste vera democrazia senza un’élite capace di assumere la responsabilità della guida, non per esercitare un dominio, ma per tenere insieme visione e realismo, radicamento e apertura, etica e competenza. In ogni epoca di svolta, il futuro ha avuto bisogno di uomini e donne in grado di compiere scelte coraggiose, di rappresentare interessi generali e non particolarismi, di superare il presente per generare speranza.

Dorso: serve una nuova classe dirigente. Ecco perché

Oggi, come ieri, serve una nuova leva di dirigenti, pubblici e privati, politici e tecnici, culturali e civili, che non siano reclutati all’interno di cerchie autoreferenziali, ma che emergano attraverso percorsi trasparenti, formativi, aperti e meritocratici. Negli ultimi decenni, abbiamo assistito a una progressiva desertificazione della funzione dirigente: i partiti sono divenuti contenitori vuoti o comitati elettorali; la selezione delle classi politiche si è trasformata in cooptazione; l’amministrazione è stata devastata dallo spoils system e privata di stabilità e competenze.

A monte di tutto questo è da considerare un fattore decisivo: la perdita di valori comuni, la mancanza di una cultura condivisa della responsabilità pubblica e l’assenza di regole di governante adeguate alla dirigenza pubblica. La crisi della classe dirigente non è solo una questione funzionale: è innanzitutto una crisi culturale. Senza un’etica condivisa, senza una visione del bene comune, senza l’educazione alla cittadinanza, la selezione delle élite si riduce a una mera distribuzione di ruoli. La classe dirigente deve possedere non soltanto competenze tecniche ma anche capacità di visione di lungo periodo, di connessione con i bisogni della gente e di comunicazione. Deve, in definitiva, essere in grado di porsi con umiltà al servizio delle istituzioni.

Luigi Fiorentino
Imagoeconomica

Dorso: la lezione esigente del grande meridionalista liberale

Dorso ci offre una lezione esigente: la classe dirigente non può essere solo, un gruppo che governa. Deve essere il luogo in cui la società si pensa, si progetta, si riforma. Deve essere lo spazio in cui l’autorità si accompagna alla legittimità, dove il potere si coniuga con la responsabilità, dove la guida si costruisce ascoltando, educando, includendo. Costruire una nuova classe dirigente significa allora ricominciare dalle fondamenta: investire nella scuola e nell’università non solo come luoghi di trasmissione di conoscenze, ma come fucine di spirito critico, di senso civico, di consapevolezza etica.

Ciò anche nell’ottica di concretizzare gli investimenti e le riforme previste dal Pnrr, affinché non restino promesse astratte ma si traducano in reali opportunità di accesso, crescita e valorizzazione del capitale umano. Significa ridare valore alla funzione pubblica, rendendo attrattiva la scelta del servizio allo stato, alla comunità, alle istituzioni. Significa creare percorsi di accesso e avanzamento trasparenti, nei quali il merito e l’impegno prevalgano sulle appartenenze e sulle fedeltà personali. Ma significa anche, e forse soprattutto, ridare voce e spazio ai giovani. Non come retorica, ma come vera strategia di rinnovamento. Non si costruisce una democrazia solida senza un nuovo patto che consenta alle nuove generazioni di accedere ai luoghi del potere, di partecipare alle decisioni, di contribuire alla definizione del futuro.

Dorso: un’eredità preziosa per una rivoluzione democratica necessaria

Oggi più che mai serve una leadership che non abbia paura del nuovo, che includa e che non escluda, che non si limiti a gestire l’esistente, ma che sappia progettare ciò che ancora non c’è. Il tempo presente esige una classe dirigente colta, competente, inclusiva. Ma soprattutto, esige una classe dirigente che abbia un’anima. Che sappia restituire alla politica la sua funzione alta, la sua dignità, la sua capacità di costruire. Che veda nell’azione collettiva una possibilità di trasformazione, e non solo una strategia di sopravvivenza. Dorso, con il suo rigore intellettuale e la sua passione civile, ci ha lasciato un’eredità preziosa. Ha indicato una strada, ha svelato i rischi dell’adattamento, ha denunciato l’immobilismo e il trasformismo, ma soprattutto ha creduto nella possibilità di una rivoluzione democratica fondata sulla cultura, sull’etica, sulla partecipazione.

Oggi quella rivoluzione non è solo possibile: è necessaria. E chiamerà a raccolta, ancora una volta, una minoranza lucida e determinata. Sta a noi riconoscerla, sostenerla e metterla nelle condizioni di diventare la nuova guida di un paese che non può più permettersi il lusso della mediocrità. Perché ogni futuro si gioca sulla qualità di chi lo immagina. E sulla responsabilità di chi ha il coraggio di iniziarlo.

°°° Luigi Fiorentino è il Presidente del Centro di ricerca Guido Dorso di Avellino

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