Bassano del Grappa (VI) celebra Giovanni Segantini (1858–1899) con una grande mostra che ne ripercorre la vita e l’opera, restituendo al pubblico uno dei protagonisti assoluti del Divisionismo italiano e dell’arte europea di fine Ottocento. Curata da Niccolò D’Agati, la mostra propone una nuova lettura dell’artista trentino, sottraendolo al mito romantico dell’eremita alpino per restituirlo al contesto internazionale della cultura fin de siècle. In soli vent’anni di attività, Segantini seppe elaborare una visione pittorica personalissima, capace di coniugare realismo e spiritualità, natura e simbolo, luce e sentimento, anticipando molte delle tensioni artistiche del Novecento.
Quattro sezioni
Il percorso espositivo, articolato in quattro sezioni principali e altrettanti focus tematici, segue cronologicamente la sua parabola artistica, intrecciando biografia, poetica e sperimentazione tecnica.
La prima sezione è dedicata alla Milano degli anni Settanta e Ottanta, dove Segantini si forma all’Accademia di Brera e si confronta con l’ambiente della Scapigliatura e con maestri come Tranquillo Cremona e Daniele Ranzoni. È qui che nasce la sua sensibilità per la luce e per le vibrazioni cromatiche, preludio alle ricerche divisioniste.
La seconda sezione ripercorre il periodo brianzolo, quando l’artista sceglie di abbandonare la città per una vita più semplice, immersa nella natura. Tra campi, greggi e orizzonti silenziosi, Segantini sviluppa un linguaggio personale fondato sulla fusione tra uomo e paesaggio. Le opere di questi anni, intrise di quiete e spiritualità contadina, rivelano il dialogo con il realismo poetico di Jean-François Millet e aprono la strada ai futuri sviluppi del Divisionismo.
La terza sezione è dedicata al periodo svizzero, a partire dal trasferimento a Savognin nel 1886, dove Segantini trova la sua piena maturità artistica. Le grandi composizioni dedicate alla vita alpina, animate da un profondo senso panteistico, gli valgono il riconoscimento internazionale e la partecipazione alla Triennale di Milano del 1891, evento che consacra il Divisionismo come movimento d’avanguardia europeo.
L’ultima sezione si concentra sugli anni di Maloja, in Engadina, dove l’artista concepisce il suo celebre “trittico della Natura” – La Vita, La Natura, La Morte – sintesi estrema della sua poetica simbolista. In queste opere, la montagna diventa spazio dello spirito e metafora dell’esistenza umana. Proprio durante la lavorazione di Natura, Segantini morirà prematuramente nel 1899, a soli quarantun anni, sulle vette che tanto aveva amato e rappresentato.
La mostra riunisce oltre 100 opere tra dipinti, disegni, incisioni e documenti provenienti da importanti collezioni pubbliche e private italiane ed europee, tra cui il Musée d’Orsay di Parigi, il Rijksmuseum di Amsterdam, la Kunsthaus di Zurigo, la Pinacoteca di Brera e la Galleria d’Arte Moderna di Milano.
Grazie a questi prestigiosi prestiti, il pubblico potrà ammirare capolavori raramente esposti insieme, molti dei quali ricostruiscono per la prima volta nuclei fondamentali della produzione segantiniana.
Una mostra nel contesto dell’Olimpiade Culturale Milano Cortina 2026
L’iniziativa assume un valore simbolico: un dialogo tra arte, natura e montagna, tra territori e generazioni, che restituisce la modernità di un artista capace di trasformare il paesaggio in visione, e la pittura in esperienza spirituale universale.
A completare il progetto, un catalogo scientifico edito da Dario Cimorelli Editore raccoglie i contributi dei maggiori studiosi dell’artista, approfondendo le ricerche tecniche e diagnostiche sulle opere. La mostra è arricchita da apparati multimediali interattivi, che permettono di esplorare la tecnica divisionista e la simbologia naturale di Segantini in chiave contemporanea.
Immagine di copertina: Giovanni Segantini, Ritorno dal bosco, 1890. © Segantini Museum St. Moritz – Deposito della Fondazione Otto Fischbacher Giovanni Segantini
