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Risiko, si profila l’ipotesi di un dialogo tra Unicredit e Unipol: ecco quali sono le prossime mosse della nuova partita

Riparte il risiko, ma il set si sposta dall’ambito bancario a quello della bancassurance. Molti sono gli intrecci anche su questo tavolo

Risiko, si profila l’ipotesi di un dialogo tra Unicredit e Unipol: ecco quali sono le prossime mosse della nuova partita

La prima stagione della seguitissima serie del risiko bancario italiano si è appena chiusa con l’episodio Mps-Mediobanca e già inizia la seconda stagione che potrebbe portare altrettanti colpi di scena su un se spostando il set nel contorto settore dell’intreccio tra banche e assicurazioni.

Sul tavolo, ci sono diversi dossier: Generali, in trattativa con Natixis fino a dicembre, potrebbe cercare un nuovo partner se l’accordo fallisse. UniCredit, pur muovendosi con cautela, valuta opzioni in Italia e all’estero e guarda con interesse al settore assicurativo. Un’eventuale collaborazione con Unipol, che controlla Bper e Popolare di Sondrio, rafforzerebbe la strategia di bancassurance del gruppo di Andrea Orcel. Unipol, da parte sua, privilegia modelli di partnership stabili e partecipazioni dirette nelle banche per garantire equilibrio e continuità. Resta, infine, da chiarire il destino di Banco Bpm, dove Crédit Agricole, primo azionista con il 19,8%, potrebbe puntare al controllo. In tal caso, il sistema bancario italiano potrebbe reagire con una “cordata tricolore” per mantenere l’istituto sotto bandiera nazionale.

A Piazza Affari Unipol mostra un riazo dell’1,14% in tarda mattinata, mentre Unicredit è a -0,405.

Primo episodio, stagione seconda: entro Natale si deciderà il destino di Generali con Natixis

Generali ha in corso trattative con Natixis per creare un campione nell’asset management e si è data tempo fino a dicembre. Tuttavia, se i colloqui non approdassero a un esito positivo, come i più pensano, Trieste tornerà in partita. L’idea potrebbe allora essere quella di trovare un accordo con una grande banca italiana e, mentre Intesa Sanpaolo ha ribadito di non essere interessata a operazioni di M&A, l’attenzione si sposta su Unicredit che invece è in gran fermento e sta vagliando tutte le strade possibili sia in Italia che all’estero.

L’istituto guidato da Andrea Orcel ha recentemente ridotto la partecipazione nel capitale di Generali a una soglia attorno al 2% e la scorsa primavera, proprio all’assemblea della compagnia triestina, si era schierata a favore di un cambio di passo criticando pesantemente l’accordo con i francesi di Natixis. Una presa di posizione, secondo una ricostruzione del Sole24Ore, che non esclude potenziali ambiti di collaborazione tra Unicredit e la compagnia assicurativa anche tenuto conto della futura scadenza dell’asse con Allianz che termina nel 2027, e dunque tornerà sul tavolo nel 2026. Ora, però, non si può non considerare il ruolo che Mps ha nell’azionariato del Leone, forte di quel pacchetto del 13% custodito da Mediobanca.

Secondo episodio. Stagione seconda. Orcel apre un dialogo con Cimbri

Unendo tutti questi puntini, alcuni attori in campo delineano anche un’altra eventualità, riporta il Sole: avviare un dialogo con Unipol, guidato da Carlo Cimbri. UniCredit ha creato una struttura appositamente dedicata al mondo assicurativo perché l’interesse per il comparto c’è e un eventuale accordo di bancassurance con il gruppo bolognese darebbe certamente sostanza all’iniziativa. Tanto più considerato quello che, in prospettiva, Unipol potrebbe portare in dote, ossia la futura Bper-Sondrio, banca che opera in un’area di estremo interesse per l’istituto guidato da Andrea Orcel.

Questo schema porterebbe vantaggi anche a Unipol che in effetti recentemente ha preferito abbandonare le vecchie alleanze nella bancassurance per puntare invece a un modello di gestione “diretta” della distribuzione delle polizze agli sportelli bancari, attraverso una partecipazione nel capitale della banca perchè in questo modo verrebbe garantito un rapporto di proficuo interesse tra entrambe le parti. Per il gruppo assicurativo l’operazione cadrebbe in un momento positivo: con una capitalizzazione di 13,2 miliardi, ha ancora margine di crescita, visto che tratta 10,35 volte gli utili contro una media di settore di oltre 13 volte.

Quale sarà il destino di Banco Bpm?

In questa ipotesi, come si inserirebbe il dossier Banco Bpm? La risposta è legata a doppio filo con le mosse che potrebbe fare Crédit Agricole, primo azionista con il 19,8%, nei prossimi mesi. Se dovesse prendere corpo l’idea di un’aggregazione nella banca milanese degli asset italiani di Credit Agricole a favore di un’ascesa di quest’ultimo al controllo del Banco, non si può escludere una reazione del sistema bancario del Paese. Gli operatori potrebbero infatti anche valutare di mettere assieme le proprie forze per assicurarsi che Banco Bpm resti italiana, una sorta di cordata tricolore che a missione compiuta andrebbe poi a spartirsi gli sportelli, secondo il Sole.

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