I tempi sono cambiati. Molta acqua è passata sotto i ponti. E’ arrivato il momento di rispolverare progetti che erano finiti in un cassetto e così Generali riprende le trattative con Natixis con l’obbiettivo di creare una maxi alleanza nell’asset management, secondo quanto riporta il Sole24Ore. Nelle ultime settimane una delegazione del Leone di Trieste avrebbe fatto più volte tappa a Parigi per riannodare i fili della trattativa avviata a inizio anno. Due i punti cardine al centro del nuovo dialogo: la proroga delle scadenze per chiudere l’accordo e l’eliminazione della penale da 50 milioni prevista in caso di mancata intesa, ma resta l’incognita poltica e il rischio che il Governo applichi la Golden power.
Il memorandum d’intesa siglato lo scorso 21 gennaio fissava una road map serrata, ma gli sviluppi degli ultimi mesi hanno rallentato il percorso. Dopo l’assemblea di aprile e l’offerta di Mediobanca su Banca Generali – condizionata al conferimento della partecipazione di circa il 13% detenuta in Generali – il management del Leone si era concentrato su questo dossier, congelando di fatto il progetto francese.
Ma con la fine dell’offerta sancita dall’assise di Piazzetta Cuccia del 21 agosto, le priorità sono cambiate e a settembre Generali è tornata a riaprire i contatti con Natixis. I ritardi accumulati rendono però necessario concordare nuove scadenze.
Il nodo della penale da 50 milioni potrebbe essere sciolto
Un altro punto delicato riguarda la break-up fee. Sebbene il memorandum non fosse vincolante, era stata inserita una penale da 50 milioni se l’operazione non fosse andata in porto. La clausola prevedeva anche il rispetto di alcuni passaggi tecnici, tra cui l’ok delle rappresentanze sindacali entro il 31 luglio e il completamento di altri impegni vincolanti. Questi step sono stati rispettati, riducendo quindi la forza della penale. L’idea ora sarebbe di eliminarla del tutto, condizione che richiede però il via libera di entrambe le parti e che potrebbe alleggerire il negoziato in caso di retromarcia.
La joint venture punta a creare un operatore globale da 1.900 miliardi di masse gestite, nono al mondo e leader europeo con 4,1 miliardi di ricavi. Generali apporterebbe circa 600 miliardi di asset, Natixis (tramite Bpce) circa 1.300 miliardi. La governance sarebbe paritetica, con il 50% ciascuno, e basata su criteri di rappresentanza condivisa.
Il progetto non ha mai entusiasmato alcuni grandi soci privati del Leone, dal gruppo Caltagirone a Delfin della famiglia Del Vecchio. Anche UniCredit, in occasione dell’assemblea di Trieste, aveva espresso forti perplessità sull’operazione.