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Generali e Natixis, stop alla penale da 50 milioni: la trattativa sull’asset management prosegue fino a fine anno

Il ceo Philippe Donnet aggiorna il board sulla joint venture da 1.900 miliardi. Trattativa aperta fino al 31 dicembre, tra opposizioni interne e il possibile scudo del Golden Power

Generali e Natixis, stop alla penale da 50 milioni: la trattativa sull’asset management prosegue fino a fine anno

I vertici di Generali mantengono la massima cautela sul futuro dell’operazione Natixis, mentre il dossier sul secondo gestore patrimoniale europeo resta sul tavolo, pronto per essere valutato nei prossimi mesi. La partita riguarda la creazione di una joint venture nel risparmio gestito da circa 1.900 miliardi di euro di masse, annunciata otto mesi fa a ridosso della scadenza del precedente management di Trieste, poi in parte confermato, e che, se realizzata, rappresenterebbe una delle prime realtà europee del settore.

Negli ultimi mesi, il dialogo tra i due gruppi si era temporaneamente interrotto, complicato dagli sviluppi nel mondo M&A e dalla complessa situazione azionaria. Dopo l’assemblea di Generali di aprile e l’offerta di Mediobanca su Banca Generali, la compagnia aveva deciso di affrontare un dossier alla volta, concentrandosi prima sulla valorizzazione della controllata. Con la conclusione dell’Opas Mediobanca e il ritorno a Parigi a settembre, Generali ha cercato di riannodare i fili della trattativa, aggiornando scadenze e strategie per adattarsi ai ritardi accumulati.

Generali-Natixis: la penale da 50 milioni cancellata

Un elemento chiave che ha segnato una svolta è stata la cancellazione della penale da 50 milioni di euro, prevista a gennaio nel caso in cui l’operazione si fosse arenata. La cifra era legata al rispetto di passaggi tecnici, tra cui il via libera delle parti sindacali entro il 31 luglio, già ottenuto. Grazie al consenso di entrambe le parti, la break up fee è stata azzerata, riducendo i rischi e rendendo la trattativa più flessibile.

Come riportato da MF-Milano Finanza, questa decisione permette a Generali e Natixis di proseguire le negoziazioni fino al 31 dicembre 2025, aprendo la strada a una possibile conclusione dell’accordo. Qualora si raggiunga un’intesa definitiva, il contratto dovrà essere nuovamente approvato dai consigli di amministrazione di entrambe le società prima di poter essere formalizzato.

Il cda del 24 settembre– come anticipato da MF martedì – ha rappresentato un momento chiave per fare il punto sull’operazione: il ceo Philippe Donnet ha illustrato ai consiglieri gli esiti degli incontri tra i top manager dei due gruppi, spiegando come si sia arrivati alla decisione di proseguire senza penale. Tuttavia, le liste di minoranza hanno ribadito la loro contrarietà, confermando che il percorso resta delicato e richiederà un’attenta supervisione nei prossimi mesi, tra complessità azionarie e possibili interventi governativi.

Generali: scenario azionario e resistenze interne sul dossier Natixis

Dal gennaio scorso, quando le due società firmarono una lettera di intenti non vincolante, lo scenario azionario è cambiato profondamente. La Consob ha certificato il passaggio indiretto delle partecipazioni di Mediobanca a Mps dopo la fine dell’Opas: tra queste spicca il 12,943% di Generali, ora di fatto controllato da Siena. A questa quota si aggiunge un prestito titoli dello 0,243%, portando la quota potenziale in mano a Rocca Salimbeni oltre il 13% del Leone.

Gli incroci azionari si complicano ulteriormente con Bpce, oggi azionista di Mps con una quota potenziale del 3,370% (in calo rispetto al 6,398% di gennaio). Il gruppo francese controlla Natixis, cioè il partner con cui il Leone sta trattando per la hv. Questo scenario rende Monte dei Paschi, socio di riferimento di Generali, anche azionista indiretto di chi dovrebbe stringere l’alleanza, aumentando la complessità della partita. Le partecipazioni però sono aggiornate al 15 settembre e non riflettono ancora la seconda finestra dell’Opas, che ha portato Mps sopra l’86,3% di Mediobanca.

Francesco Gaetano Caltagirone, titolare del 6,28% di Generali e poco meno dell’11% di Mps, si è sempre opposto all’operazione, privilegiando partnership con soggetti italiani. Anche Delfin, socio rilevante sia di Mediobanca sia di Generali, ha espresso dubbi sulla joint venture con Natixis. Nel frattempo, Unicredit ha ulteriormente ridotto la sua partecipazione in Generali, scendendo dal 6,49% circa al 2%, confermando che il suo investimento resta prevalentemente finanziario e non strategico. Le cessioni hanno già generato utili e nei prossimi mesi non si escludono ulteriori riduzioni fino a una completa uscita dal capitale.

Golden Power e controllo dei risparmi italiani

Un elemento chiave rimane il ruolo del Golden Power. Il governo italiano potrebbe intervenire per tutelare la sovranità nazionale e proteggere i risparmi degli italiani in caso di firma dell’accordo. Prima dell’estate, Donnet aveva chiarito che non ci sarebbe stato muro contro muro con l’esecutivo, mentre Bpce, controllore di Natixis, ha sottolineato che le trattative si sono prolungate in attesa della stabilizzazione dell’azionariato di Generali. In caso di accordo definitivo, il contratto passerà al vaglio dei rispettivi cda e solo dopo sarà notificato al governo per la procedura di Golden Power.

Governance Generali e prospettive future

Se da un lato le discussioni continuano tra massima riservatezza – bocche cucite sul board di ieri –, dall’altro circola in ambienti finanziari l’ipotesi che Donnet voglia mantenere Natixis sul tavolo come strumento strategico per eventuali mosse future. Prima di qualsiasi decisione definitiva, Generali dovrà occuparsi dell’assetto del futuro Cda di Piazzetta Cuccia e dell’organizzazione del nuovo polo patrimoniale. Solo allora si potrà aprire il vero cantiere della nuova governance del Leone, il cui board scadrà nel 2027. Eventuali cambiamenti ai vertici saranno valutati solo quando gli equilibri azionari e politici saranno più chiari.

Intanto, Fitch ha migliorato il rating di Generali e delle sue principali controllate, portandolo ad ‘AA-’ dalla precedente valutazione ‘A+’. Anche l’Issuer Default Rating (Idr) a lungo termine è stato aggiornato da ‘A’ ad ‘A+’, con outlook stabile. L’agenzia ha sottolineato la solidità del profilo di business, la robusta capitalizzazione, la bassa leva finanziaria e gli eccellenti risultati raggiunti, beneficiando anche del miglioramento del rating sovrano dell’Italia a ‘BBB+’.

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