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Zelensky apre alla smilitarizzazione del Donbass e lancia un messaggio durissimo a Putin nel discorso di Natale

In un Natale segnato da droni, esplosioni e raid, Zelensky parla di unità nazionale, propone una zona smilitarizzata nel Donbass e cita il “sogno” della morte di Putin, ribadendo la volontà di pace per l’Ucraina

Zelensky apre alla smilitarizzazione del Donbass e lancia un messaggio durissimo a Putin nel discorso di Natale

Nel giorno di Natale, mentre il conflitto tra Ucraina e Russia entra in una nuova fase di tensione militare e diplomatica, il presidente Volodymyr Zelensky ha pronunciato uno dei discorsi più forti dall’inizio della guerra. Parole che hanno unito apertura politica e durezza simbolica, segnando allo stesso tempo una possibile svolta nei negoziati e un ulteriore irrigidimento dello scontro personale con Vladimir Putin.

Da un lato, Zelensky ha confermato la disponibilità dell’Ucraina a discutere una smilitarizzazione del Donbass, a precise condizioni. Dall’altro, nel messaggio natalizio alla nazione, ha evocato apertamente “il sogno” della morte del leader del Cremlino, una frase che ha subito fatto il giro del mondo e che riflette il livello di esasperazione del Paese dopo quasi tre anni di guerra.

Il discorso di Natale di Zelensky: unità nazionale e parole choc su Putin

Rivolgendosi agli ucraini nella sera della vigilia di Natale, celebrato per il terzo anno il 25 dicembre secondo il calendario gregoriano, il leader ucraino ha insistito sul tema dell’unità nazionale, sottolineando come la Russia non sia riuscita a “occupare ciò che più conta”: il cuore, la fiducia reciproca e la coesione del popolo ucraino.

“Celebriamo il Natale in un momento difficile. Purtroppo non tutti siamo a casa, non tutti hanno ancora una casa e non tutti sono con noi”, ha detto il presidente, ricordando i costi umani del conflitto. Ma è stata un’altra frase a catalizzare l’attenzione internazionale: “Oggi condividiamo tutti un sogno”, ha affermato Zelensky, aggiungendo che molti ucraini, nel loro intimo, pensano “che muoia”, senza nominare direttamente Putin. La vera preghiera, ha spiegato il presidente, resta quella per una pace giusta e duratura per l’Ucraina.

Nel suo intervento, Zelensky ha ricordato i soldati al fronte, i prigionieri di guerra, i caduti e le persone costrette all’occupazione o alla fuga, ribadendo che chi continua a lottare senza perdere l’Ucraina “dentro di sé” non sarà mai perso dal Paese. La scelta di celebrare il Natale il 25 dicembre, abbandonando il calendario giuliano seguito dalla Chiesa ortodossa russa, ha assunto anche un valore simbolico di distacco definitivo da Mosca.

Apertura alla smilitarizzazione del Donbass: le condizioni poste da Kiev

Accanto al messaggio emotivo, Zelensky ha delineato possibili aperture sul fronte diplomatico. Parlando con i giornalisti, ha dichiarato di essere disposto a ritirare le truppe dal Donbass, il cuore industriale dell’est del Paese, a patto che anche la Russia faccia lo stesso.

L’idea avanzata da Kiev prevede la creazione di una zona economica libera e smilitarizzata, sotto il controllo di forze internazionali, con un sistema di monitoraggio che garantisca sicurezza e assenza di truppe di entrambe le parti. La soluzione richiederebbe negoziati complessi sul perimetro dei ritiri e sul ruolo delle missioni internazionali, e dovrebbe essere sottoposta a referendum. Zelensky ha indicato che uno schema simile potrebbe essere applicato anche all’area della centrale nucleare di Zaporizhzhia, attualmente sotto controllo russo, uno dei nodi più delicati del conflitto.

Ucraina: il piano di pace e le resistenze di Mosca

L’apertura sulla smilitarizzazione si inserisce in un più ampio piano di pace in 20 punti, elaborato da negoziatori ucraini e statunitensi durante incontri recenti negli Stati Uniti. Zelensky ha ribadito che l’Ucraina resta in contatto costante con Washington e guarda con interesse alla prosecuzione dei lavori per raggiungere un accordo di pace: “Kiev non è mai stata e non sarà mai un ostacolo alla pace”, ha detto, spiegando di attendersi una risposta russa all’ultima versione della bozza.

Il piano Usa-Ucraina prevede inoltre che l’Ucraina organizzi le elezioni presidenziali il prima possibile dopo la firma dell’accordo, mantiene la possibilità di adesione alla Nato senza modifiche costituzionali e avvia discussioni per zone demilitarizzate e zone economiche speciali, riconoscendo di fatto il dispiegamento attuale delle truppe.

Secondo fonti vicine al Cremlino citate da Bloomberg, Mosca considera il documento solo un punto di partenza e prepara controproposte. La Russia resta contraria a qualsiasi ipotesi che non preveda la rinuncia ucraina a parte dei territori del Donbass, chiede forti limitazioni alle future forze armate di Kiev e garanzie contro l’espansione della Nato verso Est, oltre a chiarimenti sulla revoca delle sanzioni e sui beni russi congelati in Occidente.

Una guerra che non si ferma neanche a Natale: droni, esplosioni e raid

Nonostante le aperture diplomatiche, sul terreno la guerra continua senza tregua. Nella notte di Natale, la difesa aerea russa ha dichiarato di aver intercettato oltre 140 droni ucraini in diverse regioni, inclusa l’area di Mosca. Nella capitale russa, un’esplosione ha causato la morte di tre persone, tra cui due agenti di polizia, in un’area già segnata dall’uccisione del generale Fanil Sarvarov. Fonti dell’intelligence militare ucraina hanno rivendicato l’operazione.

Sul fronte internazionale, bombardieri strategici russi Tu-95MS hanno sorvolato il Mare di Barents e il Mare di Norvegia, scortati dai caccia Su-33 e seguiti da velivoli Nato, in una dimostrazione ulteriore della tensione tra Mosca e l’Occidente.

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