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Whirlpool in rosso, 800 esuberi in bilico, delocalizzazioni in vista

L’azienda ha già comunicato ai sindacati che gli obiettivi del piano 2015-2018 non sono stati raggiunti e gli esuberi rischiano di essere confermati mentre diversi manager se ne vanno – Voci di vendita a Midea con possibili delocalizzazioni in Polonia e Turchia – Sindacati in agitazione.

Whirlpool in rosso, 800 esuberi in bilico, delocalizzazioni in vista

Si avvicina il 31 dicembre e a quella data già si saprà il destino degli 800 esuberi che l’accordo sottoscritto nel 2015 tra la Whirlpool Emea, le rappresentanze sindacali e il Ministero aveva posticipato per legarlo al miglioramento delle vendite. Miglioramento che in Europa non c’è stato perché il primo trimestre 2018 per Whirlpool si è chiuso in rosso di 657 milioni di dollari dopo un 2017 difficile. L’azienda, come riferisce il blog La casa di Paola, ha già messo le mani avanti in maggio quando ha informato sindacati e governo che a causa della perdurante crisi delle vendite e del ritardo del piano di integrazione tra Whirlpool e Indesit, gli obiettivi sottoscritti nel piano 2015-2918 non erano stati raggiunti. Questo oggi significa che gli 800 esuberi rischiano di essere confermati.

Le rappresentanze sindacali dei siti in crisi –Siena, Ancona, Ascoli Piceno, Cassinetta) sono da mesi in agitazione anche perché la sostituzione di Esther Berrozpe, presidente di Whirlpool Emea, colpita da malore il 7 marzo e tuttora in difficile ripresa, non è avvenuta. Ed è anzi il temuto presidente e Ceo dell’intero gruppo, lo svizzero-tedesco Marc Bitzer, ad assumere la gestione molto difficile di Whirlpool Emea. Per di più anche Kitchen Aid, che assicurava a Whirlpool entrate brillanti con i suoi piccoli elettrodomestici e con il built-in di lusso, è ferma e solo con le celebrazioni del suo centenario del 2019 potrebbe tornare a vendite in aumento. Anche le vendite dell’incasso dell’intero gruppo che garantivano elevate quote di mercato sono in arretramento, da quando, in particolare, il manager super specialista e profondo conoscitore del mercato, Marco Balliano è andato alla Candy (nel frattempo assorbita da Haier). Molti altri manager se ne sono andati compreso il contestato Lorenzo Paolini a capo di Whirlpool Italia; mentre salivano le presenze e l’influenza dei manager provenienti da Indesit, creando così un clima poco favorevole alla necessaria integrazione.

Le fabbriche in frenata

Dopo sollecitazioni, le rappresentanze sindacali hanno avuto in luglio un incontro con l’azienda al ministero dello sviluppo economico per chiedere un prolungamento degli ammortizzatori sociali in essere per gli anni 2019-2020 quando la crisi del mercato prevedibilmente proseguirà con ulteriori pesanti riflessi sulle vendite del Gruppo. Che, tra l’altro, ha espresso la sua disponibilità ad un confronto –ulteriore- con i sindacati ma senza impegni precisi. Gli stabilimenti della Whirlpool in Italia sono quasi tutti al disotto della capacità produttiva perché – come sottolinea il blog La casa di Paola – l’azienda ha perso quote di mercato. E con un drammatico calo de 40 per cento in Inghilterra dove si sono verificati gravi incidenti a causa di asciugatrici pericolose e dove un frigo Hotpoint difettoso avrebbe scatenato l’incendio della Grenfell Tower di Londra. Due pesanti emergenze gestite dal quartier generale in Italia con una comunicazione decisamente inadeguata che ha favorito la crescita di un clima particolamente ostile.

Cassinetta perde quasi 1,5 milioni di apparecchi

Quanto alle fabbriche quella dell’incasso di Cassinetta (Varese) dove vengono fabbricati frigo e forni da incasso e microonde, dovrebbe produrre almeno 2,6 apparecchi l’anno per non essere in perdita. Le vendite invece hanno smaltito solo 1,6-1,7 milioni di apparecchi. I piani di cottura escono ora dallo stabilimento marchigiano di Melano della Hotpoint, che ha assorbito anche le linee dello stabilimento di Albacina ed ora, grazie ad un investimento di 27 milioni di euro, è un gioiello di automazione secondo la tecnologia IoT, con una capacità di 2 milioni di piani. Siena, da dove escono congelatori a pozzo ormai venduti a prezzi molto bassi è a rischio chiusura. E lo stesso rischio lo corre il centro produttivo di lavasciuga di Ascoli Piceno. A Napoli, dove vengono realizzate le lavatrici con marchio di qualità tedesco Tüv, di fascia Premium, gli investimenti in tecnologie IoT garantiscono invece la domanda dei mercati del centro Europa. Cresce e crescerà ancora la capacità produttiva delle fabbriche in Polonia, dalle quali escono diversi milioni di elettrodomestici free standing. Ma non è solo la situazione attuale del mercato a rendere il futuro difficile e incerto per i dipendenti della Whirlpool.

Delocalizzazione in vista verso Polonia e Turchia

Di certo, gli azionisti sono da tempo insoddisfatti di utili in calo costante e quindi chiedono sempre più insistentemente di prendere provvedimenti decisivi. O vendere Whirlpool Emea a Midea (che sta tra l’altro cambiando programmi e manager per rafforzarsi in Europa) e in tal caso Bitzer è il manager più adatto a sfoltire duramente fabbriche e personale e per presentare un gruppo snello e con minori perdite. Questo passerebbe inevitabilmente da un trasferimento ulteriore di attività produttive dei Majap in Polonia a Lodz (eredità di Hotpoint-Indesit), a Poprad e Wraclaw. Ma non è finita perché le minacce vengono anche dalla Turchia. Perch, ha dichiarato Bitzer a questo proposito, la Turchia è un paese chiave in una regione con 200 milioni di abitanti, dove la multinazionale americana era del tutto assente. In dote da Indesit, Whirlpool ha ricevuto da Indesit due unità produttive, una di frigo e una di lavatrici le cui capacità verranno implementate.

E se la Cina è la grande fabbrica degli Usa, la Turchia lo è già ora e lo sarà sempre di più per l’Europa. Qui BSH (Bosch e Siemens) hanno il centro produttivo europeo più importante, la Candy ha qui unità produttive alle quali andranno ad aggiungersi linee produttive ora operanti in Cina. Quanto a Bitzer, potrebbe, come si sussurra, voler finire in bellezza ricevendo ovviamente un grande bonus con il quale fare il manager in proprio. Bitzer infatti è proprietario in Svizzera di un’azienda di profumi di lusso, e poi soprattutto ha una stupenda grande tenuta, la Mocajo con annesso agriturismo, nel senese, che produce ancora una collezione di vini dall’evocativo nome IGNIS, appartenuta infatti al fondatore della Ignis, Guido Borghi.

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