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Visco: “No a nuovo debito per coprire le spese correnti”

Intervenendo alla Giornata del Risparmio il Governatore di Bankitalia lancia un monito in vista della Manovra: “Il debito non può essere impiegato a copertura delle spese correnti” – Secondo Visco serve un fondo Ue per assorbire i debiti nazionali post Covid – Franco: “Nuovi interventi sul caro Bollette”. E sul debito: “Entro il decennio ai livelli pre-pandemia”.

Visco: “No a nuovo debito per coprire le spese correnti”

Non si possono finanziare le spese correnti continuando ad aumentare il debito pubblico. Lo ha detto chiaro e tondo il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, in occasione del suo intervento alla Giornata del Risparmio 2021 organizzata come ogni anno dall’Acri, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, e a cui hanno partecipato anche il ministro dell’Economia, Daniele Franco, il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, e il presidente dell’Acri, Francesco Profumo.

Il Governatore lancia quindi un chiaro messaggio al Governo, ma soprattutto ai partiti, impegnati a costruire la Manovra 2022 dove, secondo le previsioni, troveranno spazio il superamento di quota 100 e l’introduzione di quota 102 e 104. 



NO AL DEBITO PER LE SPESE CORRENTI

Ora che il peggio sembra alle spalle e che l’Italia ha intrapreso la strada della ripresa, la riduzione del debito pubblico deve tornare al centro dell’azione di Governo. Visco ha sottolineato che “il rilancio della crescita è anche la via maestra per ridurre il peso del debito, che costituisce un elemento di intrinseca fragilità della nostra economia”. In questo contesto è fondamentale evitare di far aumentare ulteriormente il debito pubblico. “Il ricorso all’indebitamento – ha detto il numero uno di Via Nazionale – è cruciale per contrastare crisi quali quella che stiamo attraversando, ma le misure di sostegno alla domanda non possono essere utilizzate per stimolare permanentemente l’attività economica“. Un concetto rimarcato più volte dal Governatore di Bankitalia, che puntualizza: “si può ricorrere al debito per finanziare investimenti cruciali per l’attività produttiva, e in Italia certamente non mancano aree in cui occorre spendere di più, a partire dalle infrastrutture, dall’innovazione e dall’istruzione”. Si può ricorrere al debito anche “in condizioni congiunturali avverse per finanziare gli ammortizzatori sociali, e in situazioni di emergenza, come quelle determinate dalla pandemia, per consentire l’attuazione di interventi straordinari. Ma di regola il debito non può essere impiegato a copertura delle spese correnti“.

Parole che suonano come un monito in vista della Manovra 2022 che il Governo comincerà ad esaminare la settimana prossima. Negli ultimi giorni, al centro del dibattito nazionale, figurano non a caso la rimodulazione dei dispendiosi bonus edilizi, ma soprattutto il superamento di Quota 100 in materia di pensioni. E proprio sulla previdenza, Visco avverte: “L’incidenza della spesa pensionistica continuerà a salire nel prossimo ventennio per effetto delle dinamiche demografiche. Per la stessa ragione anche la sanità e l’assistenza potrebbero richiedere un’estensione dei servizi offerti. Se il Paese deciderà di mantenere o ampliare il perimetro dell’intervento pubblico, occorrerà assicurare che gli interventi trovino adeguata copertura, evitando di finanziare aumenti permanenti della spesa in disavanzo, come è invece avvenuto in passato”. 

Bisogna inoltre tenere conto di un altro fattore importante: i tassi bassi o negativi non saranno eterni. Prima o poi la politica delle Banche Centrali dovrà mettere da parte gli stimoli straordinari e tornare “alla normalità”. Occorre dunque che l’Italia si faccia trovare pronta “per evitare il riproporsi dei rischi di instabilità sperimentati in passato, superata la crisi sarà necessario accelerare il rientro, anche ricostituendo adeguati avanzi primari”.

POLITICHE EUROPEE E CRESCITA

Parlando dell’Europa, il Governatore ha nuovamente rimarcato l’importanza di un bilancio comune. Toccherà agli Stati però dimostrare di “meritarlo”. Se infatti i soldi del Next Generation Eu saranno spesi bene e nei tempi previsti (altro monito all’Italia) questo dimostrerà a Bruxelles che è arrivato il momento di fare un passo in più. “Per garantire in tempi rapidi liquidità e spessore al mercato di questo nuovo strumento si può pensare a una gestione comune di una parte dei debiti dei singoli paesi attraverso un fondo di ammortamento che ritirerebbe gli strumenti nazionali emettendo titoli europei”, ha continuato Visco, sottolineando che “Questa parte dovrebbe almeno includere il debito contratto da tutti i paesi membri negli ultimi due anni per far fronte agli effetti della pandemia”.

Tornando all’Italia, il numero uno di Bankitalia ha confermato le attuali stime sulla crescita, pari a +6%, dicendosi cautamente ottimista “sulla velocità di uscita dalla crisi”. Attenzione però ai rischi, tra i quali ha incluso anche i ritardi delle campagne vaccinali in molti Paesi emergenti, la crisi delle materie prime e l’aumento dei prezzi dell’energia. 

LA RISPOSTA DEL MINISTRO FRANCO

Alle preoccupazioni di Visco ha risposto a poca distanza il ministro dell’Economia Daniele Franco che, intervenendo alla Giornata del Risparmio, ha rassicurato sul fatto che “Il punto di picco del debito pubblico determinato dalla recessione indotta dalla pandemia lo abbiamo superato l’anno scorso. Entro fine decennio prevediamo di riportarlo dove stava prima della crisi pandemica”, ha affermato il ministro che ha poi rimarcato: “La riduzione del debito libererà risorse, attenuerà le pressioni sullo spread e accrescerà l’autonomia della nostra politica economica”. Linea comune anche sui tassi. Secondo Franco infatti “occorre essere pronti a una fase di aumento dei tassi che inevitabilmente accadrà nei prossimi anni, e qui occorre riacquisire avanzi primari come era prima del 2019″. Nonostante ciò, la politica economica “resterà espansiva” anche dopo il ritorno ai livelli pre-Covid, “ovvero dal 2024 in avanti”, ha detto. 

Il numero uno del Mef ha poi ricordato la “crescita anemica” che ha caratterizzato l’Italia nell’ultimo quarto di secolo, sottolineando il bisogno di intervenire “sulla nostra crescita potenziale”, concentrandosi su “tre aree di intervento: occupazione, produttività e dotazione di capitale”. Parlando degli ostacoli alla crescita il ministro ha citato i rischi derivanti “dall’evoluzione dei prezzi dell’energia”, un terreno sul quale annuncia ulteriori interventi. Il Documento Programmatico di Bilancio stanzia infatti 2 miliardi sia per l’anno prossimo che per il 2023 allo scopo di contrastare l’aumento delle bollette.

Franco ha infine parlato della necessità di ridurre il cuneo fiscale: “Nel disegno di legge di Bilancio abbiamo portato le risorse disponibili a 8 miliardi, le modalità di attuazione di questo taglio al prelievo verranno definite nei prossimi giorni e settimane”. 

RISPARMIO: MENO TASSE E PIÙ FIDUCIA

Ad aprire ufficialmente la Giornata del Risparmio è stato il presidente dell’Acri, Francesco Profumo, che ha sottolineato come “il risparmio accumulato da famiglie e imprese italiane” abbia “raggiunto livelli da record”. Nei conti correnti sono fermi 1.800 miliardi euro che bisogna scongelare, trasformando queste risorse in investimenti. Come? Secondo il numero uno dell’Acri “gli incentivi fiscali”, da soli, non bastano. Sono invece essenziali il proseguimento della campagna vaccinale, “le progressive riaperture dei luoghi di svago e aggregazione”, la “riapertura delle scuole” e la ripresa della vita pubblica. “Questo può contribuire a diffondere un clima di crescente speranza e fiducia”, ha continuato. 

In questo contesto però, occorre ricordare che, insieme al risparmio, è cresciuta anche la povertà e che, a causa della pandemia, i cosiddetti “nuovi poveri” sono oltre 450mila. “Quando ragioniamo di temi economici e sociali è sempre bene tenere a mente la composizione molto variegata e “a macchia di leopardo” che caratterizza il nostro Paese”, ha avvertito Profumo. Il presidente dell’Acri ha lodato gli interventi messi in campo dall’Unione Europea per contrastare la crisi e il Pnnr varato dal Governo italiano. “Ora si impone a tutti – ciascuno nel suo ruolo – una grande responsabilità, per indirizzare al meglio queste risorse, individuare i progetti più opportuni e monitorarne lo stato di avanzamento”, ha detto. 

Parlando delle Fondazioni Profumo si è detto ottimista su una possibile riduzione del carico fiscale che pesa su di esse: “Lo scorso anno è partito un dialogo tra Acri e il Governo che ha portato a un primo importante cambio di passo, registrato nella Legge di Bilancio 2021. Il confronto su questo tema sta proseguendo positivamente anche con l’attuale esecutivo”. Il presidente dell’Acri ha infine sottolineato il contributo delle Fondazioni alla ripresa. Nonostante le difficoltà vissute a causa della pandemia, le erogazioni verso il territorio sono arrivate nel 2020 a quota 950 milioni di euro (+4,3% rispetto al 2019). 

La riduzione della pressione fiscale è considerata fondamentale anche dal presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, secondo cui “finché nell’Unione Europea non vi sarà uniforme pressione fiscale, i singoli Stati competeranno per attrarre risparmi e investimenti”. In Italia la pressione fiscale è superiore di 4 punti percentuali rispetto alla media europea sul lavoro e di 6 sui capitali investiti. Per rafforzare la ripresa dunque occorre intervenire. “Sulle imprese occorre ridurre la pressione fiscale, innanzitutto su quelle che non producono utili, abolendo l’IRAP, di dubbia costituzionalità. Non sono dogmi i livelli di pressione fiscale definiti in tempi ormai lontani, molto prima della pandemia. Più tutela del risparmio, più equità e più lotta all’evasione sono ingredienti decisivi per una prolungata cospicua ripresa”, ha affermato Patuelli.

Per quanto riguarda le banche, gli istituti di credito devono “affrontare la complessa fase successiva alle moratorie e prevedere prudenzialmente la crescita dei crediti deteriorati che non va sottovalutata o sopravvalutata, anche per non alterarne il mercato. Le Banche non debbono essere costrette a svendere i deteriorati con scadenze troppo ravvicinate e rigide. Valuteremo gli effetti della riforma della giustizia civile”, ha sottolineato il presidente dell’Abi, mettendo in luce l’impegno dell’intero comparto nella tutela ambientale e della salute e nel percorso di transizione ecologica. 

IL MESSAGGIO DI MATTARELLA

Come da tradizione, la Giornata del Risparmio si è aperta con un messaggio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: “La Giornata del Risparmio è caratterizzata, quest’anno, da una ripresa dei ritmi produttivi e dei consumi delle famiglie, alle quali è associata una ripresa degli impieghi”, ha affermato il presidente, spiegando che “Il miglior clima di fiducia potrà contribuire a mobilitare rapidamente una preziosa risorsa, come quella del risparmio delle famiglie, tutelata dalla Costituzione, contribuendo alla ripartenza”. 

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