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Venezuela, sale la tensione: per Trump il presidente Maduro “ha i giorni contati”. Ecco cosa può succedere

Un dispiegamento di forze come quello della Marina degli Stati Uniti al largo di Caracas non si vedeva dai tempi della prima Guerra del Golfo. Il presidente è criptico ma tutto lascia pensare ad un imminente attacco missilistico. Il pretesto è il narcotraffico, ma il Venezuela non risulta nella lista Onu dei narco-Stati

Venezuela, sale la tensione: per Trump il presidente Maduro “ha i giorni contati”. Ecco cosa può succedere

“Maduro ha i giorni contati”, ma allo stesso tempo “dubito che ci sarà una guerra in Venezuela”. E’ un Donald Trump come sempre contraddittorio, probabilmente per non dare troppi riferimenti sull’operazione militare che gli Stati Uniti stanno conducendo in Venezuela, ufficialmente per debellare il narcotraffico ma più verosimilmente per far cadere il regime di Nicolas Maduro e portare dunque sotto la propria sfera di influenza un Paese ricco di petrolio e altre materie prime strategiche. Non a caso, prima dell’intervista rilasciata al programma della CBS “60 Minutes”, il tycoon era stato ancora più criptico rispondendo alla domanda secca di un reporter: “Se ci fossero piani reali di attaccare il Venezuela, onestamente non lo direi a voi giornalisti”, e poi scherzando sul fatto che gli Usa avrebbero sì piani, ma “piani molto segreti”.

Insomma l’offensiva di Washington nel Paese sudamericano, sebbene ridimensionata pubblicamente da Trump, non è uno scherzo: lo dimostrano “i giorni contati” di Maduro ma soprattutto lo spiegamento di forze da parte dell’esercito yankee, che secondo gli esperti è il più grande nella storia delle Forze armate Usa dai tempi della prima Guerra del Golfo. I numeri parlano chiaro: è stata scomodata persino la portaerei USS Gerald Ford, storicamente la più “letale” della Marina statunitense, alla quale vengono affiancate 13 forze navali, più di 700 missili e oltre 180 Tomahawk. Un arsenale che serve per ora ad intimorire e mettere sotto pressione il presidente Maduro, accusato dagli Usa di essere a capo di un cartello di narcos, e la cui taglia per la cattura è stata negli ultimi mesi raddoppiata a 50 milioni di dollari.

Maduro ha “i giorni contati” ma è improbabile una invasione. Più verosimile un poderoso attacco missilistico

Secondo gli esperti non sarebbe comunque nei piani una invasione, ma tutto lascia pensare ad un attacco missilistico. “Non mandi una delle tue risorse navali più importanti soltanto per farle fare un giro e stare lì a guardare. O la si usa o la si riassegna immediatamente. Molto probabilmente ci sarà un attacco missilistico contro il Venezuela”, aveva detto nei giorni scorsi il colonnello della Marina in pensione e autore dell’analisi del CSIS Mark Cancian. Al momento Washington si sta “limitando” a pattugliare severamente il mare al largo di Caracas. Da alcuni mesi si stanno moltiplicando attacchi contro presunte imbarcazioni di narcotrafficanti: la stampa locale ne ha contati una quindicina, che hanno causato 65 morti. “Ogni barca che affondiamo, salviamo la vita di 25.000 americani”, aveva detto qualche settimana fa Trump confermando le operazioni.

In tutto questo, Maria Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana e fresca vincitrice del Premio Nobel per la Pace, in qualche modo smentisce di aver meritato quel riconoscimento offrendo totale sponda e giustificazione all’operazione militare statunitense: “Il popolo venezuelano sostiene pienamente il presidente Trump e la sua strategia, perché abbiamo lottato per 26 anni per liberare il nostro Paese”, ha detto intervistata da Fox News. “Il Venezuela è un chiaro esempio della devastazione che il socialismo e la criminalità possono causare nella società. Venti anni fa era il Paese più ricco e libero dell’America Latina, mentre oggi è uno dei più poveri”, ha aggiunto Machado, che sui “giorni contati” per Maduro si è detta d’accordo con Trump. Sulle tensioni tra Usa e Venezuela è in preallarme l’Onu ed è intervenuto pure il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani: “La situazione in Venezuela è preoccupante. È chiaro che Maduro è nei guai, vedremo come si evolveranno gli eventi.”

Secondo l’Onu il Venezuela non è un narco-Stato: gli hub da colpire sarebbero Messico e Ecuador

L’Onu in particolare sta condannando l’azione militare americana, e attraverso l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (Unodc) fa presente che il Venezuela a differenza di Colombia, Perù e Bolivia non è un narco-Stato, cioè un Paese il cui governo controlla, facilita e trae profitto in maniera sistemica dal narcotraffico. Non esistono dunque prove ufficiali che lo Stato gestisca direttamente il narcotraffico, tuttavia, esistono forti elementi di narcoinfiltrazione istituzionale, da lì la definizione di “narco-Stato funzionale”. In una situazione di collasso economico come quella che sta vivendo il Venezuela, anche a causa delle sanzioni internazionali, il regime di Maduro tollera il traffico non soltanto di droga, ma anche di oro e di carburante, e altri traffici illeciti, come fonti alternative di liquidità. Lo Stato, di fatto, utilizza la narco-economia per sopravvivere ma non si identifica con esso, come accadeva a Panama ai tempi del generale Noriega.

Va anche detto che secondo un rapporto della Dea del 2020, circa il 74% della cocaina nel 2019 è passato dal Pacifico e non dal Mar dei Caraibi. I Cartelli messicani restano i gestori dell’intera catena logistica del narcotraffico verso gli Usa. Il Venezuela ha un ruolo marginale, di transito e decollo, e lo stesso vale anche per le rotte europee che vedono protagonista l’Ecuador, in particolare il porto di Guayaquil, che è oggi il principale hub di esportazione di cocaina verso l’Europa, via Atlantico ovviamente. Maduro da parte sua respinge le accuse, invoca la pace (attraverso dei video piuttosto imbarazzanti postati sui social in cui chiede agli Usa di non fargli la guerra) e nel dubbio chiede aiuto agli alleati, nel caso specifico a Russia, Iran e Cina.

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