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Maria Corina Machado: premio Nobel per la Pace 2025 alla venezuelana anti-Maduro. Casa Bianca stizzita: “Anteposta la politica alla pace”

Chi è Maria Corina Machado e perché le è stato assegnato il premio Nobel per la Pace 2025. Deluso e irritato Trump che si è attribuito la conclusione di almeno sette guerre

Maria Corina Machado: premio Nobel per la Pace 2025 alla venezuelana anti-Maduro. Casa Bianca stizzita: “Anteposta la politica alla pace”

Il premio Nobel per la Pace 2025 è stato assegnato a Maria Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana per il suo ruolo nella promozione della democrazia e dei diritti umani sotto il regime di Nicolás Maduro. A consegnare il premio una commissione di cinque persone, eletta dal Parlamento norvegese, a Oslo.

Stizzita – e immediata – la reazione da Washington. Su X, Steven Cheung, direttore delle comunicazioni della Casa Bianca, ha voluto scrivere: “Il presidente Trump continuerà a stringere accordi di pace, a porre fine alle guerre e a salvare vite umane. Ha un cuore umanitario e non ci sarà mai nessuno come lui in grado di spostare le montagne con la sola forza di volontà”. E ancora: “Il Comitato per il Nobel ha dimostrato di anteporre la politica alla pace”.

Maria Corina Machado: a lei il premio Nobel per la Pace 2025

Il premio va a una “coraggiosa e impegnata paladina della pace“, “una donna che mantiene accesa la fiamma della democrazia in mezzo a un’oscurità crescente” si dice nell’annuncio. Il riconoscimento, si legge nella motivazione, le è stato conferito “per il suo instancabile lavoro nella promozione dei diritti democratici del popolo venezuelano e per la sua lotta per raggiungere una transizione giusta e pacifica dalla dittatura alla democrazia“.

“Mara Corina Machado è una delle figure civili più straordinarie del coraggio latinoamericano dei nostri tempi”, ha detto Jørgen Watne Frydnes, Presidente del Comitato Norvegese del Premio Nobel, sottolineando come, sotto la sua guida, “l’opposizione venezuelana, a lungo divisa, sia riuscita a trovare un terreno comune nella richiesta di elezioni libere e di un governo rappresentativo”.

“In un momento in cui la democrazia è sotto minaccia, è più importante che mai difendere questo terreno condiviso”, ha detto aggiunto Frydnes. Il presidente del Comitato ha inoltre ricordato che il Venezuela “è passato da un Paese relativamente democratico e prospero a uno Stato brutale e autoritario, oggi afflitto da una grave crisi economica e umanitaria”. “La macchina della violenza statale è rivolta contro la sua stessa popolazione, e quasi otto milioni di persone hanno lasciato il Paese”, ha concluso Frydnes.

La cerimonia di premiazione è prevista a Oslo per il prossimo 10 dicembre, ma già ora la notizia ha sollevato reazioni contrastanti tra le cancellerie internazionali e le autorità venezuelane.

Chi è María Corina Machado

María Corina Machado, nata a Caracas nel 1967, è ingegnere industriale. La sua attività politica inizia nei primi anni 2000 con la fondazione di Súmate, un’organizzazione civile impegnata nel monitoraggio elettorale. Nel 2011 entra nell’Assemblea Nazionale come deputata per lo stato di Miranda, distinguendosi per il suo aperto dissenso nei confronti del governo di Hugo Chávez prima e di Nicolás Maduro poi. Nel 2013 fonda Vente Venezuela, partito di orientamento liberale e pro-democrazia. Nel 2023 ottiene un ampio consenso alle primarie dell’opposizione, ma viene interdetta per 15 anni dalle cariche pubbliche nel gennaio 2024 dal Tribunale Supremo venezuelano. La scelta di designare Edmundo González Urrutia come candidato alle presidenziali del 2024 è la conseguenza diretta della sua esclusione forzata.

Dopo le elezioni venezuelane del 28 luglio 2024, giudicate da osservatori internazionali come “marcatamente non libere“, Machado ha fatto perdere le proprie tracce. Da allora ha condotto le sue attività politiche in clandestinità, temendo per la propria sicurezza e per quella dei suoi collaboratori.

Un episodio emblematico si è verificato lo scorso 9 gennaio, riportano i media, quando, durante una manifestazione nel quartiere Chacao di Caracas, Machado è stata intercettata dalle forze di sicurezza. Secondo diverse Ong, si è trattato di un “rapimento lampo”, finalizzato a isolarla temporaneamente e intimidirla. È stata successivamente rilasciata, ma obbligata a comparire in video per confermare la sua condizione di libertà. Il governo venezuelano ha negato qualsiasi coinvolgimento diretto, ma la comunità internazionale, comprese l’Unione Europea e gli Stati Uniti, ha condannato l’episodio come un atto di repressione politica. Attualmente, Machado vive nascosta, continuando però a rilasciare dichiarazioni pubbliche attraverso canali sicuri.

Era in lizza anche Trump, deluso per la seconda volta

I candidati erano centinaia, come ogni anno e, seppur segreti, è noto che il più determinato ad avere il riconoscimento, era Donald Trump, proponendosi, ha detto, come “l’unico presidente americano ad aver concluso otto guerre”. Già nel 2018 e nel 2020 Trump s’era stupito di non avere ancora vinto il Nobel, al contrario dei suoi predecessori Theodore Roosevelt (l’unico repubblicano), Thomas Woodrow Wilson, Jimmy Carter e Barack Obama. Secondo i suoi calcoli, Trump è stato l’artefice della conclusione di una guerra al mese: tra Israele e Iran, Congo e Ruanda, Cambogia e Thailandia, India e Pakistan, Serbia e Kosovo, Egitto ed Etiopia, Armenia e Azerbaigian. In un altro intervento, assieme al premier israeliano Benjamin Netanyahu ha detto di meritare il Nobel anche per gli Accordi di Abramo firmati nel 2020. Dopo aver calato l’asso del piano su Gaza, ora si sono uniti anche i parenti degli ostaggi. Ma, secondo gli ammiratori, Trump è troppo modesto: sono addirittura undici i conflitti che il presidente americano avrebbe contribuito quanto meno a raffreddare

Il vicepremier Antonio Tajani a margine di una conferenza stampa nella sede di Forza Italia ha sottolineato che “Machado scelta giusta” aggiungendo che “Trump ha i titoli per avere il Nobel la prossima volta”.

L’impronta di Trump sull’accordo su Gaza è fuori discussione, ma bisogna ricordare che è lo stesso che questa settimana ha chiesto l’arresto del sindaco di Chicago Brandon Johnson e del governatore delll’Illinois J.B. Pritzker, accusando i due politici democratici di non proteggere gli agenti dell’agenzia federale per il controllo dell’immigrazione. Nello scorso fine settimana Trump aveva autorizzato l’invio di settecento membri della guardia nazionale a Chicago descrivendo la città come una “zona di guerra”. Le autorità locali e statali democratiche avevano presentato ricorso contro il decreto, accusando il presidente di “voler punire i suoi avversari politici”.

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