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Venezuela, ecco il Trump guerrafondaio: via libera all’intervento militare terrestre e alla cattura di Maduro

Dopo essersi reso protagonista della pace a Gaza (e forse in Ucraina?), il presidente statunitense sposta ora le attenzioni verso il Sudamerica con ben altri propositi. Per il NY Times avrebbe autorizzato “operazioni letali” per rovesciare il regime di Caracas. Maduro: “Non vogliamo la guerra”

Venezuela, ecco il Trump guerrafondaio: via libera all’intervento militare terrestre e alla cattura di Maduro

“Doppia pace” in Medio Oriente e Ucraina, come suggerisce l’articolo di Gerardo Pelosi su FIRSTonline, ma guerra in Sudamerica. E’ il rovescio della medaglia del multilateralismo alla Donald Trump, che se da un lato ha ottenuto una tregua nella Striscia di Gaza e vorrebbe fare lo stesso a Kiev e dintorni, dall’altro sta ora spostando le attenzioni – con propositi decisamente meno concilianti – verso Sud, verso l’America Latina, in particolare verso quel Venezuela che ormai da tempo è nemico giurato degli Stati Uniti per le questioni legate al narcotraffico e al petrolio. Il Paese caraibico possiede tra le maggiori riserve di oro nero al mondo ma da anni è piombato in una spirale inflazionistica dovuta alla corruzione e anche allo stesso embargo di Washington, che già dal 2020 sotto il mandato di Joe Biden non riconosce Nicolas Maduro come presidente legittimo.

Trump però sta mettendo in atto un upgrade dell’ostilità verso Caracas: negli ultimi mesi ha raddoppiato la ricompensa a 50 milioni di dollari per la cattura di Maduro, ma soprattutto già ad agosto, proprio nei giorni in cui riceveva Vladimir Putin in Alaska per parlare di pace, è passato ai fatti mandando l’esercito a pattugliare le acque territoriali venezuelane a caccia di imbarcazioni di narcos. Alcune di queste nelle ultime settimane sono state colpite da missili americani, provocando 27 morti, ma nei giorni scorsi c’è stato un ulteriore appesantimento della tensione: secondo quanto rivelato dal New York Times, il presidente americano ha ammesso di aver autorizzato la Cia a compiere “operazioni speciali” in territorio venezuelano, ufficialmente per intensificare la lotta al narcotraffico, ma si ritiene che l’intelligence possa arrivare a catturare o ad uccidere Maduro o membri del suo governo. Secondo il NY Times infatti sono state autorizzate pure “operazioni letali”.

Trump minaccia: “Dopo il mare puntiamo alla terraferma, credo che Maduro stia sentendo la pressione”

Trump ha preferito non commentare nello specifico ma non ha nemmeno smentito e anzi ha rivendicato le iniziative della marina militare al largo di Caracas: “Ogni barca che affondiamo, salviamo la vita di 25.000 americani. Non voglio dirlo con esattezza, ma ora stiamo sicuramente guardando alla terraferma perché abbiamo il mare già molto ben sotto controllo. Credo che il Venezuela stia sentendo la pressione, e altri Paesi anche”. Maduro è non solo un avversario politico, accusato di frodi elettorali e crimini contro l’umanità nei confronti degli oppositori, ma è stato inserito in una specifica lista nera con l’accusa di terrorismo internazionale, in quanto presunto leader del Cartello de Los Soles. Ecco perché, nel contesto di una operazione contro il traffico di droga, verrebbe così considerata assolutamente legittima, dal punto di vista statunitense, la sua eliminazione.

Sulla situazione sta vigilando l’Onu, che si è detto preoccupato, anche se presumibilmente non sta dedicando tutte le dovute attenzioni, visto che tutto il focus della comunità internazionale è in questi mesi su Gaza e Ucraina. Per questo Maduro sta chiedendo alle autorità internazionali di indagare sull’escalation militare nell’area, accusando gli Stati Uniti di aver ucciso nei loro attacchi marittimi dei pescatori e non dei narcotrafficanti. Secondo esperti citati dalla stampa sudamericana, al momento il dispiego militare statunitense intorno al Venezuela, per quanto consistente come non si vedeva dai tempi del Kuwait, non sarebbe sufficiente per sconfiggere l’esercito venezuelano in caso di scontro aperto. Maduro infatti ha chiamato alle armi tutta la popolazione, anche se nelle ultime ore sta ammettendo di “non volere la guerra”. “Dico al popolo degli Stati Uniti: no alla guerra. Non vogliamo una guerra nei Caraibi e in Sudamerica. Niente guerra, per favore, per favore, per favore. Ascoltatemi”.

Il Premio Nobel a Machado è in realtà un assist a Trump

In questo contesto va dunque riletto in maniera diversa il Premio Nobel per la Pace recentemente assegnato a Maria Corina Machado, la leader dell’opposizione venezuelana. Inizialmente la scelta era sembrata uno sgarbo a Trump, reduce dal trionfo di Sharm-el-Sheikh, ma a ben vedere potrebbe rivelarsi una “sponda” per giustificare un’iniziativa, militare o di intelligence che sia, o anche solo di soft power, degli Stati Uniti in Venezuela. Non è un caso infatti che Machado, subito dopo aver ricevuto il premio, abbia telefonato proprio a Donald Trump, quasi chiedendo scusa per averlo vinto al posto suo (almeno così ha raccontato il tycoon, non smentito), e rinnovando il totale appoggio a qualsiasi aiuto da parte di Washington per rovesciare il regime di Maduro.

Sembriamo essere tornati alla dottrina Monroe, quella del Sudamerica ‘giardino di casa’ degli Usa. “Trump crea un mostro di Frankenstein unendo la guerra alla droga degli anni ’80 e quela al terrorismo dell’amministrazione di George W. Bush”, scrive il quotidiano brasiliano Folha de Sao Paulo. In Sudamerica ricordano bene tutti i colpi di Stato e i regimi militari sotto la regia di Washington, dal Cile allo stesso Brasile, ma era da tempo che le tensioni, quanto meno quelle armate, sembravano essersi placate. L’ultima volta che si sono viste in America Latina minacce simili a quelle di Trump in Venezuela era il 1989, quando gli Stati Uniti invasero Panama. Nel 1994 ci fu una mobilitazione militare ad Haiti, ma c’era la parvenza di una forza multinazionale e la causa era il ripristino della democrazia.

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