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Ucraina, negoziati ad Abu Dhabi: “Colloqui costruttivi”. Zelensky: discussi i parametri per la fine della guerra

Possibile un nuovo round di negoziati già la prossima settimana, ma Mosca continua a insistere sul Donbass. Raid russi su Kiev e Kharkiv: morti e feriti. Oltre 400mila senza elettricità a Cernihiv

Ucraina, negoziati ad Abu Dhabi: “Colloqui costruttivi”. Zelensky: discussi i parametri per la fine della guerra

Si è concluso ad Abu Dhabi il secondo round di negoziati trilaterali tra Stati Uniti, Ucraina e Russia per cercare una soluzione al conflitto in corso da quasi quattro anni. Al termine dei colloqui, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha parlato di incontri “costruttivi“, sottolineando che per la prima volta dopo mesi si è entrati nel merito dei possibili parametri per la fine della guerra.

Zelensky: “Discusso il quadro per la fine del conflitto”

“Siamo riusciti a discutere molti temi ed è importante che le conversazioni siano state costruttive”, ha scritto Zelensky sul suo canale Telegram. “Il punto principale delle discussioni ha riguardato i parametri per la conclusione del conflitto e le condizioni di sicurezza necessarie”. In questo contesto, ha aggiunto, “è emersa una chiara consapevolezza dell’importanza di un monitoraggio e di un controllo americano sul processo di pace e sulla sicurezza reale”.

Il presidente ucraino ha quindi riferito che le parti hanno concordato di informare le rispettive capitali e di coordinare le prossime fasi con i leader politici. “I rappresentanti militari hanno individuato un elenco di questioni per un possibile prossimo incontro. Se ci sarà la disponibilità ad andare avanti – l’Ucraina lo è – nuovi colloqui potrebbero tenersi già la prossima settimana”, ha scritto anche su X.

Il nodo Donbass

Al centro delle trattative resta però il tema più delicato: la questione territoriale. Secondo fonti russe, il ritiro delle forze armate ucraine dal Donbass rimane “la questione più complessa e dirimente”. “Per la Russia è fondamentale che Kiev lasci il Donbass”, ha affermato una fonte vicina ai negoziati, aggiungendo che Mosca sta valutando diversi parametri di sicurezza. Una condizione che Zelensky ha più volte definito inaccettabile. Il presidente ucraino ha inoltre confermato di aver concordato con Donald Trump, a margine del Forum di Davos, la fornitura di munizioni per il sistema di difesa aerea Patriot, senza però specificarne il numero: “Non dirò quanti missili”.

I negoziati si sono svolti a porte chiuse, senza la presenza della stampa, secondo un formato concordato dalle tre parti. Le delegazioni erano guidate da figure di alto profilo: per la Russia ha partecipato Igor Kostyukov, direttore dell’intelligence militare dello Stato maggiore, mentre per l’Ucraina il gruppo di lavoro è stato guidato dal segretario del Consiglio per la Sicurezza e la Difesa Nazionale, Rustem Umerov. Gli Stati Uniti hanno preso parte ai colloqui con una delegazione guidata dall’inviato speciale Steve Witkoff, affiancato da Jared Kushner, che nei giorni scorsi hanno avuto un lungo incontro notturno al Cremlino con il presidente russo Vladimir Putin, definito dal consigliere Yuri Ushakov “franco, basato sulla fiducia e utile per entrambe le parti”.

Negoziati Abu Dhabi: raid russi mentre si tratta

Sul terreno, intanto, la guerra non si ferma. Nella notte la Russia ha lanciato un nuovo attacco su larga scala contro l’Ucraina, colpendo Kiev, Kharkiv e altre regioni con droni e missili balistici. Nella capitale ucraina una persona è morta e almeno tre sono rimaste gravemente ferite. Diverse esplosioni sono state avvertite in più distretti, con edifici civili e infrastrutture colpite. A Kharkiv i droni russi hanno danneggiato un ospedale per la maternità, un dormitorio per sfollati, una facoltà di medicina e abitazioni. Il bilancio parla di decine di feriti, tra cui un bambino. “Non possiamo ignorare questi attacchi, dobbiamo reagire con forza”, ha scritto Zelensky, chiedendo ai partner occidentali di rafforzare il supporto alla difesa aerea.

Gravi conseguenze anche nel nord del Paese. La città di Cernihiv è rimasta quasi completamente senza elettricità dopo gli ultimi raid russi. Secondo le autorità locali, le infrastrutture sono state convertite a fonti di emergenza. Il vicepremier Oleksiy Kuleba ha reso noto su Telegram che oltre 400mila persone sono rimaste senza corrente.

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