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Turchia, Erdogan: “La crisi non ci toccherà”

Dopo l’allarme lanciato dal suo vice, il premier di Ankara tenta di rassicurare i mercati sostenendo che ormail “il Paese è più forte” – In effetti il Pil cresce a una velocità record per gli standard europei, ma potrebbe non bastare: le preoccupazioni si concentrano sulla lira turca, che lunedì è crollata fino ai minimi nel cambio col dollaro.

Turchia, Erdogan: “La crisi non ci toccherà”

“Questa volta la crisi in Europa non toccherà neppure la Turchia. Questa volta siamo più forti”. Il premier turco Recep Tayyip Erdogan è sicuro: nonostante la situazione greca, le casse di Ankara non corrono alcun pericolo e la moneta del Paese non sta perdendo troppo terreno. “Quelli che si lamentavano dell’eccessivo rafforzamento della lira ora si lamentano del fatto che la lira è troppo debole. Non vi preoccupate, troveremo l’equilibrio giusto”, ha assicurato il primo ministro. Le sue parole sono arrivate per gettare acqua sul fuoco acceso dal vice premier, Ali Babacan, secondo cui la Turchia non sarà immune da un eventuale “terremoto” delle economie europee.

Lunedì scorso, in effetti, la lira turca, dopo aver perso l’11% del suo valore negli ultimi sei mesi, è crollata a un minimo di 1,718 nei confronti del dollaro. La Banca centrale è intervenuta sospendendo le aste quotidiane per l’acquisto di dollari e tagliando i coefficienti delle riserve obbligatorie che le banche devono accantonare a fronte dei prestiti. La valuta si è ripresa, ma le preoccupazione in Turchia è montata. Erdogan ha però buon gioco nel rassicurare i mercati, considerando gli ultimi risultati straordinari del Pil turco, che nel 2010 è cresciuto addirittura dell’8,9%, dopo la recessione dell’anno precedente (-4,9%).

Nel primo trimestre del 2011, inoltre, il Pil è salito ancora dell’1,4% rispetto al periodo ottobre-dicembre. Eppure non è detto che numeri del genere siano sufficienti: in molti temono che questa crescita così rapida si riveli nel medio termine un fattore di debolzza, che potrebbe sommarsi a guai più tradizionali come la scarsa propensione al risparmio delle famiglie e alla crescente dipendenza dal denaro estero.


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