La stagione delle trimestrali entra nel vivo a Wall Street: dopo i conti di ieri di Goldman Sachs oggi sono arrivati i risultati di JP Morgan Chase, Wells Fargo e Citigroup, mentre Bank of America e Morgan Stanley sono attese nelle prossime ore di domani. Il quadro si inserisce in un contesto di mercato ancora complesso, con aspettative di tagli dei tassi ridimensionate, pressioni inflattive legate all’energia e tensioni geopolitiche che mantengono elevata la volatilità. In questo scenario, le attività di trading restano il principale motore dei ricavi bancari, grazie alle forti oscillazioni su azioni, obbligazioni e materie prime che stanno ridisegnando, almeno nel breve periodo, gli equilibri del settore.
Nonostante una trimestrale positiva, il titolo di JP Morgan Chase cede lo 0,8% dopo il taglio delle stime sul margine di interesse netto. Wells Fargo perde invece il 4,2% in scia a risultati sotto le attese. Controcorrente Citigroup che sale dell’1%.
JP Morgan trimestrale 2026: utili sopra le attese e ricavi record
JP Morgan Chase ha aperto la stagione con una trimestrale solida ma accompagnata da una nota prudente sul futuro. Nel primo trimestre 2026 l’utile netto è salito a 16,49 miliardi di dollari (+13%) e i ricavi a 50,54 miliardi (+10%), entrambi sopra le attese. Il margine di interesse netto gestito ha raggiunto 25,48 miliardi (+9%), mentre l’utile per azione si è attestato a 5,94 dollari. Molto forte il contributo dei mercati, con il trading Ficc a 7,08 miliardi (+21%) e l’azionario a 4,48 miliardi, mentre l’investment banking è cresciuto a 3,14 miliardi (+38%), spinto soprattutto dall’advisory (+82%). In parallelo, la banca ha rivisto al ribasso la guidance sul margine di interesse netto 2026, ora atteso a circa 103 miliardi di dollari (da 104,5 miliardi e sotto il consenso di 104,15 miliardi), pur confermando le altre stime su costi e attività core. I prestiti sono rimasti a 1.500 miliardi e i depositi sono saliti a 2.680 miliardi, con qualità del credito ancora sotto controllo. Il ceo Jamie Dimon ha evidenziato la solidità dell’economia statunitense, pur richiamando l’attenzione su rischi crescenti legati a geopolitica, energia, commercio e livelli elevati di deficit globali.
Wells Fargo: primo trimestre in crescita tra interessi e trading
Wells Fargo delude nel primo trimestre 2026: l’utile netto è salito a 5,25 miliardi di dollari (da 4,89 miliardi), mentre i ricavi hanno raggiunto 21,45 miliardi, sotto le attese del consensus. Il margine di interesse netto è salito del 5% a 12,10 miliardi, ma è risultato inferiore ai 12,27 miliardi previsti, mentre l’utile per azione si è attestato a 1,60 dollari. Il margine di interesse netto percentuale è sceso al 2,47% contro il 2,57% atteso. Sul fronte operativo, prestiti e depositi risultano migliori delle attese, rispettivamente a 996 miliardi e 1.420 miliardi, ma non sufficienti a compensare la pressione sui margini. Le attività di mercato crescono del 19%, contribuendo solo in parte alla top line. La qualità del credito resta stabile, con perdite nette in linea con le attese, mentre accantonamenti leggermente più alti e attivi deteriorati in aumento a 8,77 miliardi. Sul piano patrimoniale, CET1 al 10,3% (leggermente sotto il consensus), con redditività solida: Roe al 12,2% e Rotce al 14,5%. Più alto del previsto il cost/income ratio al 67%, segnale di minore efficienza operativa.
La banca conferma la guidance annuale, con margine di interesse netto atteso intorno ai 50 miliardi e costi per circa 55,7 miliardi. Il ceo Charlie Scharf evidenzia la solidità del credito e la forte generazione di capitale, con 4 miliardi restituiti agli azionisti tramite buyback, in un contesto economico ancora resiliente nonostante volatilità e prezzi energetici in rialzo.
Citigroup trimestrale 2026: utili ed Eps oltre le attese
Citigroup ha invece evidenziato una dinamica a due velocità, con un forte contributo delle attività di mercato e un comparto banking più debole. Nel primo trimestre i ricavi sono saliti a 24,63 miliardi di dollari (+14%), massimo da oltre dieci anni, mentre l’utile netto è balzato a 5,8 miliardi (+42%). L’utile per azione ha raggiunto 3,06 dollari (+56%), con una redditività (Rotce) al 13,1%. Il punto di forza è stato il trading, con i ricavi Markets a 7,25 miliardi (+19%), trainati dall’azionario (+39%) e dal fixed income (+13%). Più debole invece il Banking, fermo a 1,77 miliardi, pur con un contributo positivo dell’investment banking a 1,33 miliardi. Nel trimestre Citigroup ha inoltre riacquistato azioni per 6,3 miliardi di dollari, mentre il margine di interesse netto si è attestato a 15,74 miliardi, sopra le attese. La banca continua a puntare a una crescita del margine di interesse del 5–6% nel 2026 (esclusa la divisione markets), confermando il percorso di trasformazione industriale guidato dal management.