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Treasuries Usa, super bottino per i primary dealer: livelli mai visti dal 2007. Cosa c’entra la deregulation di Trump

Il nuovo requisito di liquidità obbligatoria introdotto dall’amministrazione Trump (Slr) ha avuto impatto sulle riserve di titoli del Tesoro detenute dagli operatori, aumentate significativamente negli ultimi mesi. Il mercato dei Treasuries Usa è sotto pressione a causa dei timori di surriscaldamento inflattivo

Treasuries Usa, super bottino per i primary dealer: livelli mai visti dal 2007. Cosa c’entra la deregulation di Trump

Le grandi banche statunitensi che agiscono, come accade per il mercato europeo e italiano, da primary dealer in occasione delle aste del Tesoro hanno recentemente fatto incetta di titoli di stato a stelle e strisce, accumulando nei loro portafogli ammontari che hanno raggiunto livelli che non si vedevano dal 2007, cioè dal fallimento di Lehman Brother che ha causato la crisi finanziaria mondiale.

Mercato obbligazionario sotto pressione: Trump incentiva i dealer

La ragione potrebbe essere una delle numerose spinte alla deregulation operata dall’amministrazione Trump, per cercare di riportare le banche a operare sul mercato obbligazionario, in un momento di pressione, con prezzi in calo e rendimenti in salita, a causa dei forti timori di un surriscaldamento dell’inflazione a causa dello shock petrolifero in atto per le tensioni Usa-Iran. Il rendimento del Treasuries a 10 anni a fine marzo ha oltrepassato la soglia di guardia del 4,40%, da cui è sceso solo parzialmente in area 4,35% oggi: livelli difficili da sostenere con un debito pubblico Usa in continua espansione: l’ammontare complessivo è aumentato a marzo a 39 miliardi di dollari dai 38,8 miliardi di febbraio. Si tratta del debito pubblico più alto al mondo in valore assoluto e rappresenta circa il 39,1% di tutto il debito globale. In questa situazione è chiara l’attenzione dell’amministrazione Trump per l’azione sul mercato da parte dei primary dealer.

Nei portafogli dei primary dealer Usa 550 miliardi, la quota più alta dal 2007

I valori netti di Treasuries Usa, i cosiddetti T bond, detenuti dai primary dealer sono saliti quest’anno a 550 miliardi di dollari in media, da meno di 400 miliardi del 2025. Lo riferisce il Financial Times facendo riferimento ai dati della Federal Reserve di New York. Queste posizioni rappresentano quasi il 2% dell’intero mercato dei Treasury vale 31.000 miliardi di dollari, nonché appunto la quota più alta dal 2007.

Secondo analisti, investitori e dirigenti del settore finanziario, è stato l’allentamento delle normative statunitensi sui requisiti patrimoniali a incoraggiare le grandi banche a partecipare a un maggior numero di operazioni sui titoli del Tesoro, consentendo loro di recuperare parte del terreno perso a favore di altri gruppi finanziari dopo la crisi del 2008. “Oggi le banche svolgono un ruolo di intermediario più importante sia per i cambiamenti normativi, ma anche per una sorta di cambiamento nella loro mentalità in materia di regolamentazione” ha detto Ajay Rajadhyaksha, responsabile globale della ricerca di Barclays.

Le autorità di vigilanza statunitensi alla fine dello scorso anno hanno messo a punto alcuni piani per allentare il cosiddetto coefficiente di leva finanziaria supplementare, (Enhanced Supplementary Leverage Ratio o Slr) che stabilisce la quantità di capitale non ponderato per il rischio che le maggiori banche americane devono detenere rispetto al totale delle attività. L’iniziativa, che era stata promossa dalla governatrice federale Michelle Bowman, è stata accolta con favore dagli operatori di Wall Street, i quali avevano spesso sottolineato che come in passato le norme più severe sui requisiti patrimoniali avevano allontanato le banche dal ruolo di market maker. Bowman, nominata da Trump lo scorso anno, aveva sostenuto che, sebbene le normative post-2008 avessero reso le banche più sicure, avevano anche limitato alcune attività a basso rischio e reso più fragile il mercato dei titoli del Tesoro.

“Eravamo scettici sul fatto che questi cambiamenti avrebbero avuto un impatto significativo sulla propensione delle banche a detenere titoli del Tesoro” ha detto Mark Cabana, responsabile della strategia sui tassi di interesse statunitensi presso Bank of America. “Ma abbiamo prove che il requisito di liquidità obbligatoria (Slr) ha avuto invece un impatto sulle riserve di titoli del Tesoro detenute dagli operatori… [che] sono aumentate significativamente negli ultimi mesi”. Anche Morgan Stanley ha fatto notare questo mese di aver investito maggiori capitali nel trading di titoli del Tesoro grazie alle modifiche apportate al coefficiente di riserva obbligatoria.

Gli hedge fund si sono ritagliati un ruolo importante nel mercato dopo il 2008, aumentando il rischio di disfunzioni

Prima della crisi finanziaria, le grandi banche erano gli indiscussi pilastri del mercato dei titoli di Stato. Da allora, tuttavia, gli hedge fund e le società di trading specializzate sono entrate nel mercato assumento un ruolo molto più ampio e importante. La loro espansione come acquirenti e operatori di mercato è stata fondamentale, poiché i tagli alle tasse e i massicci programmi di spesa hanno spinto il deficit federale al 6% del Pil Usa.

Ma questi nuovi operatori hanno anche immesso nel mercato una quantità di leva finanziaria senza precedenti, aumentando il rischio di disfunzioni nei momenti di panico durante le negoziazioni. La Fed è dovuta intervenire durante le tensioni del mercato nel 2020.

Smantellare regole di bilancio non è detto che funzioni: è cambiata la struttura del mercato

Yesha Yadav, professoressa alla Vanderbilt Law School specializzata in regolamentazione del mercato dei titoli di Stato, ha avvertito che, poiché le banche non sono obbligate a operare sui mercati, non vi è alcuna garanzia che una regolamentazione più permissiva riporti permanentemente gli istituti di credito sul mercato. “Stiamo smantellando queste regole di bilancio, ma non è detto che funzioni”, ha affermato Yadav. Jay Barry, responsabile della strategia globale sui tassi di interesse presso JPMorgan, ha ribadito tale nota di cautela: “I primary dealer non svolgeranno più il ruolo che avevano prima del 2008. Il trading si svolge semplicemente in modo diverso”. “Sebbene l’intermediazione e il market making stiano tornando, si sta verificando un cambiamento nella struttura del mercato, in cui comunque gli hedge fund e i trader che utilizzano le contrattazioni ad alta frequenza (le cosiddette Hft) ormai detengono una grande quota del mercato, e questo non cambierà”, ha aggiunto.

La spinta dell’amministrazione Trump verso la deregulation e il record di buyback

La riforma del requisito patrimoniale di solvibilità (SLR) fa parte di una più ampia spinta alla deregolamentazione negli Stati Uniti che ha contribuito ad aumentare i profitti dei giganti di Wall Street ed è stata una delle forze trainanti dietro al record di buyback registrato nel primo trimestre di quest’anno: le principali banche statunitensi hanno dedicato ai buyback azionari complessivamente una cifra record di 33 miliardi di dollari superando di gran lunga le previsioni di mercato. JPMorgan, Goldman Sachs e Citigroup per esempio hanno effettuato i più grandi buyback azionari della loro storia. Bank of America e Morgan Stanley hanno raggiunto il livello di buyback più alto degli ultimi anni.

Il mese scorso, le autorità di regolamentazione hanno proposto un piano per ridurre i requisiti patrimoniali per le maggiori banche statunitensi. La stessa Bowman ha sottolineato che, sebbene le norme di Basilea III Endgame, (l’ultimo pacchetto di riforme prudenziali del Comitato di Basilea, volto a rafforzare la resilienza delle grandi banche con requisiti patrimoniali più severi) concordate dalle autorità di regolamentazione globali, porterebbero a un lieve aumento dei requisiti patrimoniali, le modifiche al metodo di calcolo del cuscinetto di capitale aggiuntivo (un extra capital buffer) per le banche più grandi compenserebbero ampiamente tale aumento.

Alla fine del 2025, le sei maggiori banche di importanza sistemica detenevano una quantità di capitale significativamente superiore a quanto richiesto dalle normative – una media del 2,4% per l’intero gruppo – in previsione della fase finale di Basilea III, riporta una ricerca di Coalition Greenwich. Minal Chotai, responsabile globale dell’analisi dei costi e del capitale di Coalition, ha detto che, a causa delle modifiche alle normative sul capitale, “la giustificazione di questi ingenti accantonamenti eccessivi è venuta meno”.

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