Dopo quattro anni di risultati negativi, Tim torna a chiudere l’anno con un utile. Il gruppo delle telecomunicazioni ha archiviato il 2025 con un utile netto di 519 milioni di euro, ribaltando la perdita di 364 milioni registrata nel 2024 e riportando i conti in territorio positivo per la prima volta dal 2020. Il ritorno alla redditività è il risultato di più fattori: da un lato il contributo sempre più rilevante della controllata brasiliana Tim Brasil, dall’altro alcune componenti straordinarie di bilancio, tra cui il rimborso del canone concessorio del 1998 pagato quasi trent’anni fa. Il risultato arriva inoltre dopo una profonda riorganizzazione del gruppo, culminata con la separazione della rete e la vendita della società della rete fissa NetCo al consorzio guidato dal fondo statunitense Kkr, completata nel 2024. Nel frattempo si è ridefinito anche l’assetto dell’azionariato, con l’ingresso di Poste Italiane e l’apertura a possibili sinergie industriali.
Commentando i risultati, l’amministratore delegato Pietro Labriola ha sottolineato come il 2025 rappresenti un ulteriore passo nel percorso di trasformazione del gruppo, definendolo un anno che ha segnato “un altro passo decisivo nel nostro percorso per rendere Tim un’azienda normale, operativamente disciplinata, strategicamente coerente e finanziariamente prevedibile”, ha spiegato il manager, ricordando come il ritorno all’utile fosse un obiettivo fissato già quattro anni fa.
Tim: confermati tutti i risultati preliminari
Entrando nel dettaglio dei conti, dei 519 milioni di utile netto consolidato, circa 297 milioni sono attribuibili agli azionisti della capogruppo, mentre 222 milioni spettano alle minoranze della controllata brasiliana. Un miglioramento netto rispetto al 2024, quando il risultato attribuibile ai soci della controllante era stato negativo per 610 milioni.
Sul piano operativo, il gruppo ha registrato ricavi complessivi per 13,7 miliardi di euro, in crescita del 2,7% rispetto all’anno precedente, mentre l’Ebitda after lease ha raggiunto i 3,7 miliardi, con un aumento del 6,5%.
La geografia del fatturato conferma il peso crescente del Brasile nel business del gruppo. Le attività domestiche – in particolare i segmenti Consumer ed Enterprise – hanno generato circa 9,5 miliardi di euro, mentre Tim Brasil ha contribuito con circa 4,2 miliardi, pari a oltre il 30% dei ricavi complessivi.
Parallelamente prosegue il lavoro sul fronte finanziario. Il debito netto after lease è sceso a 6,9 miliardi di euro, con una riduzione di circa 412 milioni rispetto al 2024, riflettendo gli effetti della riorganizzazione e delle operazioni straordinarie degli ultimi anni.
Nonostante il ritorno all’utile a livello consolidato, la capogruppo Tim Spa resta ancora in perdita. Il bilancio separato chiude infatti il 2025 con un rosso di 155 milioni di euro, comunque molto inferiore alla perdita di 1,2 miliardi registrata nel 2024.
Il ruolo decisivo di Tim Brasil
Se i conti del gruppo tornano con il segno più, una parte importante del merito arriva dal Sud America. Tim Brasil ha infatti chiuso il 2025 con un utile netto normalizzato vicino ai 700 milioni di euro, confermandosi uno dei principali motori della redditività del gruppo.
La ripresa è diventata evidente soprattutto nella seconda metà dell’anno. Nel terzo trimestre 2025 Tim era già tornata in utile con 23 milioni attribuibili agli azionisti della capogruppo, mentre nel quarto trimestre il risultato è salito a 473 milioni di euro, consolidando il ritorno alla redditività.
L’effetto delle partite straordinarie
Il bilancio 2025 è stato influenzato anche da alcune componenti non ricorrenti. Nel complesso il gruppo segnala proventi straordinari per circa 157 milioni di euro. Tra i fattori più rilevanti figura il rimborso del canone concessorio del 1998, che ha generato un effetto positivo vicino al miliardo di euro.
A questo si contrappongono alcune voci negative straordinarie, tra cui la revisione della durata dei costi di acquisizione e attivazione dei clienti della rete fissa, con un impatto negativo di circa 600 milioni, e l’adeguamento al valore di realizzo della controllata internazionale Sparkle, che ha inciso per circa 115 milioni.
Anche al netto di queste componenti, il gruppo evidenzia comunque un utile operativo di circa 362 milioni, di cui circa 140 milioni attribuibili agli azionisti della capogruppo, segnale che la ripresa dei risultati non dipende soltanto da elementi eccezionali.
Assemblea degli azionisti ad aprile, il nuovo piano dopo l’estate
Il consiglio di amministrazione di Tim ha convocato l’assemblea degli azionisti per il 15 aprile. Oltre all’approvazione del bilancio 2025 e alle politiche di remunerazione del management, i soci saranno chiamati a esprimersi sui nuovi piani di incentivazione a lungo termine per il triennio 2026-2028.
All’ordine del giorno figurano anche l’autorizzazione a un programma di riacquisto di azioni proprie fino a 400 milioni di euro e il raggruppamento delle azioni nel rapporto 1 a 10, operazione che ridurrà il numero complessivo dei titoli a poco più di 2,1 miliardi.
Per conoscere le prossime strategie bisognerà però attendere ancora qualche mese. Tim ha infatti annunciato che il Capital Markets Day, durante il quale sarà presentato il nuovo piano industriale, si terrà nella seconda metà del 2026. Il piano terrà conto anche della conversione delle azioni di risparmio e dei dossier industriali ancora aperti, tra cui le possibili sinergie con Poste Italiane.
