Nessuno si aspettava il blitz di Poste Italiane su Tim nella domenica del referendum. Intendiamoci: i presupposti del matrimonio c’erano da tempo ma la tempistica della consacrazione è stata una sorpresa. Matteo Del Fante e Giuseppe Lasco che guidano Poste Italiane sono stati bravi anche nel mantenere segreta fino all’ultimo l’operazione. Che effetto fa tornare al punto di partenza di quasi trent’anni quando Telecom Italia (oggi Tim) era gestita dallo Stato attraverso la Stet? Non è affatto un’eresia ed è una bella sorpresa per due buone ragioni. In primo luogo perché sulla pelle di Telecom Italia sono stati consumati troppo delitti dopo una privatizzazione condizionata dalla fretta imposta dai vincoli dell’Europa per permettere anche all’Italia di entrare tra i primi nell’euro e dopo soprattutto l’avventurosa scalata della cordata Colaninno-Gnutti che scaricò il debito dell’operazione sulla povera Telecom con la benedizione del Governo D’Alema e della Mediobanca di Cuccia. Stendiamo un velo pietoso sulle successive gestioni private, italiane ed estere, di Telecom che ebbero soprattutto l’effetto di accrescerne il debito fino a costringere l’attuale management guidato da Pietro Labriola a vendere la rete. Ora arriva Poste, che era il primo azionista di Tim con una quota del 27,3%, e che – ecco la seconda buona ragione della rinazionalizzazione – può dare stabilità alla società telefonica e aiutarla a sviluppare ancor di più l’innovazione tecnologica potendo contare sulle risorse necessarie a sostenere gli investimenti. Dopo tanti anni e tante avventure l’interesse nazionale anziché quello di singoli azionisti può tornare la stella polare della nuova Tim. Ci si può solo rallegrare.
Tim, la rinazionalizzazione non è un’eresia perché Poste è un azionista affidabile e l’interesse nazionale può tornare la bussola delle tlc
Non sempre tornare indietro è un male. Al contrario, la rinazionalizzazione di Tim dopo oltre mezzo secolo di privatizzazione è da accogliere coma una novità positiva. Sia perché Poste darà stabilità alla società telefonica e le fornirà le risorse per gli indispensabili investimenti sia perché l’interesse nazionale, e non quello di singoli soci, tornerà finalmente ad essere la stella polare di Tim
