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Taxi e scioperi: poca informazione, troppe latitanze

Di chi è la responsabilità della scarsa comunicazione preventiva sullo sciopero nazionale dei tassisti del 21 novembre? Dei sindacati di categoria, ma anche delle amministrazioni comunali – E su tutta la disciplina degli scioperi nei servizi pubblici è clamorosamente inadempiente il Parlamento

Taxi e scioperi: poca informazione, troppe latitanze

Sarà anche vero (e stavolta lo è) che i tassisti avevano annunciato da tempo ( e cioè dal 6 ottobre) che, in caso di naufragio delle trattative con il Governo sulle regole del settore, il 21 novembre sarebbe scattato lo sciopero nazionale delle auto bianche per l’intera giornata, ma alzino la mano i cittadini che se le ricordavano. Pochi, pochissimi, quasi nessuno. In questo caso non è in discussione la legittimità dello sciopero, anche se nei servizi pubblici essenziali sarebbe a dir poco doveroso andare con i piedi di piombo, ma il difetto di comunicazione, che è evidente. Non è un caso se ieri e l’altro ieri sui principali giornali nazionali non ci fosse nemmeno un trafiletto che ricordasse lo sciopero dei taxi e che nelle redazioni di molti siti non sia arrivata nessun comunicato sindacale.

Dire che la comunicazione sullo sciopero nazionale dei tassisti del 21 novembre sia stata clamorosamente insufficiente è dire poco e rilevare che farne le spese siano stati ancora una volta gli utenti che non hanno trovato un taxi che fosse uno a Roma come a Milano è purtroppo un’ovvietà. Ma di chi è la colpa? Dei tassisti certamente, ma non solo loro. Non si capisce perché i conducenti delle auto bianche abbiano dato così poco pubblicità alla loro lotta alla vigilia dell’incontro cruciale con il Governo: l’assenza di informazioni preventive nelle ore immediatamente precedenti l’agitazione avrebbe dato risalto allo sciopero stesso e alle sue motivazioni e avrebbe ridotto i disagi dei clienti. Ma la responsabilità – questo va riconosciuto – non è solo sindacale ma anche e soprattutto dei Comuni a cui spettava di informare per tempo i cittadini, cosa che salvo rare eccezioni, non hanno fatto.



Al di là del merito della vertenza che oppone tassisti e Governo, su cui bisognerà tornare, l’occasione è però buona per mettere ancora una volta in risalto non solo le spesso censurabili forme di lotta sindacali nei pubblici servizi ma l’opportunismo che su questo terreno dimostra la classe politica, locale e nazionale, con rarissime eccezioni. Delle responsabilità delle amministrazioni comunali anche in occasione dello sciopero dei tassisti s’è detto, ma vogliamo parlare delle inadempienze del Parlamento e delle forze politiche tutte, con scarse eccezioni?

Lo sciopero dei tassisti colpisce perché è stato nazionale ed è durato un’intera giornata ma cosa dire degli scioperi annunciati da sindacatini iper-corporativi e quasi inesistenti che puntualmente mettono in ginocchio tram, autobus e metrò quasi tutti i venerdì? E che cosa dire della minaccia del sindacato dei medici (Snami) di bloccare la Guardia medica a Milano per quattro giorni nel prossimo ponte di Sant’Ambrogio? Questo non è legittimo esercizio del diritto di sciopero ma una provocazione permanente alle fasce più deboli della popolazione. Si parla da anni dell’urgenza di disciplinare gli scioperi nei servizi pubblici essenziali ma il piatto piange.

Opportunamente il Governo aveva lasciato questa delicatissima materia dal rilievo costituzionale nelle mani del Parlamento, ma non per non farne nulla. Il senatore del Pd Pietro Ichino ha presentato da tempo una proposta di legge in materia e il presidente della Commissione Lavoro della Camera, il centrista Maurizio Sacconi, ha cercato di smuovere le acque e s’è dimostrato molto più sensibile del suo collega alla Camera, l’ex ministro Cesare Damiano (Pd) che non ha mai mosso un passo che potesse anche solo lontanamente turbare i sonni dei sindacati e soprattutto della Cgil. Ma leghisti e grillini che cosa hanno fatto in questo campo? Nulla di nulla.

La domanda però è semplice: anche in tema di scioperi nei pubblici servizi vengono prima gli interessi dei cittadini o quelli delle lobby e delle corporazioni?

Di tutto questo bisognerà ricordarsene nella imminente campagna elettorale.

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