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Sigarette, cresce il contrabbando: in Italia costa allo Stato 770 milioni di mancato gettito

Il mercato nero delle sigarette cresce in Europa e in Italia, dove nel 2014 ha raggiunto il 4,42 miliardi di “bionde” vendute – Il nodo rimane quello dell’offerta: il prezzo di accesso all’illegale è enormemente più basso di quello al mercato legale – Il fenomeno non si argina però abbassando i prezzi ma contrastando l’offerta di prodotti illeciti.

Sigarette, cresce il contrabbando: in Italia costa allo Stato 770 milioni di mancato gettito

Anche se non se ne parla più come una volta, il contrabbando di sigarette è un fenomeno in continua espansione, con tutti i rischi del caso: danno economico e d’immagine per le aziende che producono quelle vere e per lo Stato che perde una quota di gettito fiscale, ma soprattutto danno alla sicurezza e alla salute del consumatore, non tutelato di fronte a un mercato storicamente gestito dalle grandi organizzazioni criminali e che risulta, statistiche alla mano, il quinto fornitore di sigarette a livello europeo.

I dati più recenti sono forniti dal Report 2015 di Kpmg e sono inequivocabili: nel 2014 in Europa sono stati consumati 56,6 miliardi di sigarette illegali, che rappresentato il 10,4% del consumo totale, una percentuale che si dimezza considerando solo il mercato italiano (5,6% del consumo totale) ma che non è meno preoccupante. In Italia infatti il consumo di prodotti illeciti del tabacco è cresciuto l’anno scorso del 20% rispetto al 2013 raggiungendo i 4,42 miliardi di sigarette: se il volume totale di sigarette contraffatte o contrabbandate consumato nello Stivale fosse stato acquistato legalmente, sarebbero stati raccolti ulteriori introiti fiscali pari a circa 770 milioni di euro.

Uno dei fenomeni più allarmanti, sempre secondo il report della società Kpmg, è quello delle “illicit whites” – ossia sigarette generalmente prodotte legalmente in Paesi al di fuori della Comunità Europea, senza quindi rispettare gli standard di sicurezza a qualità europei (ad esempio livelli massimi nei contenuti di catrame, nicotina e monossido di carbonio o l’utilizzo di carta antiincendio per le sigarette, che si auto estingue se non aspirate) – destinate prevalentemente al contrabbando e dunque vendute senza il pagamento delle imposte.

Le “illicit whites” rappresentano ormai oltre la metà dei prodotti illeciti smerciati sul territorio italiano. Per quanto riguarda il tipo di criminalità, l’epicentro resta Napoli (dove una sigaretta venduta su tre è di contrabbando) e le organizzazioni sono le solite note: camorra in connessione con organizzazioni criminali dell’Est Europa (in particolare Ucraina), criminalità organizzata pugliese in collegamento con “colleghi” balcanici e albanesi, e di recente l’inserimento della malavita cinese.

Quali sono le soluzioni? E’ pacifico tra gli addetti ai lavori che per contrastare il fenomeno del commercio illecito dei prodotti del tabacco sia necessaria una forte cooperazione tra tutte le istituzioni e gli operatori coinvolti ed è fondamentale implementare sistemi di tracciabilità evoluti, che vadano nella direzione della smaterializzazione e della semplificazione e che siano adeguati a quanto richiesto dalla Direttiva Comunitaria 2014/40/UE e all’evoluzione del fenomeno, sempre più complesso da contrastare, soprattutto ricorrendo agli strumenti del passato.

Il nodo rimane quello dell’offerta: il prezzo di accesso all’illegale è infatti enormemente più basso di quello al mercato legale, con un differenziale di prezzo medio di circa 22 euro per la stecca, e di 2,2 euro sul pacchetto da 20 sigarette. Senza tenere conto della flessibilità di questo mercato che vende anche “in promozione” se si acquistano stecche e non pacchetti: a Napoli un pacchetto di sigarette da 20 si arriva a pagare 1,60 euro, acquistando una stecca da 10 pacchetti a 16 euro.

Ma non è abbassando i prezzi dei prodotti legali che si risolve il problema. Innanzitutto perché è stato dimostrato che dalla fine del 2013 ad oggi, l’incidenza dell’illecito è cresciuta a fronte della crescita del segmento di mercato a basso prezzo, evidenziando chiaramente come una relazione fra i due fenomeni non sia significativa. Inoltre, ipotizzando che gli operatori legali, che versano le imposte, arrivino a vendere rinunciando all’intero profitto, il prezzo per pacchetto da 20 sigarette rimarrebbe comunque molto distante dal prezzo del mercato illegale: tra i 3,70 e i 3,90 euro, oltre due euro in più rispetto a un prodotto illegale da 1,60 euro.

Un tentativo da parte degli operatori è stato fatto anche con il mercato dei trinciati (il tabacco sfuso): solo negli ultimi anni, grazie ai suoi prezzi più che convenienti, questo segmento è cresciuto di 16 volte, senza però riuscire – a quanto pare – a debellare il mercato nero. Agire sul potere d’acquisto del consumatore e sullo spostamento dei consumi verso i prezzi bassi non risulta decisivo nella lotta all’illegalità e nel recupero di volumi persi sul mercato illegale. Tutto questo è stato recentemente confermato da uno studio condotto dall’IRCCS – Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” di Milano, presentato in occasione del Convegno “Giornata mondiale senza tabacco”, organizzato dall’Istituto Superiore di Sanità il 29 maggio scorso.

L’analisi conferma come il mercato dell’illecito sia un mercato che dipende dalla disponibilità dei prodotti illeciti sul mercato e sottolinea, in particolare, come il prezzo delle sigarette non sia stato riscontrato essere un fattore determinate del commercio illegale: nel mercato del tabacco, né l’evasione né l’elusione fiscale sono cresciuti, in Italia, nel periodo in cui il prezzo reale delle sigarette (aggiustato per inflazione) cresceva. In ultima analisi, lo studio evidenzia come la distribuzione e la produzione di sigarette illegali, più che la tassazione, siano identificabili chiaramente come i fattori che maggiormente contribuiscono all’evasione fiscale nel settore.

Se le sigarette di “contrabbando” non pagano le tasse nel paese in cui vengono vendute al consumatore finale, ma le pagano nel paese nel quale vengono comprate dal contrabbandiere, con un differenziale di prezzo guidato dal potere di acquisto dei vari paesi (prezzi medi a pacchetto da 20 sigarette: Bielorussia € 0,70, Ucraina € 0,60, Russia € 0,90, o, ai confini dell’Italia, Albania,  Montenegro, Bosnia e Serbia da € 1,60 a € 1,90) la lotta alla criminalità si può fare solo contrastando la logistica dell’offerta e non tramite interventi fiscali che guidino un livellamento dei prezzi fra paesi.

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