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Shein, Temu e Alibaba: notifiche invasive, evasione fiscale e rischi (in aumento) per i consumatori europei

Le piattaforme cinesi Shein, Temu e Alibaba invadono i device europei con notifiche non bloccabili, sfruttano sedi svizzere, eludono Iva e dazi e immettono sul mercato prodotti scadenti e pericolosi. Tra indagini Ue, crolli di vendite e accuse di manipolazione, cresce l’allarme economico, fiscale e ambientale in tutta Europa

Shein, Temu e Alibaba: notifiche invasive, evasione fiscale e rischi (in aumento) per i consumatori europei

Anche 50-70 notifiche al giorno sui devices europei. Questa la invadente pubblicità di Shein, Temu, Ali-Express-Alibaba, impossibile da bloccare perché le notifiche provengono da inaccessibili siti svizzeri. Le autorità di controllo delle Tlc della Svizzera consentono infatti queste violazioni della privacy di milioni di consumatori europeiPerché il traffico di merci dalla Cina, gestito da server, siti, sedi svizzere delle società cinesi è profumatamente remunerato e la Svizzera è tradizionalmente sensibile a questo.

Shopping indotto dalla IA

Purtroppo, questo martellamento induce gran parte dei consumatori europei a fare shopping compulsivi, a causa dell’insinuante operazione di marketing condotta da potenti, ingannevoli algoritmi che creano dipendenza nel consumatore generando il cosiddetto “confirm shaming” (fonte: Beuc, Bureau Européen des Unions de Consommateurs e Cpc Network, rete CE tutela consumatori). E con una pratica diffusa delle dark pattern.

Merci scadenti rifiutate

Chi cerca di bloccare le notifiche non ci riesce perché le sedi svizzere di queste società non hanno telefono, né rispondono alle mail inferocite. La merce è di bassissimo livello, tanto che il 20% viene gettato via subito all’apertura del pacco e molto di più dopo pochi giorni, perché si tratta di merce rifiutata persino dai consumatori cinesi. Sono eccedenze gigantesche, come Bloomberg, Handelsblatt, Les Echos e altri autorevoli media sottolineano, dovute ai dazi Usa ma anche al fatto che i consumatori cinesi vogliono prodotti migliori. I danni per l’economia europea sono enormi come denunciano decine e decine di associazioni imprenditoriali e della distribuzione europei.

Una gigantesca evasione fiscale

L’ultima denuncia è quella di Cesar Araujio, ceo dell’associazione portoghese di industriali tessili. “Shein, Temu e Alibaba, non pagano l’Iva, non rispettano i dazi doganali e stanno manipolando e inquinando il mercato europeo; stiamo assistendo al più grande schema di evasione fiscale del XXI secolo in Europa”.

Pornografia infantile per le bambole Shein

“Mentre le aziende europee rispettano rigide normative fiscali, ambientali e sul lavoro,-conclude Araujio-queste piattaforme online operano al di fuori della legge, sfruttando le scappatoie del sistema e danneggiando l’economia del continente”. Ma qualcosa sta cambiando. Shein in ottobre è stata accusata da un tribunale francese di mettere in vendita bambole di pornografia infantile. E altri tribunali e istituzioni europee si stanno mobilitando. Inquinanti, evasori, insicuri: chi ha misurato gli effetti dannosi di questi commerci come Fashion Network e Earth, ha per esempio calcolato che Shein da sola con le sue logistiche dalla Cina produce emissioni di gas serra come quelle del Libano.

I giganti scricchiolano?

Le accuse e le polemiche in tutta Europa hanno provocato, per esempio, in 48 ore – solo in Francia – un crollo delle vendite del 38%, mentre a novembre la perdita è addirittura arrivata a un -45% rispetto al mese precedente. Un dato preoccupante per Shein che, tra l’altro, ha avuto – secondo il Financial Times – un 2024 negativo in rapporto alle previsioni trionfalistiche: fatturato a 36,3 miliardi di euro contro una attesa di 43 in base all’Inditex-Zara, e un utile netto a -40% sul 2023. Così, con il push impresso da promozioni costosissime, dumping e ricorso ai già citati algoritmi segreti IA, nel 2025 i giganti sono riusciti a mantenere un forte ritmo di crescita.

Quotazioni respinte

Ovunque, e non solo in Europa, le quote guadagnate dai big cinesi con metodi non ortodossi stanno mettendo in crisi sia il trade che i produttori. Ma anche gli ambienti finanziari mondiali e le stesse istituzioni cinesi, preoccupate per le ricadute negative sul Paese dell’immagine malevola dei big cinesi, hanno avviato controlli. Così Shein è “scappata” dalla Borsa cinese per andare a quella di Singapore e poi ha chiesto di quotarsi alle Borse di New York e di Londra, ma inutilmente poiché non ha dato documentazioni sulla trasparenza e liceità della sua filiera. Per approdare a quella di Hong Kong, ben più permissiva (fonti: Reuters e marketscreener).

E arrivano le reazioni

L’Alta Corte inglese, per esempio, ha citato in giudizio Shein per “manipolazioni delle dichiarazioni doganali ai fini dell’evasione dell’Iva”, basate su circostanziate denunce delle agenzie doganali. Ovviamente, Shein ha smentito senza però fornire a sostegno adeguata documentazione. La Commissione europea sta indagando su Temu per violazioni del Digital Services Act (prodotti illegali, mancanza di trasparenza) e di recente ha fatto irruzione nella sua sede centrale per sovvenzioni.

Denunce continue

Inoltre, da almeno tre anni le piattaforme cinesi sono accusate dalla CE di gravi illeciti. Senza risposta. Noyb (Ong per la protezione dati) ha presentato reclami contro TikTok, AliExpress, Shein, Temu, WeChat e Xiaomi per trasferimenti illeciti di dati verso la Cina. Mentre quattro di queste ammettono apertamente di aver inviato dati personali di cittadini europei in Cina, le altre due affermano di trasferire dati a “paesi terzi”. Sono sempre di più azioni e denunce come quella estremamente grave sul fatto che gran parte dei giocattoli di queste piattaforme sono pericolosi, tossici, fuori norma.

La tassa di 2 euro sui pacchi proposta dal governo Meloni è ridicola a fronte dei numeri colossali in gioco e ricadrà, alla pari dei dazi di Trump, sui consumatori. La CE ha stabilito il 12 dicembre scorso che i piccoli pacchetti importati, prima esenti da dazio, saranno gravati da una tassa di 3 euro ma a partire da luglio 2026.

Crescono i fallimenti

Come riferisce Handelsblattin Germania il 12% ha già acquistato regali di Natale da Temu, Shein o AliExpress e il 9% prevede di farlo. La Federazione Tedesca del Commercio al Dettaglio (HDE) stima che Temu e Shein genereranno fino a un miliardo di euro di vendite in Germania tra novembre e dicembre. “Vendite perse per i commercianti al dettaglio in Germania”. Da agosto 2024 ad agosto 2025, Allianz Trade ha registrato 2.490 insolvenze, il numero più alto dal 2016. E in quasi tutti i paesi europei nemmeno le vendite dei periodi promozionali come il Black Friday, tirano i più perchè i negozi asiatici online offrono prezzi bassi tutto l’anno. Lo ha affermato il 23% degli intervistati, con una percentuale ancora maggiore tra i più giovani.

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