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Salini verso l’addio a Piazza Affari e la quotazione a Wall Street

Il titolo corre a Piazza Affari (+6%) dopo l’annuncio di possibili cessioni e acquisizioni negli Usa – L’ad Salini: “Gli Stati Uniti sono un mercato strategico in ottica prospettica” – Lo sbarco a Wall Street potrebbe avvenire entro un anno

Salini verso l’addio a Piazza Affari e la quotazione a Wall Street

Novità importanti arrivano dall’assemblea di Salini Impregilo che entro un anno potrebbe abbandonare Piazza Affari per quotarsi a Wall Strett.

“L’ipotesi di quotazione negli Stati Uniti ci vede attivi proprio per rafforzare la presenza oltreoceano, visto che la nostra società è sempre più baricentrata sul dollaro e sul mercato americano”, ha annunciato l’amministratore delegato dell’azienda, Pietro Salini, a margine dell’assemblea ordinaria degli azionisti in corso a Milano. ‘Valutiamo anche il mercato equity”, ha aggiunto, specificando che quest’ultima, ma anche la formulazione del bilancio anche in dollari “sono figli dell’attenzione che stiamo dando agli Stati Uniti, considerati un mercato strategico in ottica prospettica”.

Il progetto, in base a quanto chiarito dallo stesso ceo, è ancora nella sua fase iniziale “lo abbiamo appena lanciato – ha affermato – e stiamo cominciando a lavorarci”. Per quanto riguarda le tempistiche dello sbarco negli Usa dunque, in base a quanto indicato, potrebbe volerci “un annetto, un annetto e mezzo”.

E cosa ne sarà di Milano? Sull’ipotesi di restare o meno a Piazza Affari, Salini ha precisato che “questo è da vedere, un double listing è una delle possibilità, ma la doppia quotazione è normalmente un’opzione molto complessa, ha delle procedure e del seguito, quindi da vedere. Un delisting è da valutare, non abbiamo ancora preso alcun tipo di decisione sul tema’, ha precisato il manager.

La scelta di puntare sempre di più sul mercato statunitense porta con sé anche la decisione di ampliare il proprio business oltreoceano. Salini infatti sta “valutando potenziali acquisizioni negli Stati Uniti per rafforzare la posizione competitività del gruppo, su quello che è il singolo mercato principale per la società”. A testimoniarlo, non solo le parole del numero uno della società, ma anche i numeri: il gruppo genera in Usa circa il 26% del suo fatturato.

Conseguentemente a quanto appena detto, l’azienda “sta anche valutando di cedere al mercato alcune attività nella produzione e distribuzione di sostanze bituminose, abbiamo dato mandato a una importante banca d’affari, questa transazione vale l’intero investimento effettuato in Lane”.

Scendendo nei dettagli, le attività che la società intende vendere fanno parte della divisione Plants & Paving di Lane Industries, azienda americana rilevata nel 2016 per 406 milioni di dollari. Goldman Sachs è stato nominato advisor finanziario.

Come spiegato dallo stesso ad, Lane è tra i maggiori produttori di conglomerato bituminoso a caldo degli Stati Uniti, con un fatturato di oltre 600 milioni di dollari e con 45 impianti sulla East Coast e nel Texas. L’operazione consentirebbe anche di ridurre il debito lordo della società, che ha tra le proprie priorità il mantenimento di una solida struttura finanziaria e una crescita sostenibile con la creazione di valore per gli stakeholder.

“Questa operazione ci permette di traguardare a una riduzione del nostro debito lordo più ampia di quanto indicato in occasione dei nostri risultati annuali, ovvero attuare una riduzione del debito lordo complessiva per oltre 400 milioni, 200 in più di quanto comunicato lo scorso marzo”, ha affermato Salini, spiegando che “la riduzione dell’indebitamento è un elemento chiave per raggiungere il nostro obiettivo di medio-lungo termine, finora perseguito con assoluta coerenza, di rafforzare progressivamente la nostra struttura finanziaria, migliorando ulteriormente il nostro merito creditizi per il raggiungimento del traguardo dell’investment grade”.

Per quanto riguarda l’Italia, il numero uno del gruppo non chiude la porta: “”L’Italia è casa, ma ha un peso diverso rispetto agli Stati Uniti, dove si genera quasi il 30% del fatturato, mentre l’Italia è circa al 7,5%, una fetta importante, ma non così importante come gli Stati Uniti dove vogliamo ulteriormente crescere”. Parallelamente però, ha continuato, “Stiamo cercando di vedere di rafforzare la nostra presenza in Italia, se è possibile e se è utile al Paese e all’occupazione”.

Le novità emerse nel corso dell’assemblea hanno dato linfa al titolo che attualmente viaggia in rialzo del 6% a 2,372 euro.

Ricordiamo che oggi è prevista anche l’approvazione del bilancio 2017, chiuso con ricavi in crescita  del 5,8% a 6,5 miliardi, un utile netto adjusted in salita del 67,1% a 117,4 milioni e un margine operativo lordo in rialzo di 48 milioni a 625 milioni. La posizione finanziaria netta è stata pari a 457 milioni, 190 in meno rispetto a quella del 2016. L’indebitamento lordo è sceso di 28 milioni a 2,3 miliardi.

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