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Russia, la crisi aperta dalla Wagner rende ancora più instabile il Paese e incerti gli equilibri mondiali

Con i recenti eventi della Wagner, Putin si trova ora ad affrontare una situazione profondamente instabile. E gran parte del mondo sembra incamminato verso un futuro di conflitti e di incertezza

Russia, la crisi aperta dalla Wagner rende ancora più instabile il Paese e incerti gli equilibri mondiali

Anche se la crisi attuale non porterà la Russia a implodere, si accelera il percorso del suo indebolimento. Da metà anni Novanta fin verso il 2005 c’è stata una finestra di opportunità in cui la Russia avrebbe potuto inserirsi in modo complementare con l’Europa, gli Stati Uniti, il Giappone e la Corea del Sud formando un’alleanza sinergica. Dal lato economico, la grande ricchezza di risorse naturali di Mosca avrebbe intensificato l’interscambio commerciale. Da quello politico, la Russia avrebbe potuto unire la Nato con le potenze alleate degli Usa nel nord del Pacifico formando una sorta di Napto (North Atlantic and Pacific Organization), in funzione di contenimento dell’espansionismo cinese. Ciò avrebbe permesso a Mosca di crescere vigorosamente e rafforzare il controllo sulle periferie, in primis la Siberia, regione sconfinata, con densità demografica minima e, per di più, popolata da abitanti a forte prevalenza etnica cinese.

Le cose sono andate diversamente. La Russia di Putin si è avventurata in proprio giocando in modo sempre più svincolato dal diritto internazionale. L’esempio lampante è la brigata Wagner con cui Putin scarrozzava spregiudicato (legibus solutus, potremmo dire) per asservire con la forza bruta qua e là. Ora il giocattolo pericoloso, Wagner, si è rivoltato contro il suo demiurgo, almeno così pare. Putin ha ordinato che il genio tornasse nella lampada. Era troppo tardi? Vedremo. Però, se accadrà, la dissoluzione di Wagner nell’esercito russo segna un punto di svolta.

Un Occidente che non voleva vedere il declino americano

Sinora compatte, le potenze occidentali frenano il velleitario espansionismo russo verso ovest. Sempre più stretti i margini per Putin di organizzare guerre di stile hitleriano a presunta difesa dei russofoni, in realtà a frenare la defezione centrifuga di tanti territori periferici. La Cina che chiede il mantenimento dell’ordine per attuare la Belt and Road Initiative, forse in attesa di inviare i propri mandarini a stabilire il proprio controllo ove si renderà opportuno.

Certo, anche l’Occidente ha le sue colpe nel non aver fatto abbastanza per favorire una transizione più rispettosa dei sudditi russi in cittadini, nell’essersi trastullato a teorizzare che i commerci, se non portavano la democrazia, almeno avrebbero evitato l’uso della forza bruta. Un Occidente pieno di sé e che non voleva vedere il declino americano.

Un futuro di conflitti e incertezza

Ora le serrate le fila del friendly reshoring configura la prospettiva di un Occidente rinchiuso su sé stesso, il quale abolisce il trasferimento tecnologico che ha permesso lo splendido sviluppo cinese degli ultimi quarant’anni, cercando di riacquistare la leadership tecnologica. Ce la farà? Troppi geni, forse, sono usciti dalle lampade.

Mentre sempre più incerto appare il domani della Russia, gran parte del globo sembra incamminato verso un futuro di conflitti e di incertezza. L’indeterminazione regna sovrana.

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