Nella guerra israelo-americana contro l’Iran, che sta per compiere un mese di vita, si sommano messaggi di distensione a nuovi attacchi che fanno pensare a un ampiamento del conflitto. Da una parte il segretario di Stato Usa Marco Rubio cerca di gettare acqua sul fuoco, dall’altra arrivano le notizie di un primo intervento nella guerra da parte degli Houthi, sostenuti dall’Iran.
Rubio: è questione ancora di poche settimane, non di mesi
La guerra dovrebbe concludersi nel giro di poche settimane e non certo di mesi. Lo ha detto il Segretario di Stato americano Marco Rubio durante il vertice del G7 dei ministri degli Esteri in Francia, secondo quanto riportato da Reuters. Inoltre Rubio ha escluso, almeno per ora e contrariamente da quanto rivelato dal WSJ, l’impiego di truppe di terra.
“Siamo in linea o addirittura in anticipo rispetto alla tabella di marcia dell’operazione in Iran e prevediamo di concluderla al momento opportuno, nel giro di poche settimane, non di mesi” ha detto Rubio nella riunione con i colleghi del G7 nell’Abbazia di Vaux-de-Cernay, alle porte di Parigi.
Inoltre Rubio ha detto di non aver chiesto ai rappresentanti degli altri membri (oltre a Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Francia, Germania, Italia e Giappone, insieme all’Unione Europea) di contribuire subito con la presenza di navi per liberare lo Stretto di Hormuz, ma piuttosto avrebbe chiesto loro di prepararsi per un ruolo significativo una volta terminato il conflitto.
Il G7 chiede la cessazione immediata degli attacchi contro i civili
Sempre nell’ambito dell’incontro, i ministri degli Esteri del G7 hanno chiesto la cessazione immediata degli attacchi contro i civili e le infrastrutture civili nella guerra in Iran. E’ quanto emerso in una dichiarazione congiunta concordata nella quale i ministri coinvolti hanno sottolineato l’importanza di minimizzare l’impatto del conflitto sui partner regionali, sulle popolazioni civili e sulle infrastrutture critiche. “Ci siamo concentrati sul valore di diverse partnership, del coordinamento e del sostegno alle iniziative, anche per mitigare gli shock economici globali come le interruzioni delle catene di approvvigionamento economiche, energetiche, dei fertilizzanti e commerciali, che hanno un impatto diretto sui nostri cittadini”, è emerso nella nota. I ministri, inoltre, hanno voluto ribadire la necessità di ripristinare la libertà di navigazione sicura e senza pedaggi proprio nello Stretto di Hormuz.
Oltre due dozzine di soldati Usa feriti in attacchi a base aerea saudita. Trump: ancora 3.554 obiettivi da colpire in Iran
Intanto fonti consultate da Associated Press hanno riferito che più di due dozzine di soldati statunitensi sono rimaste ferite negli attacchi iraniani contro una base aerea saudita nei giorni scorsi. L’Iran ha lanciato sei missili balistici e 29 droni contro la base aerea saudita Prince Sultan in un attacco avvenuto venerdì che ha ferito almeno 15 soldati, di cui cinque in modo grave, secondo le fonti, che hanno parlato a condizione di rimanere anonime. Funzionari statunitensi avevano inizialmente riferito che almeno 10 soldati erano rimasti feriti, di cui due in modo grave. La base era già stata attaccata due volte all’inizio della settimana, compreso un incidente che ha ferito 14 soldati statunitensi, secondo fonti informate. Situata a circa 96 chilometri dalla capitale saudita Riyadh, la base è gestita dalla Royal Saudi Air Force, ma è utilizzata anche dalle truppe statunitensi.
Donald Trump ha affermato che alle forze armate statunitensi restano ancora 3.554 obiettivi da colpire in Iran per completare l’operazione militare contro la Repubblica islamica. “Abbiamo ancora 3.554 obiettivi da colpire, e questo sarà fatto in modo molto pulito”, ha dichiarato Trump durante un forum a Miami, senza fornire altri dettagli. In precedenza il Comando centrale degli Stati uniti, Centcom, aveva affermato che Washington ha colpito più di 10.000 obiettivi in Iran dall’inizio dell’operazione militare contro la Repubblica islamica, compreso il 92% delle principali unità della Marina iraniana.
Gli Houthi si uniscono alla guerra, primo attacco missilistico verso Israele
Un missile è stato lanciato stamattina dallo Yemen verso il territorio israeliano, segnando il primo attacco di questo tipo da parte degli Houthi, sostenuti dall’Iran, dall’inizio dell’Operazione Leone Ruggente un mese fa, come confermato dalle Forze di Difesa Israeliane, aumentendo il rischio di un’allargamento della guerra. I sistemi di difesa aerea israeliani sono stati attivati per intercettare la minaccia, ha dichiarato l’esercito, mentre le sirene risuonavano a Beersheba e nelle comunità circostanti del Negev. Al momento non si registrano vittime.
La notizia arriva poche ore dopo che i ribelli yemeniti hanno avvertito di essere pronti a intervenire militarmente nel caso in cui altri Paesi si unissero al conflitto o se il Mar Rosso venisse utilizzato per operazioni contro i loro alleati. Gli Houthi hanno provato in passato la capacità di colpire obiettivi a lunga distanza, che possono includere impianti petroliferi e infrastrutture strategiche in Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, oltre a interferire con le rotte marittime attorno alla Penisola Arabica. Un loro ingresso nel conflitto può segnare dunque ulteriori complicazioni per i mercati energetici.
Inoltre, la discesa in campo degli Houthi riguarderebbe direttamente, secondo alcuni analisti, la missione Aspides una missione navale dell’Unione Europea lanciata nel 2024 con l’obiettivo di garantire la sicurezza della navigazione nel Mar Rosso e nelle acque circostanti, in risposta agli attacchi degli Houthi contro navi commerciali. Vi partecipano Paesi membri dell’UE su base volontaria e l’Italia vi ha un ruolo centrale, a fianco di Francia e Grecia.
