Arriva la rivoluzione sulle strade della Capitale. Dal 15 gennaio 2026 il centro storico di Roma cambia passo. All’interno della Ztl scatterà il limite unico dei 30 chilometri orari, senza eccezioni. Non solo vicoli e strade secondarie, ma anche arterie storicamente veloci entrano nel nuovo perimetro. Una svolta che ridisegna il rapporto tra auto, pedoni e spazio urbano nel cuore della città. E se i pedoni applaudono, per molti automobilisti romani diventa invece obbligatorio un nuovo esercizio quotidiano: tenere d’occhio il tachimetro.
Roma zona 30: perché e dove
Il nuovo regime entrerà in vigore dopo il completamento della segnaletica ai varchi e interesserà l’intera area della Ztl Centro. Il principio è semplice e uniforme: 30 km/h come unica velocità di riferimento, valida anche su strade larghe come corso Vittorio Emanuele, via del Teatro Marcello e il Traforo. In parallelo sarà operativo il nuovo perimetro della Ztl, rivisto dalla Giunta capitolina per rendere più coerenti i controlli e ridurre il traffico di attraversamento.
L’obiettivo è superare un modello urbano costruito intorno all’automobile e adattarlo a una domanda crescente di pedonalità e mobilità condivisa.
Roma zona 30: sicurezza prima di tutto
A chiarire la filosofia del provvedimento è l’assessore alla Mobilità Eugenio Patané, che lega la riduzione della velocità alla necessità di abbassare il divario tra utenti forti e soggetti più vulnerabili della strada. “Abbiamo il dovere di ridurre il differenziale di velocità tra soggetto forte e soggetto più fragile, così abbattiamo il rischio di mortalità” ha spiegato Patanè. La velocità incide per il 7,5% sugli incidenti, ma pesa in modo decisivo sulla loro gravità: all’aumentare dei chilometri orari cresce in modo esponenziale il rischio di morte in caso di investimento.
I dati più recenti mostrano una città in cui gli incidenti non calano quanto auspicato, ma risultano meno gravi. Un segnale incoraggiante, che però non soddisfa il Campidoglio, determinato a ridurre in modo strutturale morti e feriti.
Non solo limiti: strade, incroci e controlli
La “Zona 30” è accompagnata da un pacchetto di interventi infrastrutturali e tecnologici. Sono previsti 175 attraversamenti pedonali rialzati, nuove strade scolastiche e l’estensione progressiva del limite a mille strade cittadine. Sul fronte dei controlli, entro il 2026 saranno installati 40 nuovi Photored, concentrati sugli incroci più ampi e a maggiore rischio, dove il passaggio con il rosso aumenta sensibilmente la pericolosità. Autovelox, segnaletica dedicata ai varchi e pattugliamenti della Polizia Locale completeranno il sistema, con l’obiettivo di rendere il limite effettivo fin dal primo giorno ed evitare zone grigie nell’applicazione delle regole.
Effetti su ambiente e vivibilità
Accanto alla sicurezza, il Comune lega la riduzione della velocità a benefici ambientali e di qualità della vita. Le stime indicano un calo delle emissioni di biossido di azoto, anidride carbonica e ossido di carbonio, oltre a una riduzione del rumore di poco superiore ai due decibel. Effetti che, moltiplicati per i flussi quotidiani del centro storico, promettono miglioramenti percepibili.
La Ztl a 30 km/h viene così presentata come uno strumento per trasformare le strade da assi di scorrimento a spazi condivisi, più prevedibili e meno conflittuali.
Dall’esperimento di Bologna alle Città 30 europee
Roma non parte da zero. In Italia, il caso più osservato è quello di Bologna, che dal gennaio 2024 ha esteso il limite dei 30 km/h sulla quasi totalità del territorio urbano. I dati aggiornati all’estate 2025 indicano una riduzione di incidenti, feriti e sinistri gravi, insieme a un aumento dell’uso della bicicletta e a un calo dei flussi veicolari e dell’inquinamento da traffico. Prima ancora, esperienze analoghe erano state avviate a Cesena, poi a Olbia, Parma e in altre città che hanno progressivamente esteso il limite dal centro verso le aree periferiche.
Anche in Europa il modello è ormai consolidato. A Graz, in Austria, la riduzione della velocità è stata introdotta già nei primi anni Novanta, con un calo significativo degli incidenti mortali. Nel Regno Unito Londra ha adottato il limite esteso nel 2020, seguita da Edimburgo e dall’intero Galles. La Spagna ha modificato il Codice della strada nel 2021, introducendo i 30 km/h come standard urbano, mentre Bruxelles e Amsterdam hanno seguito la stessa direzione negli anni successivi. Esperienze diverse, accomunate da un principio chiaro: gestire la velocità come leva centrale per la sicurezza e la vivibilità urbana.
Ora tocca a Roma. La domanda non è tanto se il modello funzioni, quanto se i romani sapranno farlo proprio. Con una variabile tutta locale: la pazienza. Notoriamente scarsa quando si è al volante, ma sorprendentemente inesauribile quando c’è da commentare il traffico.
