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Risultati Referendum: vittoria netta del No, bocciata la riforma della giustizia. Affluenza record (58,9%). Meloni: “Andremo avanti”

Vince il No col 53,74%. Nordio: “Prendo atto con rispetto della decisione del popolo”. Conte chiede le primarie del campo largo. Schlein: “No a una riforma sbagliata e all’arroganza del governo”

Risultati Referendum: vittoria netta del No, bocciata la riforma della giustizia. Affluenza record (58,9%). Meloni: “Andremo avanti”

Un ribaltone che in pochi si aspettavano. Gli italiani hanno respinto la riforma della giustizia voluta dal Governo e approvata dal parlamento lo scorso ottobre. Al referendum confermativo il No ha vinto con il 53,74% dei voti, mentre il Sì ha chiuso al 46,26%. Determinante l’affluenza, che si è attestata a livelli altissimi, al 58,9%. 

Il trionfo del No rappresenta senza dubbio una vittoria dell’opposizione e una sconfitta per la maggioranza capitanata da Giorgia Meloni, che pur avendo più volte ribadito che il referendum non era su di lei e che quindi non si sarebbe dimessa in caso di una vittoria del No, nelle ultime settimane si era molto spesa a favore del Sì alla riforma della giustizia fortemente voluta dal suo governo. Tra gli sconfitti d’eccellenza, anche il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, promotore della legge bocciata dai cittadini.

Risultati referendum: lo scrutinio

Non c’era quorum: quindi ha vinto chi ha preso più voti: oltre 14,3 milioni per il No, 2 milioni in più rispetto ai 12,3 milioni del Sì. Con la totalità delle sezioni scrutinate, il Sì è al 46,26%, mentre il No chiude in vantaggio di oltre 9 punti, con il 53,74% dei voti. 

Sotto il profilo regionale, il Sì ha prevalso in Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Lombardia. Il No ha vinto in tutte le altre regioni italiane. Nel voto degli italiani all’estero, il Sì è al 56,34%, il No al 43,66%.

Referendum: affluenza record per un voto politico

Nessuno si aspettava un’affluenza così alta. Ha votato il 58,9 per cento degli italiani.  Una buona notizia per la democrazia a prescindere da dove la si guardi. La partecipazione più elevata si è registrata in Emilia Romagna (66,67%) e Toscana (66,27%). La più bassa in Sicilia (46,15%) e Calabria (48,38%).

Per quanto riguarda le grandi città, il record di affluenza lo registra Firenze, con il 70%, seguita da Milano (64,6%) e Roma (62,56%). 

Referendum: cosa prevede(va) la riforma della giustizia

Ormai vale la pena parlare al passato. I cittadini hanno bocciato la legge voluta dal governo e approvata dal parlamento che riformava la magistratura, modificava sette articoli della Costituzione (87, 102, 104, 105, 106, 107, 110) e prevedeva tre cambiamenti principali: la separazione delle carriere dei giudici e dei pubblici ministeri, lo sdoppiamento del Consiglio superiore della magistratura, uno per i magistrati giudicanti e uno per quelli requirenti, con modifiche ai criteri di composizione e selezione dei membri. Il provvedimento stabiliva infine la creazione di un’Alta corte disciplinare che avrà il compito di valutare l’operato dei magistrati (sia giudici che pubblici ministeri).

Le reazioni

“Gli italiani hanno deciso. E noi rispettiamo questa decisione. Andremo avanti, come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, determinazione e rispetto verso il popolo italiano e verso l’Italia”, ha detto la premier in un video pubblicato sui social.

“Prendo atto con rispetto della decisione del popolo sovrano – ha detto il ministro della Giustizia Carlo Nordio  – Il nostro intendimento era quello di attuare definitivamente il progetto ideato da Giuliano Vassalli con il processo accusatorio e consacrato dall’articolo 111 della Costituzione che definisce il giudice terzo e imparziale. Abbiamo impiegato tutte le nostre energie per spiegare, in termini accessibili, la complessità di questa riforma. Non è nostra intenzione attribuire o meno a questo voto un significato politico. Ringraziamo la parte dell’elettorato che ci ha dato fiducia e comunque ci consola l’alta partecipazione al voto che conferma la solidità della nostra democrazia”, ha aggiunto.

“Abbiamo vinto, una maggioranza del Paese ha fermato una riforma sbagliata. Una vittoria ancora più bella, perché partivamo da una sconfitta annunciata, invece abbiamo ribaltato quell’esito. Hanno fatto la differenza i giovani, nonostante non potessero votare i fuorisede”, ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein in una conferenza stampa al Nazareno. “Ci sono più elettori di destra che hanno votato No che il contrario”. “Un no a una riforma sbagliata e all’arroganza del governo”.

“Si apre una nuova stagione, una primavera politica. I cittadini sono protagonisti, vogliono voltare pagina, segnalano la richiesta di un’altra politica, più attenta ai bisogni delle persone e meno a tutelare i politici dalle inchieste. Il M5s ha tutto il diritto, con le altre forze progressiste, di interpretare questa nuova primavera”, ha affermato il leader del M5s Giuseppe Conte, che poi ai microfoni di La7 ha chiesto le primarie per decidere il candidato premier del campo largo.

“La vittoria del No al referendum rappresenta un segnale forte e chiaro: la società civile è viva, attenta e pronta a mobilitarsi quando sono in gioco i principi fondamentali”, ha commentato il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri. “È stata una scelta consapevole, una presa di posizione in difesa della Costituzione e dell’equilibrio delle istituzioni”. “Questo risultato – sottolinea Gratteri – non è un rifiuto al cambiamento, ma il rifiuto di un metodo. La giustizia ha bisogno di riforme serie, capaci di ridurre i tempi dei processi e di migliorarne il funzionamento complessivo, garantendo efficienza senza sacrificare le garanzie”.

“Mi pare che la partita sia chiusa sostanzialmente”, ha detto Matteo Renzi parlando a Radio Leopolda. “Il No, molto a sorpresa, ha vinto questo referendum. Quando il popolo parla il governo deve ascoltare”, ha aggiunto il leader di Italia Viva. E ancora: “Io non dico che dovrebbe fare Giorgia Meloni, io mi dimisi. Lo so personalmente quanto è doloroso perdere un referendum costituzionale, ma perdere e uscire fischiettando” non si può fare. “Quando il popolo parla, il Palazzo deve ascoltare. Quando un leader perde il tocco magico, tutti intorno a lui cominciano a dubitare e solo una cosa non può fare: non può far finta di nulla”.

“Credo che, in termini di analisi, alle quattro del pomeriggio di una giornata così complicata, difficilmente possiamo andare oltre nel dire che ce l’abbiamo messa tutta”, commenta ancora il presidente del Comitato del Sì Nicolò Zanon, secondo il quale “alcune battaglie sui diritti dei cittadini andranno riprese in altra forma, vedremo come. Però – ha aggiunto – nessun rimpianto e nessuna critica anche al modo molto generoso con cui abbiamo condotto noi la nostra battaglia”.

“La campagna per il referendum è diventata una campagna politica. Forza Italia non può recriminare nulla, si è impegnata. Chi perdere deve fare un pò ammenda”, afferma il capogruppo di FI alla Camera Paolo Barelli, parlando dell’esito del referendum. “Non facciamo nessun processo”, aggiunge il vice presidente Giorgio Mulè, rispondendo a chi chiedeva se imputano errori agli alleati.

(Ultimo aggiornamento: ore 07.46 del 24 marzo).

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