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Riforma pensioni: tutto rinviato (almeno) al 2016

Da Palazzo Chigi spiegano che mancano le coperture – Renzi aveva anticipato la decisione a Cernobbio, durante un incontro a porte chiuse con gli imprenditori – Restano perciò in vigore le regole della legge Fornero del 2011: ecco uno schema.

Riforma pensioni: tutto rinviato (almeno) al 2016

“Non ci sono le coperture”. Così da Palazzo Chigi spiegano il rinvio della nuova riforma delle pensioni, inizialmente attesa con la legge di Stabilità 2016. L’intervento sulla previdenza – il cui primo obiettivo era modificare la legge Fornero introducendo una maggiore flessibilità in uscita – slitta almeno al prossimo anno

“Dovremmo aprire un negoziato con la Commissione di Bruxelles – spiegano ancora dalla Presidenza del Consiglio, secondo quanto scrive La Repubblica –, ma quello lo faremo per strappare più flessibilità sui parametri legati agli investimenti, non per la spesa pensionistica”. 



D’altra parte, la settimana scorsa il premier Matteo Renzi, incontrando a porte chiuse gli imprenditori nel corso del Forum Ambrosetti di Cernobbio, aveva assicurato che non ci sarebbero stati altri interventi sulle pensioni. 

Anche il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, aveva detto in un’intervista al Quotidiano Nazionale che “la flessibilità in uscita dal mondo del lavoro è un tema importante, ma non è detto che sarà affrontato quest’anno”.

Per andare in pensione, quindi, restano in vigore le regole stabilite dalla riforma Fornero del 2011. Ricordiamo però che dal 2016 serviranno quattro mesi in più per ritirarsi dal lavoro, a causa dell’aggiornamento che adegua le norme all’aspettativa media di vita (ad oggi queste revisioni hanno cadenza triennale, ma la legge Fornero stabilisce che dal 2019 in poi diventino biennali).

Di seguito proponiamo un schema con le regole per andare in pensione nel 2015.

PENSIONE DI VECCHIAIA

Uomini – Oltre ad almeno 20 anni di contributi, dal 2016 serviranno 66 anni e sette mesi di età (non più 66 anni e quattro mesi) a tutti i lavoratori maschi, sia autonomi sia dipendenti pubblici e privati. 

Donne – Gli stessi requisiti varranno anche per le donne impiegate nel settore pubblico, mentre per quelle che lavorano nel privato l’incremento sarà maggiore: dall’anno prossimo avranno diritto alla pensione di vecchiaia a 65 anni e sette mesi e dal 2018 a 66 anni e sette mesi (oggi l’asticella è a quota 63 anni e nove mesi). Per le lavoratrici autonome, invece, dal 2016 si passerà a 66 anni e un mese e dal 2018 a 66 anni e sette mesi (dagli attuali 64 anni e nove mesi).

PENSIONE ANTICIPATA

Uomini – Per lasciare il lavoro in anticipo rispetto alle regole valide per la pensione di vecchiaia, dal 2016 serviranno 42 anni e dieci mesi di contributi (oggi servono 42 anni e sei mesi).

Donne – Alle lavoratrici serviranno invece 41 anni e dieci mesi di contributi (contro i 41 anni e sei mesi necessari oggi).

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