Il dossier Riello prende velocità. Nelle ultime ore Bank of America, advisor incaricato da Carrier Global Corporation (azionista di maggioranza della società), ha ricevuto una raffica di offerte non vincolanti per lo storico marchio veneto delle caldaie e dei sistemi di climatizzazione. Sul tavolo, secondo le informazioni circolate, ci sono almeno cinque-sei proposte, che confermano l’interesse internazionale verso un asset strategico del made in Italy industriale.
Il fronte italiano: Ariston in prima linea, Ferroli tenta la mossa
Tra i gruppi che hanno deciso di scoprire le carte, c’è Ariston Group. L’azienda marchigiana, affiancata da Mediobanca, ha formalizzato l’interesse manifestato già da mesi. L’operazione, coerente con la sua strategia di espansione domestica, sarebbe sostenuta da un piano da 500 milioni di euro di investimenti in Italia, metà dei quali destinati alla ricerca e sviluppo.
In campo anche Ferroli, altro nome storico del riscaldamento tricolore oggi controllato dal fondo britannico Attestor. L’operazione, seguita dall’advisor Jefferies, aprirebbe la strada a un possibile polo italiano del settore, anche se la dimensione industriale e finanziaria dell’acquisizione richiede un impegno rilevante.
La pressione asiatica: Haier e Midea puntano all’Europa del clima
Ma Riello ha attirato l’attenzione anche dei big cinesi. Haier, già protagonista in Italia con l’acquisizione di Candy nel 2018, e Midea, accompagnata da Rothschild, hanno entrambe presentato offerte. Per i due colossi asiatici, Riello rappresenta una porta d’accesso ulteriore al mercato europeo del riscaldamento, in un momento in cui il settore è attraversato da trasformazioni tecnologiche e normative.
Il fronte private equity: Aurelius e Syntagma in corsa
La partita non è solo industriale. Tra i soggetti in movimento figurano anche fondi specializzati in carve-out. Il belga Syntagma Capital ha presentato una proposta, mentre il tedesco Aurelius, già attivo in Italia con l’acquisizione di Fiamm Energy Technology, ha messo sul tavolo la propria manifestazione di interesse.
Entrambi giocano un ruolo di consolidatori in settori industriali maturi, puntando su ristrutturazioni operative e rilanci produttivi.
Carrier ora valuta le mosse
Con il pacchetto di offerte non vincolanti in mano, Carrier Global Corporation entra nella fase di analisi. La multinazionale americana, proprietaria di Riello dal 2020, dopo lo spin-off da United Technologies, sta razionalizzando il portafoglio di attività a seguito dell’acquisizione di Viessmann Climate Solutions nel 2024. Riello, 400 milioni di fatturato e una presenza globale, è uno degli asset destinati alla cessione.
Governo e sindacati chiedono tutele
La cessione della società veneta è seguita con attenzione dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che nel tavolo del 22 ottobre ha ribadito una linea chiara: la vendita dovrà garantire impegni industriali solidi e un piano di rilancio che non si limiti alla continuità commerciale.
Le preoccupazioni non mancano. Riello conta circa 1.200 dipendenti a livello globale, oltre la metà dei quali in Italia: Legnago (Verona), Volpago del Montello (Treviso) e il centro R&S di Lecco sono le aree più esposte. Le ferite industriali del passato recente, la chiusura degli stabilimenti di Morbegno nel 2022 e di Villanova nel 2021, pesano sulla discussione.
I sindacati chiedono garanzie vere con un impegno sulla produzione, sulle competenze e sul radicamento nel territorio.
Un marchio storico al bivio
Fondata nel 1922 come Officine Fratelli Riello, l’azienda è un simbolo della manifattura italiana applicata al clima domestico e professionale. I suoi marchi – da Vokèra alle italiane Beretta, Sylber e Thermital – sono diffusi in tutta Europa.
Carrier punta a chiudere la vendita entro il 2026. La corsa è ufficialmente partita.