Richemont archivia l’esercizio 2025/26 con risultati solidi e superiori alle attese del mercato, confermando la resilienza del gruppo nel settore globale del lusso nonostante un contesto geopolitico ed economico ancora instabile. Il colosso svizzero, proprietario di maison come Cartier, Van Cleef & Arpels, Piaget, Montblanc e Iwc Schaffhausen, ha chiuso l’anno fiscale con vendite pari a 22,4 miliardi di euro, in crescita del 5% a cambi correnti e dell’11% a cambi costanti. L’utile netto è balzato a doppia cifra, sostenuto dalla forte performance della gioielleria e dalla domanda robusta in Stati Uniti e Giappone.
Nel solo quarto trimestre, Richemont ha registrato ricavi per 5,4 miliardi di euro, in aumento del 13% a cambi costanti e del 4% a cambi correnti, superando le attese degli analisti che stimavano circa 5,3 miliardi.
A Zurigo, il titolo Richemont ha reagito positivamente ai conti, aprendo la seduta in netto rialzo e mantenendo un andamento positivo, pur riducendo parzialmente i guadagni: alle 10:50 il titolo segna 169,80 euro, in aumento dell’1,8%.
Utili Richemont in crescita del 27% grazie alla forza della gioielleria
Sul fronte della redditività, l’utile operativo si è attestato a 4,5 miliardi di euro, in crescita dell’1% rispetto all’esercizio precedente, ma con un incremento del 23% a cambi costanti. Il risultato riflette la capacità del gruppo di assorbire l’impatto negativo delle oscillazioni valutarie, dell’aumento del costo delle materie prime – in particolare dell’oro – e dei maggiori dazi negli Stati Uniti.
Il margine operativo resta elevato al 20%, in lieve calo rispetto al 20,9% dell’anno precedente. L’utile netto, invece, mostra una dinamica più forte, salendo del 27% a 3,5 miliardi di euro contro i 2,75 miliardi del 2024/25.
A trainare la performance è stata la gioielleria, che continua a rafforzare il proprio ruolo strategico nel gruppo. Le vendite del comparto hanno raggiunto 16,5 miliardi di euro, in crescita dell’8% a cambi correnti e del 14% a cambi costanti, grazie alla domanda sostenuta negli Stati Uniti, in Giappone e nelle Americhe più in generale. La redditività del segmento si conferma particolarmente elevata, con un margine operativo del 30,5%, sostenuto dalla domanda globale e dalla capacità del gruppo di combinare pricing power e controllo dei costi.
Orologeria ancora debole, ma emergono segnali di ripresa
Più complessa resta la situazione dell’orologeria, settore che continua a risentire della debolezza della domanda cinese e del rallentamento del mercato dopo la fase di forte espansione post-pandemia.
Le vendite della divisione Specialist Watchmakers sono scese del 4% a 3,1 miliardi di euro, ma a cambi costanti il comparto mostra comunque una lieve crescita dell’1%, sostenuta dal miglioramento registrato nella seconda metà dell’anno. Tra i marchi in recupero figurano A. Lange & Söhne, Jaeger-LeCoultre e Vacheron Constantin.
Nel corso dell’esercizio, il gruppo ha inoltre annunciato la cessione di Baume & Mercier al Damiani Group, con chiusura prevista nell’estate 2026, nell’ambito di una razionalizzazione del portafoglio.
Crescita globale: Americhe forti, Medio Oriente più selettivo
A livello geografico, tutte le regioni hanno contribuito alla crescita del gruppo. Le Americhe hanno registrato performance a doppia cifra per tutto l’esercizio, confermandosi il principale motore geografico.
Buone performance anche in Europa, Giappone e Asia-Pacifico, mentre Cina, Hong Kong e Macao hanno mostrato segnali di miglioramento soprattutto nella seconda parte dell’anno.
Il Medio Oriente resta invece più volatile, con dinamiche differenziate tra mercati. Il presidente Johann Rupert ha evidenziato come la domanda si dimostri più resiliente ad Abu Dhabi rispetto a Dubai, segnalando una maggiore selettività dei consumi nella regione. il presidente Johann Rupert: “Finché i turisti non torneranno a Dubai, difficile attendersi una forte ripresa”.
Parallelamente, continua a rafforzarsi il canale retail diretto, che rappresenta ormai il 77% del fatturato complessivo del gruppo, in ulteriore aumento rispetto all’anno precedente.
Dividendo in aumento e nuovo buyback
La solidità finanziaria resta uno dei pilastri del gruppo. La posizione finanziaria netta ha raggiunto gli 8,5 miliardi di euro, sostenuta da un flusso di cassa operativo pari a 4,9 miliardi. Alla luce dei risultati, il consiglio di amministrazione proporrà un dividendo ordinario di 3,30 franchi svizzeri per azione, in aumento del 10%, oltre a un dividendo straordinario di 1 franco svizzero.
Richemont ha inoltre comunicato la chiusura del programma di riacquisto di azioni avviato a maggio 2023, che ha portato al riacquisto di circa 2,2 milioni di azioni “A”, pari allo 0,37% del capitale. Contestualmente, il gruppo avvierà un nuovo programma di buyback dal 26 maggio 2026, fino a un massimo di 10 milioni di azioni “A”, pari all’1,69% del capitale, da acquistare sul mercato SIX Swiss Exchange e mantenere in tesoreria. Il programma è stato approvato dalla Swiss Takeover Board.
Richemont: focus sul lungo termine nonostante le tensioni geopolitiche
Sul piano strategico, il management ha indicato una chiara priorità: il rafforzamento della capacità produttiva interna nel segmento gioielleria, considerata più strategica rispetto a eventuali operazioni di acquisizione. Il ceo Nicolas Bos ha sottolineato come questa scelta punti a consolidare il controllo sulla manifattura e sull’artigianalità, elementi chiave per sostenere la crescita futura delle maison del gruppo.
Allo stesso tempo, il presidente Rupert ha ribadito che Richemont resta comunque “aperta a valutare acquisizioni mirate qualora emergano opportunità coerenti con la strategia di lungo periodo”.
Guardando al futuro, il presidente ha avvertito che “è probabile che l’incertezza persista, non da ultimo in relazione agli sviluppi in Medio Oriente”. In questo contesto, ha concluso, “il gruppo rimane vigile e continuerà a fare affidamento sul suo orientamento di lungo periodo e su un approccio operativo disciplinato per incantare i clienti, mantenere la desiderabilità delle sue maison e offrire nel tempo un valore sostenibile per tutti gli stakeholder”. Per il momento, i vertici di Richemont non hanno diffuso previsioni ufficiali per l’esercizio 2026/27.
