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Recovery Fund: metodo e priorità secondo Assonime

Sintesi delle proposte di Assonime per l’attuazione del Piano italiano legato al Recovery Fund presentate ieri al Senato dal Presidente Cipolletta e dal Direttore generale Micossi

Recovery Fund: metodo e priorità secondo Assonime

Infrastrutture, semplificazioni, pubblica amministrazione, giustizia, fisco e ricapitalizzazione delle imprese. In questi settori si concentrano le proposte di Assonime su come utilizzare i 208 miliardi che l’Italia incasserà dal Recovery Fund nei prossimi anni. Le hanno presentate il primo ottobre in Senato Innocenzo Cipolletta e Stefano Micossi, presidente e direttore generale dell’Associazione fra le società italiane per azioni.

IL METODO DA SEGUIRE PER IMPOSTARE IL PIANO

Innanzitutto, secondo Assonime occorre una riflessione sul metodo da seguire nell’impostazione del piano: “Per l’individuazione e l’avvio dei progetti da finanziare i tempi sono stretti – si legge nel rapporto – Il 70% delle risorse ottenute dovrà essere impegnato entro il 2022; il restante 30% deve essere impegnato entro il 2023”. Per questo bisogna “concentrarsi sulle iniziative che hanno un maggiore effetto leva sulla crescita sostenibile del Paese”, ovvero gli ambiti “in cui gli investimenti privati non sono in grado di conseguire gli obiettivi di politica pubblica”. Il tutto senza dimenticare le riforme: “È importante che, accanto all’individuazione dei progetti da finanziare, il Piano contenga anche indicazioni su come affrontare le permanenti criticità evidenziate dalle raccomandazioni trasmesse all’Italia nell’ambito del semestre europeo”, continua l’Associazione.

LE PRIORITÀ DA AFFRONTARE

In base alle indicazioni di Bruxelles, gli ambiti prioritari su cui intervenire sono cinque.

  1. Digitale. “Occorre porre rapidamente rimedio alle carenze di connettività che non consentono in alcune aree del Paese la partecipazione dei cittadini e delle imprese alle possibilità offerte dalla trasformazione digitale”, scrive Assonime.
  2. Sostenibilità ambientale. Secondo l’Associazione, i fondi europei potrebbero essere usati per interventi come “la ristrutturazione ecosostenibile degli edifici pubblici, gli incentivi alla ristrutturazione degli edifici privati e, laddove necessario, il sostegno pubblico alla modernizzazione dei sistemi di contabilizzazione e monitoraggio del consumo dell’energia”.
  3. Mobilità. “Le priorità, in questo comparto – si legge ancora nel rapporto – sono il rafforzamento dell’intermodalità tra i sistemi di trasporto, la messa in sicurezza di ponti e viadotti e il potenziamento del trasporto ferroviario ad alta velocità”.
  4. E-Government. In questo ambito, Assonime ritiene che le risorse europee forniscano “l’occasione per realizzare finalmente un sistema integrato e ben funzionante di banche dati della pubblica amministrazione (ad esempio, catasto immobiliare e banche dati sulle infrastrutture) pienamente interoperabili”.
  5. Sostegno alle imprese. “L’intervento pubblico – prosegue l’Associazione – deve concentrarsi sui settori in cui il mercato non è in grado da solo di conseguire gli obiettivi di politica pubblica ed essere strutturato in modo da esercitare un effetto leva sugli investimenti privati”.

LE PROPOSTE OPERATIVE

Infrastrutture. Assonime sottolinea che “per utilizzare in modo efficace i nuovi fondi europei” è necessario “rimuovere i fattori che bloccano la realizzazione delle infrastrutture”. In particolare, l’Associazione suggerisce di migliorare il funzionamento del Comitato interministeriale per la programmazione economica, ridurre la frammentazione delle stazioni appaltanti, rendere più efficiente la gestione del contenzioso e alleggerire la disciplina del partenariato pubblico-privato.

Semplificazioni. In ambito amministrativo, l’Associazione parla di superare lo stallo che si crea quando “un’amministrazione assume una posizione diversa da quella prevalente delle altre amministrazioni e la decisione finale è demandata al Consiglio dei ministri o alla Giunta Regionale”, ad esempio introducendo un limite di tempo oltre il quale, in assenza di una decisione da parte dell’organo di ultima istanza, “viene automaticamente confermata la determinazione assunta dalla conferenza dei servizi”. Inoltre, “altri obiettivi sono il buon funzionamento degli sportelli unici per imprese e cittadini e la revisione dei singoli procedimenti amministrativi, eliminando duplicazioni e complicazioni ingiustificate”.

Pubblica Amministrazione. Quanto alla Pa, Assonime suggerisce di passare dai controlli ex ante a quelli ex post e di rendere permanente la decisione di limitare le azioni di responsabilità per danno erariale alle sole ipotesi di dolo.

Giustizia. Oltre a “riformare il processo esecutivo per renderlo più rapido ed efficace”, l’Associazione ritiene indispensabile “accrescere le risorse per i supporti degli uffici dei magistrati e accelerare i processi di digitalizzazione, anche consentendo lo svolgimento online delle udienze”.

Fisco. In ambito fiscale, le proposte di Assonime riguardano diverse imposte:

  • Iva. L’Associazione parla di aumentare alcune aliquote ridotte e allo stesso tempo di “riallocare beni e servizi tra le diverse aliquote”.  
  • Tassazione sugli immobili. Oltre a sottolineare la necessità di una riforma del catasto, Assonime propone di “ripristinare la tassazione su tutti gli immobili ad uso abitativo” e di “alleggerire le imposte sui trasferimenti immobiliari”.
  • Irpef. “Il riordino dell’Irpef passa inevitabilmente per una rimodulazione della curva delle aliquote e un drastico taglio delle tax expenditures”.
  • Ires. Quanto alla tassazione sul reddito d’impresa, l’Associazione suggerisce di “intervenire su deduzioni e crediti di imposta, limitandoli a obiettivi chiari e normativamente predeterminati”.

Ricapitalizzazione delle imprese. Infine, Assonime evidenzia la necessità di “mettere a disposizione delle imprese non finanziarie con buoni fondamentali, ma fragili situazioni patrimoniali, strumenti che consentano nuove iniezioni di capitale”. Ad esempio, “si potrebbe pensare a un Fondo, da costituire con gli apporti di un’istituzione pubblica (Cassa Depositi e Prestiti), aperto alla possibilità di coinvestimento da parte di istituzioni finanziarie e altri soggetti istituzionali (Fondazioni, Fondi Pensione, società di assicurazione), anche attraverso la creazione di un Fondo dei Fondi che sostenga il mercato del private capital”. Infine, “occorre superare gli ostacoli che in Italia, anche per le imprese più grandi, hanno limitato storicamente il ricorso diretto al mercato dei capitali – conclude il rapporto – e che hanno contribuito a una pressoché totale stasi nella fase della pandemia”.

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