Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Lazio, Friuli-Venezia Giulia e Veneto sono le regioni che nel prossimo triennio guideranno la classifica della crescita italiana. In uno scenario globale sempre più incerto nel prossimo triennio saranno le regioni con il più elevato Pil pro-capite ad avanzare a maggiore velocità, registrando una dinamica del Pil (tra il +0,6% ed il +0,7%) al di sopra della media nazionale (+0,5%). È questa una delle principali previsioni del rapporto di Prometeia Scenari Economie Locali, presentato oggi a Bologna in un dialogo con il presidente Asvis, Enrico Giovannini, e il responsabile del Servizio Struttura economica di Banca d’Italia, Roberto Torrini.
Crescita: si è ridotto il divario Nord-Sud
Nel recente passato le cose sono invece andate diversamente: spinte dai fondi del Pnrr (+4,5% rispetto al +4,2% in Italia), nell’ultimo triennio le regioni del Sud sono cresciute dello 0,9%, a fronte di una media italiana pari a +0,7%. Una tendenza che ha avuto ripercussioni anche sul mercato del lavoro, con il Mezzogiorno che ha registrato una crescita dell’occupazione del 2,5% medio annuo rispetto ad un 1,8% nelle regioni centro-settentrionali.
“Il sostegno degli investimenti, l’aumento del tasso di partecipazione soprattutto al Sud e il buon andamento dell’occupazione – sottolinea Prometeia – hanno consentito di ridurre, seppur di poco, il sostanziale divario territoriale in termini di Pil pro-capite, dagli oltre 52mila euro di Bolzano ai 19mila euro della Calabria, in un contesto globale di disuguaglianze crescenti”. Un risultato, commentano gli esperti della società di consulenza “per nulla trascurabile, destinato a permanere anche nel periodo di previsione seppure in leggero calo”.
Prometeia: le previsioni per il prossimo triennio
Le cose però stanno per cambiare. Nel prossimo triennio, il venir meno delle agevolazioni del Superbonus e, a partire dal 2027, l’esaurimento del Pnrr “renderà più difficile il mantenimento dei medesimi ritmi di crescita nelle regioni meridionali”, prevede Prometeia secondo cui il recupero del comparto industriale e dei servizi non sarà sufficiente nel Sud a contrastare il calo del settore delle costruzioni (-4,2%) e ciò comporterà il ritorno ad una crescita dell’attività produttiva inferiore a quella media nazionale (0,3% rispetto allo 0,6% nel Centro-Nord).
Prometeia presenta l’indice I-Pros
La consapevolezza relativa al fatto che la persistenza di ampi divari territoriali e le disparità sul piano sociale possono essere anche maggiori di quelle misurate con il Pil ha portato Prometeia a costruire l’indice I-Pros, presentato oggi a Bologna. Uno strumento utile a leggere il benessere sociale dei territori e pensato per arricchire le metriche tradizionali, offrendo una visione integrata e multidimensionale dei sistemi locali.
“Disponibile a livello provinciale, l’indice restituisce un quadro territoriale in parte atteso: le aree con i valori più elevati si concentrano prevalentemente nel Nord Italia, mentre quelle con gli score più bassi si trovano nel Sud, confermando anche sotto il profilo sociale la storica dicotomia del Paese”, evidenzia Prometeia che tuttavia parla anche di discontinuità. Ascoli Piceno, ad esempio, si colloca al secondo posto della graduatoria, mentre alcune province del Nord-Ovest si posizionano al di sotto della media nazionale. Alcune aree del Centro, inoltre, mostrano risultati più vicini a quelli del Mezzogiorno.
“L’indice I-Pros si propone come uno strumento capace di offrire una rappresentazione sintetica e al tempo stesso granulare della dimensione sociale delle province italiane. Un supporto concreto per far emergere i bisogni specifici dei territori, favorire confronti omogenei e orientare l’adozione di policy coerenti e condivise” illustra Alessandra Lanza, senior partner di Prometeia.
L’analisi delle singole componenti dell’indice consente di individuare i punti di forza e le fragilità di ciascun territorio. In province come Sondrio, la prevalenza di zone montane ostacola l’accesso ai servizi essenziali ma favorisce una qualità dell’aria elevata. A Bolzano, invece, i costi abitativi penalizzano il posizionamento complessivo, mentre le grandi città risultano avvantaggiate sul fronte dell’istruzione terziaria, ma più esposte a problematiche legate alla sicurezza.