Camfin ha deciso di non rinnovare il patto parasociale con i cinesi di Sinochem su Pirelli, entrato in vigore il 19 maggio 2023 e in scadenza il prossimo 18 maggio. Una scelta che, che, pur non sorprendendo gli addetti ai lavori, segna un punto di svolta nella governance del gruppo, ma che nasce soprattutto da una necessità pratica: rendere Pirelli compatibile con le norme statunitensi per non perdere l’accesso a un mercato che vale circa un quinto dei ricavi. Dopo mesi di trattative, anche promosse dal governo italiano, non è stato possibile trovare una soluzione nei tempi richiesti dalle autorità Usa. La palla passa ora a Roma: il dossier Pirelli è sul tavolo sia del ministero delle Imprese sia dell’esecutivo, che dovranno valutare le mosse successive.
Pirelli, perché il patto non è stato rinnovato: la pressione delle norme Usa
Camfin spiega in una nota che la scelta è stata presa dopo aver preso atto “dell’impossibilità di individuare con Sinochem in questa fase soluzioni per adeguare la governance di Pirelli alle esigenze normative americane”. In pratica, i tempi sono stati giudicati troppo stretti per arrivare a un accordo che potesse mettere tutti d’accordo, compresi gli Stati Uniti.
La questione riguarda direttamente i Cyber Tyre, i pneumatici intelligenti dotati di sensori capaci di raccogliere dati e comunicare con i veicoli connessi. Un’innovazione che, però, è finita nel mirino del Dipartimento del Commercio Usa, che ha bandito software e hardware di produttori legati alla Cina per proteggere dati sensibili e privacy. E Pirelli, in questo contesto, deve dimostrare di non essere “contaminata” dalla governance cinese.
Golden Power e assemblea Pirelli: tempi e formalità
La decisione sarà notificata agli uffici Golden Power di Palazzo Chigi, come previsto dal decreto del presidente del Consiglio del giugno 2023, che ha esercitato i poteri speciali sulla Bicocca. Questo passaggio è fondamentale per rispettare le procedure di legge e per garantire che l’assemblea degli azionisti, prevista per il 25 giugno, possa svolgersi senza intoppi.
Con la disdetta dell’accordo, inoltre, si attenua il tema del controllo societario: sia Sinochem, che detiene circa il 34,1% del capitale, sia Camfin, con una quota del 25,3%, potranno presentare ciascuno la propria lista per il board, senza vincoli di patto. Una novità che modifica le dinamiche del voto e apre a scenari diversi in vista dell’assemblea.
La holding guidata da Marco Tronchetti Provera, tuttavia, non esclude nuove soluzioni e si dichiara “disponibile a discutere soluzioni proposte nell’interesse della Società, del mercato e di tutti gli stakeholder, per consentire a Pirelli in tempi brevi di essere in linea con la normativa statunitense”. Nelle ultime settimane, secondo Bloomberg, era stata ipotizzata una possibile riduzione della quota di Sinochem dal 34% a circa il 10%, con la trasformazione del gruppo cinese da azionista di controllo a investitore passivo.
