Condividi

Pir, minorenni esenti da tasse ma non sempre

Anche i minorenni possono essere intestatari di Piani individuali di risparmio ed essere esentati dalle tasse sulle relative plusvalenze ma l’agevolazione fiscale rischia di non valere se all’atto della riscossione dopo 5 anni il minorenne fosse ancora minorenne e il genitore che esercita la patria potestà beneficiasse a sua volta di sconti fiscali da Pir – Necessari chiarimenti dall’Agenzia delle Entrate

Pir, minorenni esenti da tasse ma non sempre

Il successo dei Piani Individuali di Risparmio, introdotti in Italia dalla legge di Bilancio 2017, è sotto gli occhi di tutti. Lo strumento, nato allo scopo di attrarre l’attenzione dei piccoli risparmiatori, data l’esenzione fiscale sul capital gain, e volto a far confluire risorse sulle piccole e medie imprese italiane, continua a macinare record. Nei primi mesi di attività i Pir sono già riusciti a raccogliere tre miliardi di euro, spingendo il ministero delle Finanze a rivedere al rialzo le stime sulla raccolta, portandole a 10 miliardi di euro per il solo 2017.

Ma l’estasi di questo primo periodo potrebbe, in parte, attenuarsi in parte a causa di un primo ostacolo che, se non rimosso, potrebbe trasformarsi in una prima battuta d’arresto per i Piani individuali di risparmio.

Come sottolineato, grazie al vantaggio fiscale che offrono, vale a dire niente tasse sugli utili se l’investimento viene mantenuto per cinque anni, i Pir possono essere una buona occasione non solo nel breve periodo, ma anche nel medio – lungo termine. Oltre alle varie regole sulla composizione del portafoglio però, ce n’è anche un’altra da tenere in considerazione: ogni persona fisica può essere titolare di un solo piano di risparmio, una caratteristica da tenere in considerazione per il problema che stiamo per illustrarvi.

Proprio a causa delle sue specifiche e per incentivarne il lancio è stato previsto anche che i Pir possano essere utilizzati in chiave previdenziale, dando la possibilità alle famiglie di intestarli anche ai minorenni. Ed è qui che può nascere un intoppo: in base a quanto rilevato dal Sole 24 Ore, trascorsi i cinque anni previsti per ottenere l’esenzione fiscale, all’atto della riscossione, nel caso in cui il figlio cui è stato intestato il Piano sia ancora minorenne e il genitore cui spetta l’usufrutto sui redditi del minore sia anche lui titolare di Pir, l’esenzione fiscale sul capital gain potrebbe venire meno. Vale a dire, si potrebbero dover pagare le tasse sugli utili nonostante il beneficio previsto dalla legge. Perché? Il motivo è presto detto: dato che ogni persona fisica può possedere un solo pir, potrebbe verificarsi una duplicazione a favore del genitore che a sua volta beneficia dello sconto fiscale sui Pir. 

Facendo un esempio pratico: se un padre intesta un Piano individuale di risparmio al proprio figlio di dodici anni nel 2017, quest’ultimo trascorsi i cinque anni e dunque nel 2022 avrà ancora diciassette anni. Dovrà essere dunque lo stesso padre a riscuotere l’investimento, ma se a sua volta possiede un Pir, potrebbe obbligato a pagare le tasse sugli utili.

Sulla questione si attende dunque un chiarimento da parte dell’Agenzia delle Entrate, volto a spiegare come risolvere una situazione del genere che, se confermata, potrebbe spingere numerose famiglie a non intestare Pir  a figli molto piccoli.all’investimento.

Commenta