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Petrolio ancora su, diesel alle stelle. A rischio le strategie anti-inflazione. E la Francia pensa di tassare gli extraprofitti

Sale il petrolio ma si fa sentire soprattutto la penuria di diesel. Se ne avvantaggiano i titoli oil ma la Francia studia contromosse e TotalEnergies proroga il tetto di 2 euro sulla benzina

Petrolio ancora su, diesel alle stelle. A rischio le strategie anti-inflazione. E la Francia pensa di tassare gli extraprofitti

Sale, sale ancora il petrolio complicando il lavoro dei banchieri centrali e dei governi alle prese con l’inflazione. Il Brent e il greggio Usa avanzano in coppia macinando nuovi record: il West Texas ha messo a segno un rialzo del 30% da giugno, il greggio del mare del Nord è al top da dieci mesi oltre quota 95 dollari. Per la gioia di Putin che ha inaugurato con successo la rotta delle petroliere che da Murmansk passando per il mare di Barents trasporta l’oro nero verso i porti cinesi. E per quella dell’alleata Arabia Saudita che festeggia quotazioni in linea con  i faraonici piani ri investimento del principe Mohammed Bin Salman. Per questo nessuno si fa illusioni in vista del discorso che il ministro del petrolio saudita, cugino di MBS, terrà nel pomeriggio. Anche perché l’aumento del barile è solo una parte del problema. Probabilmente il meno importante.

Petrolio in rialzo ma il vero problema è il diesel

La vera emergenza, infatti, non riguarda il greggio, bensì la penuria di diesel, schizzato oltre i 140 dollari in Usa, sopra del 60% rispetto ai prezzi di inizio estate in Europa. E potrebbe essere solo l’inizio, ammoniscono gli esperti. L’Occidente, ancora una volta, rischia di pagare a caro prezzo la scelta di chiudere anzitempo le raffinerie più inquinanti senza costruirne di nuove. Anche perché gli impianti ancora in attività si sono concentrati nella produzione di benzina e di jet fuel per gli aerei snobbando il diesel, il carburante che fa viaggiare i camion. Un bel guaio perché, nonostante le sanzioni, il diesel dipende ancora in larga misura dalle raffinerie russe che già hanno fatto sapere che di qui a fine anno limiteranno le forniture.

Salgono i titoli oil ma la Francia studia come tassare gli extraprofitti

Insomma, il caro petrolio rischia di essere una componente stabile del prossimo scenario di mercato. Una congiuntura che sta portando del bene all’Eni, che oggi ha staccato un acconto dividendo di 0,24 euro pur restando sopra i 15 euro, piuttosto che a Tenaris +0.9% e a Saipem +0.40%. Ma a frenare gli entusiasmi, per la verità, ci pensa l’esempio dei cugini francesi, da sempre guardati con sospetto salvo che, come in questo caso, non si tratti di imporre un vincolo al caro benzina. 

Il ministro dell’economia transalpino, Bruno Le Maire, ha avanzato l’idea di mettere una tassa sugli extraprofitti delle raffinerie transalpine. Il ministro del Bilancio Thomas Cazenove ha rincarato la dose anticipando un “contributo di solidarietà” per il settore. Nel frattempo TotalEnergies, il colosso in cui lo Stato detiene una quota strategica del 15% ha assicurato che la sua decisione di mettere un tetto al costo della benzina a 1,99 euro al litro, assunta a marzo, sarà prorogata oltre la scadenza del 31 dicembre ed estesa all’intera rete dei suoi 4.400 distributori (rispetto ai 2.600 attualmente coinvolti). Un’operazione immagine che, nota Mario Seminerio, il gruppo può permettersi “perché è anche produttrice oltre che distributrice, e dispone di corposi margini globali per finanziarla”. Chissà se l’esempio, in piena vague populista, verrà seguito anche dalle nostre parti. 

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