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Oro, peggiorano attese su ricavi in Italia ma guerre e dazi non fermano le imprese: il 23% pronto a investire

Indagine congiunta Club degli Orafi Italia e Intesa Sanpaolo: immutata la propensione a investire del comparto orafo italiano nonostante le tensioni internazionali e l’instabilità delle politiche commerciali Usa che hanno spinto il prezzo dell’oro verso aumenti rilevanti (+44% nel 2025) e continui massimi storici

Oro, peggiorano attese su ricavi in Italia ma guerre e dazi non fermano le imprese: il 23% pronto a investire

L’incertezza geopolitica, le tensioni internazionali e l’instabilità delle politiche commerciali americane hanno spinto il prezzo dell’oro verso aumenti rilevanti (+44% nel 2025) e continui massimi storici con una quotazione media che nel primo trimestre 2026 si è attestata a 4.877 dollari l’oncia. È quanto viene rilevato dall’indagine congiunta Club degli Orafi Italia – Intesa Sanpaolo.

Oro, l’indagine Club orafi Italia e Intesa Sanpaolo

Condizionata dall’evoluzione dei prezzi della materia prima, la domanda mondiale di gioielli in oro ha mostrato un calo delle quantità del 18% nel 2025 e ancora più severo nel primo trimestre 2026 quando ha segnato una contrazione del 24%, con punte del -44% negli Stati Uniti. In questo scenario, nel 2025 il settore orafo italiano ‘ha mostrato una buona tenuta nei mercati esteri’. L’export si è ridotto a 10,8 miliardi (-21%), ma è stato penalizzato dal mercato turco, al netto del quale segna una crescita del 7,6%. In crescita (+13%) anche l’export verso gli Emirati Arabi Uniti che con un peso pari al 12% rappresentano un hub importante per l’oreficeria. Il fatturato è diminuito del 5% con un calo del 10% nei primi due mesi del 2026 (-29% per la produzione). Rispetto all’edizione di dicembre, si osserva così una maggior cautela nelle attese sull’evoluzione del fatturato: la quota di chi prevede un calo è raddoppiata (dal 34% al 63%).

Oro, guerre e dazi non fermano gli investimenti delle imprese

Non si modificano, invece, le attese sulla propensione a investire che sono sostanzialmente confermate con il 23% delle imprese che dichiara di aumentare il livello degli investimenti rispetto al 2025. Le principali difficoltà sono legate ai costi, in primis della materia prima (indicata dal 68%),insieme al peggioramento della domanda interna (60%) e alle tensioni geopolitiche (53%).

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