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Oro bene rifugio ma gli accordi Usa-Cina incidono al ribasso. In calo anche argento, platino e palladio. Perché il rame sale

Gli investitori escono dai rifugi scelti nei momenti di maggior tensione nella speranza che – con la distensione commerciale Usa-Cina – le energie possano confluire sulla crescita economica. Infatti il rame sale. I tassi più bassi della Fed dovrebbero comunque sostenere l’acquisto di metallo giallo

Oro bene rifugio ma gli accordi Usa-Cina incidono al ribasso. In calo anche argento, platino e palladio. Perché il rame sale

L’oro è ancora in calo oggi, dopo che già aveva registrato la scorsa settimana il suo primo calo settimanale da metà agosto, perché gli investitori, che attendono fiduciosi un accordo commerciale tra Stati Uniti e Cina, tema che è stato il loro tormento per mesi, stanno progressivamente uscendo dagli asset che avevano fatto loro da rifugio dalle avversità.

Stati Uniti e Cina hanno detto di essere prossimi al completamento di un accordo di ampia portata, mentre il presidente Donald Trump è in visita l’Asia per una serie di impegni diplomatici. Un accordo potrebbe attenuare parte del rischio economico e delle tensioni geopolitiche, uno degli argomenti che hanno finora sostenuto il metallo prezioso.

Solo lunedì scorso l’oro aveva toccato l’ennesimo un massimo storico poco superiore ai 4.380 dollari l’oncia, ma poi ha invertito la marcia su forti segnali di ipercomprato, dicono gli analisti. Oggi l’oro spot in tarda mattinata quota in calo del 2,21% a 4.046,30 dollari l’oncia, dopo aver perso il 3,3% la settimana scorsa. Anche l’argento è in calo: alla stessa ora al Comex di Londra perde il 2,08% a 47,58 dollari, dopo aver perso il 6,3% la settimana scorsa. In calo meno pronunciato sono il platino (-0,99%) e il palladio (-0,27%) mentre platino e palladio hanno registrato un leggero rialzo.

Sale invece il rame (+1,1%) perchè nella prospettiva di una maggior distensione commerciale, viene vista la possibilità che le energie vengano indirizzate verso la crescita economica, e il rame ne sarà protagonista.

In ogni caso l’oro al momento resta sempre in rialzo quest’anno del 55%, sostenuto anche dagli acquisti delle banche centrali e dal cosiddetto “debasement trade”, in cui gli investitori evitano il debito sovrano e le valute per proteggersi da deficit di bilancio incontrollati.

La domanda delle banche centrali non è più così forte come in passato, e una correzione più profonda potrebbe essere accolta con favore dagli operatori di mercato, ha detto John Reade, strategist di mercato del World Gold Council, citando alcune stime che parlano di quota 3.500 dollari l’oncia come un livello che “sarebbe salutare per il mercato dell’oro, perché sarebbe comunque un prezzo spudoratamente alto”.

Il prezzo dell’oro comunuque dovrebbe rimanere sostenuto, in relazione alla prospettiva di un taglio dei tassi da parte della Fed mercoledì di un quarto di punto: solitamente tassi più bassi rendono più agevole l’acquisto di oro.

Questa settimana, a partire da ieri, quasi 1.000 trader, broker e raffinatori d’oro professionisti si sono riuniti a Kyoto, in Giappone, per una conferenza organizzata dalla London Bullion Market Association.

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