Non smette di firmare mega accordi OpenAI. Dopo le intese con Nvidia, Amd e Oracle, la società di Sam Altman ha annunciato una nuova partnership pluriennale con Broadcom, colosso dei semiconduttori, per sviluppare e distribuire 10 gigawatt di acceleratori AI personalizzati. Un’intesa che segna un nuovo passo verso l’obiettivo, ormai dichiarato da Sam Altman, di arrivare a 250 gigawatt di potenza computazionale entro otto anni.
La sfida del chip “fatto in casa”
A differenza dei precedenti accordi, questa volta OpenAI non si limiterà ad acquistare chip ma li progetterà in proprio. Broadcom si occuperà invece della produzione e dell’integrazione nei sistemi di rete, fornendo soluzioni Ethernet, PCIe e ottiche per data center di nuova generazione.
Sam Altman ha spiegato che l’intesa con Broadcom è “un passo fondamentale per costruire l’infrastruttura necessaria a sbloccare il potenziale dell’intelligenza artificiale e offrire benefici concreti a persone e imprese”. Hock Tan, presidente e CEO di Broadcom, gli fatto eco, “la collaborazione di Broadcom con OpenAI segna un momento cruciale nella ricerca sull’intelligenza artificiale generale”.
L’accordo prevede che i primi rack vengano installati nella seconda metà del 2026, con completamento entro il 2029. In termini di potenza, l’intesa raddoppia i 6 gigawatt dell’accordo con Amd e si allinea ai 10 gigawatt pattuiti con Nvidia.
La voglio di produrre i proprio chip è anche per evitare di dipendere da Nvidia che per anni ha dominato la scena con i suoi chip venduti “a peso d’oro”. Ora però i grandi dell’AI – da Meta a Google, da Microsoft alla stessa OpenAI – stanno puntando a progettare in proprio l’hardware, riducendo la dipendenza dal colosso guidato da Jensen Huang.
Come ha sintetizzato Charlie Kawwas, presidente della Semiconductor Solutions Group di Broadcom, “la nostra partnership con OpenAI continua a stabilire nuovi standard per il design e il deployment di cluster AI scalabili e ad alta efficienza energetica”.
Dalla teoria all’hardware: la nuova fase dell’AI
Secondo OpenAI, la possibilità di integrare direttamente nell’hardware quanto appreso dallo sviluppo di modelli e prodotti all’avanguardia permetterà di “sbloccare nuovi livelli di capacità e intelligenza“.
Greg Brockman, cofondatore e presidente della società, ha spiegato che questa infrastruttura servirà a “rendere possibile una nuova generazione di agenti intelligenti che operano in background, come la funzione Pulse di ChatGPT, oggi limitata dalle risorse computazionali”.
La roadmap condivisa con Broadcom prevede un’evoluzione tecnologica rapida dal packaging bidimensionale ai sistemi tridimensionali multi-die, fino all’integrazione ottico-elettronica da 100 terabit, per supportare in modo efficiente sia il training che l’inferenza dei modelli. OpenAI stima che le prestazioni dei suoi cluster potranno raddoppiare ogni 6-12 mesi.
Fonti citate da The Information aggiungono che per la Cpu del nuovo acceleratore OpenAI si starebbe avvalendo di Arm per la progettazione e di Tsmc per la produzione.
Un piano da 250 gigawatt
L’accordo con Broadcom s’inserisce nel piano complessivo di espansione della potenza di calcolo di OpenAI, che oggi dispone di circa 2 gigawatt, ma punta a superare i 20 gigawatt entro il 2026 grazie anche alle partnership con Nvidia, Amd e Oracle.
Secondo fonti interne, Altman avrebbe fissato l’asticella a 250 gigawatt entro otto anni, una cifra che equivale a quasi un quinto della capacità di generazione energetica degli Stati Uniti. Il progetto richiederebbe investimenti colossali, stimati intorno ai 10.000 miliardi di dollari (e solo nel 2025 OpenAi è arrivata a mille miliardi), e nuovi strumenti finanziari per sostenerlo.
E Broadcom vola in Borsa
L’intesa ha immediatamente avuto riflessi sui mercati spingendo tutto il settore ma soprattuto Broadcom che è risultata la migliore sullo S&P 500, chiudendo la seduta con un balzo del +9,8%, spinta dall’entusiasmo degli investitori per l’accordo con OpenAI.