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Nuova Italgas in Borsa a novembre. Snam investe 4 miliardi

Il gruppo dei gasdotti ha presentato a Londra l’operazione di scissione di Italgas e il piano industriale 2016-2020. L’operazione prevede la nascita di una Newco che sarà quotata entro fine anno. L’Ad di Snam Marco Alverà: “Sarà l’operazione più importante del 2016”. Patto parasociale con Cdp Reti e Cdp Gas per bloccare il 39,5% del capitale. “Brexit influirà sulla politica energetica europea”. Dividendo 2016 in linea con il 2015, poi in crescita del 2,5% annuo

Più risorse, e più indipendenza nell’azione, da destinare a crescita e dividendo. Snam si separa da Italgas che prepara il ritorno a Piazza Affari. Quando? Orientativamente in novembre. La nuova strategia del gruppo dei gasdotti, insieme al piano industriale 2016-20, è stata presentata qui a Londra dall’Ad Marco Alverà e dal Cfo Antonio Paccioretti. La Nuova Italgas si presenta come una potenziale public company e a guidarla viene chiamato Paolo Gallo, un manager che si è fatto le ossa in Acea e in Grandi Stazioni.

l clima, nelle sale dell’Andaz che ospitano la Strategy presentation, è di relativa quiete dai clamori di Brexit che qui alla City sono sembrati in parte accantonati, almeno per qualche ora. L’operazione di scissione parziale e proporzionale porterà alla nascita di una Newco, cui farà capo Italgas e segnerà anche il grande ritorno della società in Borsa (tra le prime ad essere quotate, a Torino, nel 1851) dopo 13 anni dall’ultimo delisting. Alverà l’ha battezzata come “la più importante operazione del 2016”, il timing è orientativamente novembre. Data la natura regolata del business il vertice non prevede impatti negativi dalla volatilità indotta dalle turbolenze post Brexit che invece potrebbe impattare, ha aggiunto, “sulla politica energetica europea”. “L’Europa resta connessa con il Regno Unito tramite l’Interconnector”, una sorta di “eurotunnel del gas” di cui Snam detiene una partecipazione di circa il 30%, strategica nella concezione di un corridoio Nord-Sud. Ma, osserva Alverà, l’uscita di Londra dalla Ue “significa perdere un partner dalle policy particolarmente innovative”. 

La scissione , approvata dal Cda, porterà alla nascita di una Newco quotata entro fine anno, probabilmente entro fine novembre, cui farà capo Italgas. Snam conserverà comunque il 13,5% della società di distribuzione oggi posseduta al 100%. Un patto parasociale con Cdp Reti e Cdp Gas, che insieme controllano il 30,1% di Snam, consentirà di bloccare il 39,55% del capitale. Tuttavia Snam potrà uscire prima della scadenza, con diritto di prelazione da parte di Cdp. “E’ una partecipazione finanziaria che consideriamo strategica, di minoranza ma rilevante – ha precisato Marco Alverà – che consente a Cdp Reti di stare poco sopra la soglia di Opa obbligatoria del 25%. Non abbiamo trattative per l’uscita all’orizzonte”. Sulla politica di dividendi, il vertice ha voluto rassicurare gli investitori: la cedola 2016 sarà complessivamente in linea con i 25 centesimi del 2015. Nel 2017 e 2018 è previsto un incremento del 2,5% annuo rispetto ai 21 centesimi post scissione. 
 
La logica industriale dell’intera operazione è quella di valorizzare le diverse attività: quelle di trasporto e stoccaggio rimangono centrali per Snam che si proietta sempre più in una dimensione di business europea, ha chiarito Marco Alverà, che fa leva sul Tap (di cui Snam detiene una quota del 20%) e sulle potenzialità di aggregazione (Gas Connect Austria, fra le ipotesi più concrete) tramite accordi piuttosto che attraverso costose acquisizioni. La distribuzione passa alla Nuova Italgas che opererà soprattutto in una logica di consolidamento del mercato italiano frammentato in una miriade di oltre 200 operatori. “E’ un’operazione – ha aggiunto – che va nell’interesse delle due società che potranno muoversi in modo indipendente”. La Snam post scissione avrà un Ebitda di 2,1 miliardi e una Rab (la remunerazione del capitale investito nelle attività regolate, il parametro-chiave per le società infrastrutturali regolamentate) di 19,2 miliardi. L’utile netto proforma è previsto a 800 milioni quest’anno. La Nuova Italgas partirà con un Ebitda di 700 milioni e una Rab di 5,7 miliardi. 
 
Snam rinuncia al 40% del proprio Ebitda con l’uscita di Italgas ma abbatte il proprio debito da 13,8 a 10,3 miliardi. Non è un caso che Fitch abbia confermato per il rating Snam il giudizio BBB+ con outlook stabile, Moody’s ha emanato un provvisorio AA1. Il titolo in Borsa è cresciuto del 4,3% contro il 22% del Ftse Mib.  
 
LA SCISSIONE DI ITALGAS 
 
L’operazione è articolata su tre binari: il conferimento di azioni pari all’8,23% del capitale da Snam alla Newco; la vendita da Snam alla Newco del 38,87% del capitale Italgas per 1,503 miliardi di euro; la scissione parziale e proporzionale di Snam con l’assegnazione del 52,9% del capitale Italgas alla Newco. Alla fine, la nuova holding sarà controllata da Snam al 13,5%, Cdp Reti e Cdp Gas avranno il 26%. Il flottante si colloca intorno al 60%. L’assegnazione agli altri soci avverrà in ragione di un’azione della Newco per ogni 5 azioni Snam possedute. L’assemblea dei soci, che dovrà anche approvare il piano di buy back fino al 3,5% del capitale, è convocata per il 1° agosto. Anche gli obbligazionisti dovranno dare il loro placet, di sicuro comunque tutto dovrà essere completato nei prossimi mesi per consentire la quotazione della Newco, come si è detto, entro fine anno. A Piazza Affari torna un nome storico: Italgas è stata tra i primi gruppi italiani quotati, nel lontano 1851 a Torino e poi nel 1900 a Milano. L’ultimo delisting è stato nel 2003. 
 
PIANO INDUSTRIALE , DEBITO E INVESTIMENTI 
 
Nei cinque anni 2016-20 Snam intende investire 4,3 miliardi in Italia nel trasporto, Gnl e stoccaggio. Nel periodo, 3,8 miliardi andranno al rafforzare la sicurezza della rete ma anche a potenziare la capacità e quindi la diversificazione delle forniture. Per lo stoccaggio sono previsti 500 milioni. Rimane centrale la questione del reverse flow (ovvero la possibilità di utilizzare in gasdotti anche con flussi da Sud a Nord in vista dell’esportazione) nella prospettiva del un mercato unico europeo dell’energia. Il piano stima una crescita della Rab del’1%.  
 
Per Italgas e il suo nuovo Ad dietro l’angolo ci sono le gare per il rinnovo delle concessioni negli ambiti territoriali. La società è presente in 113 ambiti territoriali su 177, ha in media una quota di mercato del 30% circa e punterà ad un’operazione di “pulizia di portafoglio” acquisendo concessioni là dove è più forte, cedendo là dove lo è meno. Da qui arriverà la crescita di 1,3 miliardi della Rab nel 2020. 
 
Infine, il debito. Italgas potrà contare su 3,9 miliardi di linee di credito dalle banche  e su 424 milioni di finanziamenti Bei per ripagare i 2,3 miliardi di debito infragruppo con Snam e finanziare 2 miliardi di investimenti per migliorare la rete e installare i contatori digitali.

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