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Mps-Mediobanca (con le Generali): nasce un nuovo polo bancario. E potrebbe non essere finita qui

Il nuovo polo avrà due anime distinte, ma integrate. L’effetto anche su Generali. Attesa per il piano di Mps che sarà presentato il 27 febbraio

Mps-Mediobanca (con le Generali): nasce un nuovo polo bancario. E potrebbe non essere finita qui

I tempi sono tutt’altro che brevi, ma ciò che è certo è che ieri, martedì 17 febbraio, con l’ok alla fusione per incorporazione e al delisting di Mediobanca, il cda del Monte dei Paschi ha gettato le basi per la nascita un nuovo polo bancario. Si tratta del tanto agognato “terzo polo” desiderato dal governo? La risposta resta in sospeso: sia perché, per conoscere i dettagli del progetto, occorrerà attendere la presentazione del nuovo piano industriale di Rocca Salimbeni in programma il 27 febbraio, sia perché Unicredit o Banco Bpm (con Crédit Agricole alla finestra) potrebbero presto battere un nuovo colpo, riaccendendo il risiko bancario italiano. 

Mps-Mediobanca: nasce un nuovo polo bancario

Nel frattempo, in base a ciò che sappiamo, il nuovo polo avrà due anime distinte, ma integrate tra loro: da un lato Mps che gestirà direttamente l’attività commerciale, dall’altro Piazzetta Cuccia, delistata, che continuerà a operare con lo stesso nome, sotto la guida del ceo Alessandro Melzi d’Eril e del presidente Vittorio Grilli, mantenendo il presidio sul private banking e sull’investment banking e il controllo diretto del 13,2% di Generali. E potrebbe non essere finita qui, dato che il numero uno della banca senese, Luigi Lovaglio, si è già detto disposto a valutare nuove opportunità di consolidamento in Italia.

Il nodo delle Generali 

Quote alla mano, tramite Mediobanca, Mps diventa il primo azionista singolo delle Generali. Chiunque voglia dire la sua sulla più grande istituzione finanziaria del paese dovrà dunque bussare alla porta della banca senese. Subito dietro ci sono Delfin, con il 10% del capitale, e Caltagirone, con il 6,28%. Seguono Edizione (4,8%), Unicredit (2%) e Fondazione Crt (1,9%). I primi tre, tra l’altro, sono anche azionisti del Monte: Delfin con il 17,5%, Caltagirone con poco più dell’11%, ed Edizione con poco meno del 3%.  

E non finisce qui. Mps ha attualmente all’attivo una partnership con Axa che scadrà nel 2027. Difficile dunque non pensare alle nuove opportunità che potrebbero aprirsi con il gruppo del Leone. Senza contare che, come ricorda il Corriere, in Mediobanca oggi c’è un comitato, previsto dall’art. 18 dello statuto, per la nomina degli organi sociali “nelle assemblee delle partecipate quotate in cui la partecipazione sia pari adalmeno il 10% del capitale”. In altre parole, la norma riguarda adesso anche le nomine in Generali, in cui Mediobanca ha sempre avuto un ruolo determinante. Bisognerà dunque trovare una sintesi tra la volontà di Mps, che con ogni probabilità continuerà ad essere guidata da Luigi Lovaglio, e quella degli altri azionisti rilevanti. Una volta fatto, si capirà davvero quale sarà il futuro delle Generali nelle quali bisogna però sempre tener conto che è fondamentale il ruolo del mercato e dei fondi internazionali.

Gli analisti promuovono il nuovo polo Mps-Mediobanca

Nel frattempo il mercato festeggia l’annuncio arrivato ieri da Siena: in attesa di abbandonare Piazza Affari dopo 70 anni di permanenza, il titolo Mediobanca è in rally (+7% a 19,43), mentre le azioni Mps salgono di oltre il 2% a 8,599 euro. Sopra la parità (+0,1% a 35,72 euro) anche le Generali.

Per Intermonte, “il delisting di Mediobanca era atteso ed è in linea con le aspettative. L’operazione aumenta la visibilità sulle sinergie annunciate di 700 milioni di euro, con il pieno utilizzo dei benefici fiscali”. 

“Sulla base degli attuali prezzi di mercato, stimiamo che la fusione avrà un impatto positivo sul Cet1 di Mps pari a 50-60 punti base (dal 15,5% stimato per il 2026 al 16,1%), con una diluizione dell’utile per azione trascurabile”, dice Deutsche Bank, che ritiene che il pieno controllo di Mediobanca dovrebbe generare “benefici significativi”. Inoltre, secondo gli analisti, “l’operazione consente di semplificare la struttura del gruppo, rafforzare l’agilità strategica e creare un legame più stretto tra la performance del Private Banking/Investment Banking e la redditività complessiva”. 

Parere simile da Equita, secondo cui l’operazione “consentirà di mitigare il rischio di integrazione e rafforzare la struttura di capitale, con un Cet1 maggiore del 16,5%”. Inoltre, con Mediobanca integrata al 100%, sottolineano gli analisti, “Mps dovrebbe avvicinarsi a un utile netto adjusted di 3 miliardi euro al 2028”.

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