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Mps e sanità lombarda, processi e arresti

Impegnata su due fronti la Procura di Milano, che nello stesso giorno dispone 21 arresti (tra cui il braccio destro di Maroni) per lo scandalo sanità alla Regione Lombardia e rinvia a giudizio gli ex vertici Mps per le operazioni successive al caso Antonveneta.

Mps e sanità lombarda, processi e arresti

Arresti alla Regione Lombardia per lo scandalo sanità, rinvio a giudizio per gli ex vertici Mps per le operazioni legate all’acquisizione di Antonveneta. La Procura di Milano nello stesso giorno mette a segno due “colpi”: il primo, quello dell’ente lombardo, è destinato ad avere conseguenze politiche non di poco conto visto che tra i 21 arrestati per associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, turbata libertà degli incanti e riciclaggio c’è anche Fabio Rizzi, consigliere leghista della Regione Lombardia e presidente della commissione Sanità e braccio destro del governatore Roberto Maroni. L’indagine “Smile” ha consentito di ricostruire come un gruppo imprenditoriale abbia turbato in proprio favore l’aggiudicazione di una serie di appalti pubblici – banditi da diverse Aziende Ospedaliere per la gestione, in outsourcing, di servizi odontoiatrici – corrompendo i funzionari preposti alla gestione delle gare.

La magistratura del capoluogo lombardo ha anche chiesto il rinvio a giudizio per 13 persone, tra cui gli ex vertici di Mps, ex o attuali manager di Deutsche Bank e di Nomura e per i tre istituti di credito, in qualità di enti, per una serie di operazioni finanziarie con cui sarebbero state coperte le perdite dopo l’acquisto da parte della banca senese di Antonveneta. I reati contestati dai pm Stefano Civardi, Mauro Clerici e Giordano Baggio sono falso in bilancio, ostacolo alle attività di vigilanza di Consob e Bankitalia, aggiotaggio e falso in prospetto per fatti commessi tra il 2008 e il 2012.

Tra i 13 indagati figurano l’ex presidente di Mps Giuseppe Mussari, l’ex direttore generale Antonio Vigni, l’ex responsabile dell’area finanza Gianluca Baldassarri, l’ex direttore finanziario Daniele Pirondini e un altro ex manager Mps, oltre a sei dirigenti o ex di Deutsche Bank e due della banca giapponese Nomura. La vicenda riguarda in particolare il derivato Santorini e il prestito Fresh.

La Procura avrebbe accertato che attraverso le operazioni finanziarie Santorini, Alexandria, Fresh e Chianti Classico (derivati, prestiti ibridi e cartolarizzazioni) sarebbero stati indicati centinaia di milioni di euro di utili, mai prodotti effettivamente. E allo stesso tempo sarebbero state occultate perdite miliardarie con dati di bilancio truccati per oltre 2 miliardi di euro. Le operazioni, stando alle indagini del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Gdf di Roma, sarebbero servite soltanto a nascondere il buco seguito all’acquisizione di Antonveneta da parte dell’istituto senese, costata circa 10 miliardi di euro.

Tutti gli ex vertici di Mps erano già condannati in primo grado nel processo “Alexandria” a Siena, dove scoppiò lo scandalo e da dove sono stati trasmessi gli atti che poi hanno dato vita ai filoni chiusi oggi a Milano.

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