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Mercati finanziari 2024: rendimenti ancora buoni per i bond e una Borsa piena di dividendi

Che fare nel 2024 con titotli di stato e corporate bond, ora che i rendimenti vanno a scendere? Gli analisti vedono ancora opportunità d’ingresso, sopratutto nel breve. Ma torna anche l’appetito per la borsa che promette ricchi premi

Mercati finanziari 2024: rendimenti ancora buoni per i bond e una Borsa piena di dividendi

Il 2023 sarà ricordato come uno dei migliori della storia per il mercato obbligazionario con il Btp che ha visto rendimenti oltre il 5%. E’ stato l’anno della lotta all’inflazione e della carrellata di rialzi dei tassi di interesse da parte della Bce. Ma poi nell’ultima parte del 2023 la paura ha lasciato il posto all’euforia dei mercati sulla scia dell’interruzione delle strette monetarie e della prospettiva di tempo più sereno, il che ha portato a un rally dei prezzi e quindi a uno storno dei rendimenti, con il Btp che ora rende attorno al 3,50-70%. Torna la concorrenza del mercato azionario che vede un 2024 carico di dividendi.

Nel 2024 atteso un boom di emissioni

Bisognerà vedere quanto la stretta della Bce influenzerà gli spread nel corso dell’anno. Al momento “stiamo sui minimi degli ultimi sei mesi in area 160. Viste le varie sfide che accompagneranno il 2024 del governo italiano, è difficile prevedere quanto questi livelli possano essere mantenuti” dice Giacomo Alessi, analista obbligazionario di Finint Private Bank secondo MF. Lato credito l’aspettativa è di un boom di emissioni sui mercati internazionali e retail”. Molti emittenti, sottolinea l’analista, “proveranno a rimodellare il proprio costo del debito con l’emissione di nuovi titoli e la call (richiamo) di altri”.

“Non possiamo pensare di tornare ai livelli pre Covid con le banche centrali indaffarate a stimolare la crescita, continua Alessi. L’anomalia delle curve dei rendimenti invertiti dovrebbe rientrare nel corso del prossimo anno, difficile prevedere su quali livelli. Il nervo resta molto scoperto sul lato obbligazionario con una volatilità difficilmente riscontrata nella storia. Questa volatilità non sarà sempre al ribasso, per cui è pronosticabile che i tassi continuino a scendere nel breve periodo ma senza dubbio ci saranno momenti complicati anche nel 2024”.

Puntare sulla parte a breve della curva?

Ci sono ancora buone opportunità nella parte a breve della curva. Secondo l’analista di Banca Finmit, sarebbe opportuno ora “incamerare parte del ritorno con un’allocazione su una parte più corta di curva, addirittura cortissima, per avvantaggiarsi di tassi a breve ancora alti e la possibilità di rimandare al futuro decisione più strategiche. Nel mondo del credito ci sono ancora diversi titoli che rendono più del Btp, ma gli spread continuano a restringersi come avvenuto per diversi emittenti”. Guardando all’Est Europa, vale ancora la pena “investire in titoli di Romania e Ungheria nonostante la vicinanza al conflitto con l’Ucraina, stesso discorso si può fare sui titoli israeliani in hard currency in quanto il rapporto debito/pil molto ridotto ed il merito creditizio superiore a quello italiano consigliano l’investimento senza troppa paura di un possibile prolungamento, insperato, della guerra”, conclude Alessi.

Meglio i bond investment grade dei depositi bancari

Non solo titoli di stato, ma anche bond corporate offrono ancora buone opportunità per entrare in questo momento, prima che i rendimenti scendano ancora. “Investire in titoli corporate investment-grade può essere una buona opzione” dice John Taylor, co-gestore del fondo AB European Income di AllianceBernstein a MF. Lo scenario base di AllianceBernstein è di un significativo rallentamento della crescita nelle principali economie, di pari passo con il taglio dei tassi e con il calo dei rendimenti dei bond. “Il reddito fisso europeo offre ora un buon punto di ingresso, è importante concentrarsi sulla qualità. Le valutazioni investment-grade sono, infatti, a un livello abbastanza estremo degli ultimi dieci anni: il rendimento nel caso peggiore (yield-to-worst) attualmente è più alto rispetto alla media decennale dell’high yield in euro” dice ancora Taylor. “E’ probabile che i rendimenti si ridurranno nel tempo”. Detenere credito investment-grade, quindi, potrebbe consentire agli investitori di ottenere uno “spread extra interessante rispetto ai titoli di Stato, senza però assumere eccessivo rischio di credito e beneficiando dell’apprezzamento del capitale. Quest’ultimo aspetto non si potrebbe ottenere lasciando semplicemente i soldi sui depositi bancari, specialmente considerando che, alla fine, i tassi pagati dalle banche sui depositi sono destinati a diminuire nel prossimo anno o nei prossimi due”.

High yield in euro: alla ricerca di opportunità

Più complesso si presenta il quadro del mercato high yield, anche se non mancano opportunità nel perimetro europeo. Le aziende che si erano finanziate nel periodo in cui i tassi erano prossimi allo zero, se ora hanno bisogno di rifinanziarsi si ritrovano a dover pagare tassi molto più alti e quindi sceglieranno di emettere obbligazioni con scadenza molto più breve. Nel 2024, “solo il 4 o 5% del debito in circolazione degli emittenti high yield giungerà a scadenza, mentre nel 2025 e nel 2026 l’ammontare dei bond che dovranno essere rifinanziati aumenterà. Complessivamente, quindi, circa la metà del mercato dovrà essere rifinanziata nei prossimi tre anni, e quando ciò accadrà, le cedole aumenteranno notevolmente” dice Taylor. Guardando allo scenario attuale, i rendimenti nel mercato europeo high yield si attestano a circa il 7,5%, leggermente più bassi rispetto all’inizio della pandemia. Il gestore preferisce in particolare aziende che “dovrebbero essere più resilienti nel contesto attuale, come le società automobilistiche o gli emittenti locali del tempo libero, che possono trarre vantaggio dall’aumento dei viaggi locali rispetto a quelli internazionali in caso di rallentamento della crescita”.

Torna l’attenzione per il mercato azionario: attesi alti dividendi

In questa situazione torna a farsi largo la concorrenza dei titoli azionari. A partire dalle azioni di Piazza Affari, che vantano un dividend yield (il rapporto fra prezzo e cedola) atteso nel 2024 dal consenso degli analisti compreso fra il 17% e il 4,5% nei primi 50 titoli del segmento Mta. “Nel 2024 il Ftse Mib dovrebbe staccare un importo di oltre 32 miliardi di euro”, spiega Diego Toffoli, responsabile Investimenti di Intermonte Advisory & Gestione a MF. Erano 31 miliardi circa nel 2023, sarebbe un aumento del 3,2%. “Il dividend yield del Ftse Mib per il 2023 è stato del 4,42%, mentre la stima per il 2024 è del 5% circa. Il dividend yield è tornato a crescere dal 2020 e sia nel 2023 che nel 2024 il contributo del settore finanziario è stato e sarà importante. Per il 2024 si stima che il dividendo del settore finanziario pesi più di un terzo del totale”, sottolinea Toffoli. Che ricorda come “il mercato cerchi di anticipare le mosse della Bce e ad oggi si è arrivati a stimare anche 150 di punti base di tagli nel 2024. Tassi in calo spingono al rialzo gli indici azionari”. Tuttavia, se il mercato “arriverà troppo carico sulle aspettative, potrà accadere che all’evento del taglio tassi ci saranno prese di profitto”.

Anche Lorenzo Batacchi, portfolio manager di Bper Banca e membro Assiom Forex, mette in evidenza su MF che “i dividendi delle azioni sono tornati a fare concorrenza al titolo di Stato. E l’Italia resta un listino interessante con un rapporto prezzo/utili delle società quotate atteso al 2024 attorno alle 8 volte”. C’è un’inversione storica in corso, spiega Batacchi, “con il Ftse Mib salito del 33% nel 2023, dividendi compresi, forse i mercati hanno già anticipato il rally del primo trimestre 2024 nell’attesa che la Bce tagli i tassi, magari addirittura prima della Fed. Un’ipotesi circolata sui mercati dopo l’intervento, inatteso, di Isabel Schnabel, membro del board della Bce, nota per essere un falco”.

Il mercato è diventato ottimista

Qualche cautela è d’obbligo, dice Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia a MF, che avverte: “Il mercato sconta, in modo molto ottimistico, un probabile taglio dei tassi già nel primo trimestre 2024 e una serie di tagli del costo del denaro pari a 125-150 punti base che potrebbero portare i tassi sui depositi al 2,50%/2,75% e quelli sulle operazioni di rifinanziamento principale al 3%/3,25%”. Ad aumentare le aspettative su una Bce con un atteggiamento meno restrittivo del previsto è stata l’intervista di Isabel Schnabel, membro del Comitato Esecutivo dell’istituto di Francoforte. “La regista occulta delle azioni delle Bce, che negli ultimi mesi ha anticipato le mosse della Bce più della presidente Christine Lagarde e del capo economista Philip Lane”, ha sottolineato come la crescita dei prezzi al consumo abbia evidenziato un forte rallentamento, “ben maggiore delle previsioni dei banchieri centrali, rendendo improbabile un nuovo aumento dei tassi”. Un cambio di rotta radicale da parte di uno dei membri cosiddetti falco del board di Francoforte che non più tardi del “3 novembre non escludeva che i tassi potessero essere alzati di nuovo”.

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